domenica 16 ottobre 2011

Piccolo dizionario bio-bibliografico dei poeti italiani simbolisti, decadenti, liberty e crepuscolari: C

GIOVANNI CAMERANA (Casal Monferrato 1845 - Torino 1905). Intraprese la carriera di magistrato e per questo motivo in vita non pubblicò mai libri delle sue poesie, che comparvero con la sigla "Y" a sostituire il suo nome, in varie riviste di fine Ottocento. Postumi, nel 1907, uscirono i suoi Versi, nei quali si ritrovano, oltre ad alcuni temi della scapigliatura, motivi che anticipano il decadentismo.

DINO CAMPANA (Marradi 1885 - Castel Pulci 1932). Fu difficile la sua vita, interruppe presto gli studi e subì l'internamento in manicomio già a ventun'anni, uscito, cominciò a vagabondare in Europa e in Sud America, facendo vari mestieri. Tornato in Italia, a Firenze conosce alcuni intellettuali della rivista "La Voce", in questo periodo pubblica il suo unico volume di versi e prose poetiche: Canti orfici (1914). Dopo un'altra serie di viaggi e spostamenti attraverso l'Europa, Campana viene definitivamente rinchiuso nel manicomio di Castel Pulci nel 1918. Altri pochi versi non compresi nella raccolta del 1914, uscirono nel volume: Canti orfici e altre liriche (1928); mentre è recente l'uscita di tutte le poesie, edite ed inedite, del poeta toscano. Le sue poesie così come le sue prose sono ricchissime di visioni, allucinazioni e allegorie che molto lo avvicinano alla lirica di Arthur Rimbaud; è considerato da molti critici, insieme ad Arturo Onofri, il precursore della corrente poetica italiana nata all'inizio della terza decade del XX secolo, denominata: "ermetismo".

FRANCESCO CANGIULLO (Napoli 1888 - Livorno 1977). Aderì giovanissimo al Futurismo da come si evince nella sua prima raccolta poetica: Le cocottesche (1912). Tentò forme nuove nel campo poetico e teatrale, sempre legate al movimento futurista. Altre sue raccolte di versi sono: Il debutto del sole (1919) e Il sifone d'oro (1924).

RICCIOTTO CANUDO (Gioia del Colle 1877 - Parigi 1923). Non ancora ventenne pubblicò un volume di versi e prose poetiche con lo pseudonimo di Karola Olga, intitolato: Piccole anime senza corpo, qui si percepisce la sua netta vicinanza alla poesia simbolista. Si trasferì in Francia nel 1902 e cominciò ad occuparsi, oltre che di letteratura, di molte altre discipline artistiche: musica, teatro, arti figurative, e soprattutto cinema. Altre sue poesie in lingua italiana uscirono sulla rivista "Poesia", nel primo decennio del Novecento.

ANTONELLO CAPRINO (Sassari 1886 - Roma 1954). Nato in Sardegna, si trasferì, giovane, a Roma; nella capitale conobbe Sergio corazzini e la cerchia dei suoi amici, in questo periodo cominciò a scrivere versi dai toni crepuscolari e liberty che pubblicò nella rivista "Il Tirso". Dopo la laurea in giursprudenza si allontanò dal mondo letterario per dedicarsi all'avvocatura.

ENRICO CARDILE (Messina - Siracusa 1951). Poeta, dopo una prima fase simbolista, testimoniata dalle raccolte: Le Apocalissi (1903) e I canti (1906), si avvicinò a Marinetti ed al movimento futurista, per questo il suo nome compare nell'antologia: I Poeti del Futurismo (1912). Allontanatosi dalle avanguardie letterarie, si interessò di esoterismo e pubblicò il suo libro di poesie più importante: Sintesi, nel 1923.

EMANUELE CASTELBARCO (Milano 1884 - ivi 1964). Di nobile famiglia, il conte di Castelbarco Pindemonte fu appassionato di poesia e di pittura e esercitò entrambe le discipline; fu direttore della casa editrice: "Bottega di poesia". Come poeta pubblicò i volumi: Per i sentieri della vita (1910), Pause e motivi (1915), Il viandante eterno (1921). Le sue poesie abbondano di sensualità e di echi dannunziani.

ALFREDO CATAPANO (Napoli 1881 - ivi 1927). Avvocato e poeta, diresse insieme a Francesco Gaeta la rivista "I Mattaccini". Scrisse versi d'ispirazione dannunziana raccolti nei volumi: I profili (1899), Le corone (1900) e Interludio (1905). Si tolse la vita poco tempo dopo il suicidio dell'amico Gaeta. Postumo uscì un volume antologico di sue poesie: Dai canti (1929).

