lunedì 2 dicembre 2013

La poesia simbolista in Italia

Il primo letterato italiano che cercò di trasferire in Italia quella corrente nata in Francia nella seconda metà del XX secolo che fu definita "Simbolismo" e che attraversò non solo la letteratura ma anche la pittura, fu Luigi Gualdo; se si leggono Le Nostalgie, poesie che il Gualdo pubblicò nel 1883, si notano nei suoi versi, le somiglianze con quelli dei "poeti maledetti" e in particolare con quelli di Charles Baudelaire, fautore del Simbolismo soprattutto nella sua opera più famosa: I fiori del male. Ma l'esempio del Gualdo fu all'epoca assai poco seguito e occorse un decennio perché qualcun altro tornasse a tentare una seconda volta di far maturare nella nostra nazione, poco incline alle nuove suggestioni letterarie, questa tendenza che ormai si era radicata non solo in Francia ma anche in altri paesi europei; mi riferisco a Gian Pietro Lucini ed al suo cenacolo di poeti (Romolo Quaglino, Luigi Donati, Giovanni Tecchio ecc.) che verso la fine del XX secolo proposero delle opere poetiche alquanto innovative e sperimentali, alcune delle quasi in verità anche molto ostiche. Se vogliamo puntualizzare, qualche anno prima di Lucini, Gabriele D'Annunzio in alcuni suoi libri come La Chimera e Poema paradisiaco, aveva trasposto le atmosfere e le tematiche dei simbolisti nei suoi versi che tra l'altro ebbero grande risalto, vista l'indiscussa fama di cui all'epoca godeva il poeta abruzzese in patria; nelle poesie di queste opere dannunziane non si tiene presente soltanto l'esempio dei grandi come Baudelaire, Verlaine e Mallarmé, ma anche di scrittori meno noti come per esempio Maurice Maeterlinck, che in futuro avrebbe influenzato anche i versi dei poeti crepuscolari. A proposito di crepuscolari, furono proprio loro a proseguire la strada tracciata dai colleghi che ho menzionato ed a far conoscere, coi loro versi e con le loro traduzioni, altri poeti che col Simbolismo ebbero molto a che vedere (si potrebbero citare Francis Jammes, Georges Rodenbach e Albert Samain). Infine è giusto ricordare un poeta come Dino Campana, la cui opera fu paragonata (con le debite differenze) a quella di Arthur Rimbaud, e che rimane, a tutt'oggi, il più visionario tra i poeti italiani. Anche se è stato già fatto, mi pare opportuno ricordare che il critico letterario più attento all'argomento è stato Glauco Viazzi: autore di saggi e di antologie che a tutt'oggi sono le cose migliori scritte e pubblicate sui poeti simbolisti italiani.



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