mercoledì 4 dicembre 2013

Poeti dimenticati: Mario Adobati

Per certi aspetti la storia artistica e letteraria di Mario Adobati (Bergamo, 1889 - ivi, 1919) può ricordare molto quella di Sergio Corazzini; sia per il fatto che morì precocemente (a soli trent'anni), sia perché scrisse poesie dense di sentimenti malinconici. Adobati nacque, visse e morì a Bergamo, e pubblicò soltanto un volume poetico: "I cipressi e le sorgenti", proprio lo stesso anno in cui morì. Sfogliando l'unico volumetto di Adobati ci si accorge ben presto del suo animo "crepuscolare", vi si trovano infatti immagini di disfacimento e di morte: paesaggi autunnali e piovosi; strade in cui si susseguono senza sosta convogli che portano bare; selve su cui, dal cielo torbido, cade una pioggia simile al pianto; fiumi dalle cui rive scolan rifiuti; gotiche cattedrali in piazze silenziose; città illuminate da un sole malato; sale da ballo in cui s'ode una musica blanda e malinconica e cosi via. Anche i personaggi delle sue poesie trasmettono le medesime sensazioni: carogne bieche che gemono nella belletta; infermi stanchi che guardano la notte; fanciulli attoniti che vedono le loro primavere sfiorire; un vecchio che sente intorno a lui la "tristizie" umana andare con un passo muto ecc. Il repertorio di oggetti e animali che spesso ritorna nei versi di Adobati è formato da cigni, pavoni, fontane, rose, ninfee, cattedrali, cimiteri, specchi... Insomma l'armamentario tanto caro ai poeti simbolisti e a quelli crepuscolari. È certo che Adobati, nella stesura dei suoi versi, ebbe ben presente la poesia di Sergio Corazzini, Corrado Govoni, Giovanni Pascoli e Gabriele D'Annunzio, oltre a quella dei simbolisti francesi e di qualche altro italiano minore; la sua bravura fu quella di rielaborare i temi di quei poeti in modo originale, palesando una schiettezza di sentimenti che lo rende vero poeta. Mi pare ingiusto infine che, sia il suo nome, sia quello di Giuliano Donati Pétteni (1894-1930), altro poeta bergamasco che pubblicò liriche in riviste e volumi tra il 1910 ed il 1930, siano stati sempre e totalmente ignorati dai critici; se è vero che essi vanno considerati quali epigoni del crepuscolarismo, ciò non toglie nulla alla loro grande capacità di scrivere versi molto belli, che fa piacere leggere ancora oggi.


Opere poetiche

"I cipressi e le sorgenti", Tip. C. Conti e C., Bergamo 1919.




Presenze in antologie

"Antologia della lirica italiana", a cura di Angelo Ottolini, R. Caddeo & C., Milano 1923 (pp. 300-301).



Testi

PASSEGGIATA NEI SOBBORGHI

L'autunno, ecco, riviene.
Scioglie le sue cascate
di mammole velate
pei cieli e le sue pene.

Godo la pace in lente
sorsate di mollezza.
La pace ha la freschezza
della pioggia recente.

A zonzo nei sobborghi.
Chi ha raso pei sentieri
l'erba? Lungo i cantieri
le cloache hanno ingorghi.

Tra pioppo e pioppo stanno
penduli a un filo ragni
enormi. Su gli stagni
veloci insetti vanno.

L'autunno impallidisce
i luoghi del mio bene.
L'autunno fa serene
le cose che intristisce.

Pissidi di devoti
assai delusi e stanchi
i lor dischetti bianchi
sperdono in cieli ignoti.

La nevicata scende
su le case e le siepi.
Appaiono presepi
tra le varie vicende.

Gotiche cattedrali
in piazze silenziose.
Già l'erba si dispose
tra i palagi e i portali.

Sul marmo dei palagi,
sul marmo delle statue
si formano le fatue
luci in tremule ambagi.

I fanciulli perversi
scagliano pietre ai nidi
delle rondini. Stridi
nell'alto son dispersi.

La pietra che giù piomba
dà un tonfo che risuona
stranamente. Rintrona
nel vacuo d'una tomba.

L'anima mia s'arretra.
Un poco intorpidita
ritorna nella vita
al tonfo della pietra.

Riprende la sua via
tralasciata da poco.
È un assai triste gioco
la sua melanconia!

Il sole a cui m'affido
come sangue s'aggruma.
Trema a pena una piuma
nella creta d'un nido.

(Da "I cipressi e le sorgenti")

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