ENRICO CAVACCHIOLI (Pozzallo 1885 - Milano 1954). Si trasferì giovanissimo a Milano dove si dedicò sia al giornalismo che alla poesia. Conobbe Filippo Tommaso Marinetti e cominciò a pubblicare le sue liriche sulla rivista "Poesia". Le sue prime raccolte di versi: L'incubo velato (1906) e Le ranocchie turchine (1909) dimostrano una sua adesione alla poetica simbolista; mentre, in Cavalcando il sole (1914) è più evidente una sua vicinanza al futurismo.

GIOVANNI CAVICCHIOLI (Mirandola 1894 - ivi 1964). Poeta, narratore e drammaturgo, nel 1916 pubblicò un volume di versi intitolato Palazzi incantati che si contraddistingue per le atmosfere liberty e visionarie.

FRANCESCO CAZZAMINI MUSSI (Milano 1888 - Baveno 1952). Poeta e saggista, amico di Marino Moretti, fu autore di molti volumi di versi. Le sue poesie dimostrano una spiccata propensione alle tematiche dannunziane e crepuscolari. Opere: I canti dell'adolescenza (1908), Le amare voluttà (1910), Fogline d'assenzio (1913), Le allee solitarie (1920), Il cuore e l'urna (1922), La fiamma e le ceneri (1930).

GIOVANNI CENA (Montanaro 1870 - Roma 1917). Fu giornalista, narratore e poeta. Qualche accenno a toni decadenti si può trovare nelle raccolte di versi: In umbra (1899) e Homo (1907).

ANNUNZIO CERVI (Sassari 1892 - Monte Grappa 1918). Assiduo collaboratore della "Diana", morì durante la prima guerra mondiale. Di lui restano due raccolte di versi: Cadenze di un monello sardo (1915) e Le liturgie dell'anima (postuma, 1922). Fu poeta espressionista e crepuscolare, non lontano dal clima di sperimentalità che si respirava nelle nostre lettere durante la seconda decade del Novecento.

GIOVANNI ALFREDO CESAREO (Messina 1860 - Palermo 1937). Giornalista, critico letterario, professore universitario, scrisse anche poesie inizialmente classicheggianti, poi bene inserite nelle nuove correnti letterarie. Opere principali: Le Occidentali (1887), Gl'inni (1895), Le consolatrici (1895), Poesie (1912), I canti di Pan (1920), Poemi dell'ombra (1923).

MARIO CESTARO (Napoli 1896 - Caserta 1918). Poeta stimato anche da Giuseppe Ungaretti, pubblicò molte poesie sulla "Diana"; postuma uscì la sua unica raccolta di liriche: Palpebre (1919). Poeta che si rifà in parte alla tradizione, Cestaro seppe cogliere la novità della sinteticità poetica che stava per affermarsi soprattutto grazie a Palazzeschi e Ungaretti.

STEFANO CESARE CHIAPPA (? - ?). Appartenne al cenacolo romano creatosi attorno alla imminente figura di Sergio Corazzini, sue poesie comparvero sulla rivista "L'Amore Illustrato", nei suoi pochi versi dimostrano una attiguità con le ambientazioni liberty e dannunziane.

BIAGIO CHIARA (Novara 1880 - Napoli 1918). Visse in varie città italiane prima di trasferirsi definitivamente a Napoli; diresse le riviste "Cronaca Bizantina" e "La Tavola Rotonda"; pubblicò, tra le altre cose, qualche raccolta poetica di impianto classico in cui però non mancano elementi riconducibili al decadentismo. Opere: Cortiletto all'ombra (1910), Le Spose di Gesù (1911).

CARLO CHIAVES (Torino 1882 - ivi 1919). Giornalista e poeta, pubblicò un solo volume di versi: Sogno e ironia (1910), etichettatto dal critico Giuseppe Antonio Borgese "crepuscolare" assieme ad altre due opere di Fausto Maria Martini e di Marino Moretti. Le sue poesie sparse su riviste e inedite furono riunite nel libro Tutte le poesie edite e inedite (1971).

GIOVANNI CHIGGIATO (Venezia 1876 - 1923). Scrittore e giornalista, pubblicò alcune raccolte poetiche ricche di riferimenti al D'Annunzio e al Pascoli. Opere: Rime dolenti (1898), La dolce stagione (1901), La fonte ignota (1907).

