lunedì 27 febbraio 2012

Candori

Nel lago sereno che dorme
vegliato dai lumi del cielo,
(la notte gli affonda nel cuore)
galleggia lontano un chiarore
immobile, tacito, informe,
più lieve, più dolce di un velo.

Ninfee?... che dischiusero i seni
stellanti dal gran cuore d’oro
sgorgato dai placidi laghi?
Cigni? Ali distese su i vaghi
giacigli dell’onda che pieni
ne cullano il bianco tesoro?

O spume? Più vaghe, più vane
di cose, di sogni o parole;
più brevi dell’ora mortale?
Chi sa?.. Qualche cosa che sale
di puro dall’ombra e rimane
mistero di fole, di fole…
 

Bellissima poesia di Luisa Giaconi (1870-1908) che fa parte della raccolta "Tebaide", uscita postuma nel 1909 e poi, con l'aggiunta di nuove poesie, nel 1912. Il tema è dato, come fa intuire il titolo, dal chiarore che si osserva sulle acque di un lago nelle ore notturne. Quale sia l'origine di tale fenomeno non è cosa nota; la poetessa prova a fare delle ipotesi: sono forse delle ninfee, ovvero le piante dai fiori acquatici dai petali bianchi e di dimensioni piuttosto grandi, che si sono dischiusi improvvisamente tutti insieme? O son forse dei cigni che hanno disteso le loro ali? O forse sono spume indefinite e brevi, chissà per quale motivo createsi? Impossibile sapere la verità: rimane soltanto il mistero di quel bianco puro salito dalle tenebre del lago favoloso.


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