DECIO CINTI (Forlì 1879 - Firenze 1954). Fu segretario privato di Filippo Tommaso Marinetti e tradusse molti scritti di quest'ultimo dal francese all'italiano; redattore della rivista "Poesia", ebbe un ruolo importante anche nel movimento futurista. Come poeta è poco conosciuto, qualche sua lirica comparì nelle riviste di fine Ottocento. I suoi versi non hanno nulla a che vedere col Futurismo, ma dimostrano una affinità col simbolismo e col decadentismo.

GUELFO CIVININI (Livorno 1873 - Roma 1954). Scrittore, giornalista e critico d'arte, si trasferì poco più che ventenne a Roma dove iniziò a collaborare con diverse riviste letterarie. Nel 1901 uscì la sua prima raccolta di vesi: L'Urna, ricchissima di accenti liberty e decadenti; nel 1911 pubblicò il volume poetico: I sentieri e le nuvole, in cui dimostrò di essersi avvicinato alla poesia crepuscolare.

ARTURO COLAUTTI (Zara 1851 - Roma 1914). Giornalista, romanziere e librettista, non trascurò la poesia e pubblicò alcune raccolte di versi sensuali e decadenti. Tra le più significative ci sono: Canti virili (1896) e Il Terzo peccato (1902).

GIROLAMO COMI (Casamassella 1890 - Lucugnano 1968). I suoi esordi poetici sono influenzati dal simbolismo francese, poi conobbe Arturo Onofri e ne divenne amico abbracciandone anche la poetica filosofica; da questo punto in poi Comi resterà fedele ad una lirica altamente mistica, ermetica, con riferimenti al panismo. Opere principali: Il Lampadario (1912), Lampadario (1920), I rosai di qui (1921), Smeraldi (1925), Boschività sotterra (1927), Cantico dell'albero (1928), Cantico del tempo e del seme (1930), Nel grembo dei mattini (1931), Cantico dell'argilla e del sangue (1933), Adamo-Eva (1935).

SERGIO CORAZZINI (Roma 1886 - ivi 1907). Esponente fondamentale del crepuscolarismo, le sue poesie riflettono una malinconia sconsolata unita ad una sensazione di morire giorno dopo giorno (e purtroppo Corazzini morì di tisi appena ventunenne), questi elementi uniti alla presenza di un ironico distacco pongono il poeta romano come iniziatore di quella corrente poetica che qualche anno dopo la sua morte verrà definita crepuscolare. Opere: Dolcezze (1904), L'amaro calice (1905), Le aureole (1905), Piccolo libro inutile (con A. Tarchiani, 1906), Libro per la sera della domenica (1906), Liriche (postuma, 1909).

MASSIMO CORONARO (Pollenza 1884 - ivi 1962). Poeta, narratore e giornalista, lavorò per il "Nuovo Giornale" e per il "Giornalino della Domenica". È autore di alcuni volumi poetici che mostrano alcuni accenti decadenti. Opere: Canti augurali (1912), Fra querce e lauri (1913), Silenzi illuminati (1922).
EDMONDO CORRADI (Parma 1873 - Roma 1931). Giornalista, librettista e romanziere, scrisse versi di gusto decadente e sensuale raccolti nei volumi: Le supreme tristezze (1899), Ritmi (1900), Nova postuma (con lo pseudonimo di Ermanno Orlandi, 1904).

ETTORE COZZANI (La Spezia 1884 - Milano 1971). Insegnante, lavorò per un decennio a La Spezia, si trasferì quindi a Milano e poi a Perugia. Fondò la rivista "L'Eroica" e diresse l'omonima casa editrice. Narratore e poeta, nelle sue liriche si percepiscono evidenti echi dannunziani e decadenti. Opere: Poemetti notturni (1920), Il poema del mare (1928).

GIOVANNI CROCE (Torino 1889 - ivi 1911). Poeta appartenente al gruppo dei crepuscolari torinesi, morì giovanissimo nello stesso anno in cui uscì il suo volume di versi dedicato alla città dove nacque: L'Anima di Torino (1911).

LUIGI CROCIATO (Luigi Krischan Wurmberg, Trieste 1870 - 1935). Narratore e poeta, la sua raccolta di liriche: Canta il selvaggio (1912), si caratterizza per toni tardo-scapigliati e liberty; mentre i versi de La tragedia divina (1926) sono dettati da una profonda fede cristiana dell'autore.

Nessun commento:

Posta un commento