domenica 2 novembre 2014

Novembre in 10 poesie di 10 poeti italiani del XX secolo

NOVEMBRE
di Corrado Alvaro (1895-1956)

Novembre, fa freddo qui in terra
e vogliono gli augelli fuggir;
attendono i morti sotterra
quegli altri che devon morir.

(Da "Il Viaggio", 1999)





ELEGIA DEL NOVEMBRE
di Carlo Betocchi (1899-1986)

Dall'immortale pace
sorge vergine morte
e reca, al fin d'autunno,
sulle vigne contorte
i venti senza pace
e il vel notturno.

Il puro firmamento
in più luoghi maltisce,
e delle stelle il raggio
cela tra ombrose striscie
con il suo sentimento
alto e selvaggio.

Mena tra i giunchi e il nulla
per desolate piaggie
fiume che va diserto:
e l'alma roccia piange
l'onda, dov'ebbe culla,
in giogo aperto:

e la pigra fanciulla
che va cuore felice
coglie lungo la sponda:
non s'agita né dice
con la sua bocca brulla,
e in cuor le affonda.

Ma se alle case sue,
queste bagnate e frolle,
viene vergine morte;
che appaiono sul colle
tra le nebbie e son pure
apparse e morte:

qui, nel mio cuor, conserva
la colomb'alba un nido
bianco, com'ebbe l'ale:
che già, stamani, il fido
vol suo raccolsi, all'erma
montagna australe.

(Da "Tutte le poesie", 1984)





NOVEMBRE
di Gherardo Del Colle (1920-1978)

Gli alberi sono rimasti senza foglie
e gemono al vento che le sparpaglia;
si trattiene ai tuoi occhi quel color di paglia
arido, che s'affolta alla tua soglia.
Se nella strada tu procedi, ascolti
che al tuo piede s'infrange
quasi un sommesso piangere senza volto...

(Da "Il fresco presagio", 2008)





NOVEMBRE A PESTO
di Alfonso Gatto (1909-1976)

Ci furono le rose
un tempo, gli asfodeli.
Ora passa nei cieli
il cielo che rispose 

alla notte degli anni,
alle paludi,ai morti.
Ci restano più forti
del tempo questi inganni

della dolce stagione
E il povero che vede
fermarsi sul suo piede
il sole, già s'espone

al suo sorriso cieco.
Felice si somiglia,
balbetta con le ciglia
il soliloquio greco.

Poi trova il freddo, stretto
nelle stesse parole
con cui si scalda il petto.
A non volere vuole

il fondo del bicchiere.
La morte porge al nonno
degli anni sul braciere
di cenere quel sonno.

(Da "Tutte le poesie", 2005)





MOLTE VOLTE NOVEMBRE È RITORNATO
di Margherita Guidacci (1921-1992)

Molte volte Novembre è ritornato
Nella mia vita, e questo che oggi ha inizio
Non è il peggiore: quieto
Benché non privo di apprensioni. China
Mi trova su una culla, dove l'ultima
Mia nata dorme il misterioso
Profondo sonno dell'infanzia, ancora
Ospite più che cittadina in questo
Nostro mondo per lei straniero. Sento
La dolce ondata del latte salirmi
Al seno: tenerezza
Che di sé gonfia tutte le mie fibre,
Dilata i miei confini. Qui lo stanco
Sangue si rifà puro a una segreta
Sorgente, si rifà vergine e può
Calmar la sete di vergini labbra.
Il mio corpo è strumento di miracolo
Come già fu nel dare vita. Il seno
È la collina favolosa, scorrono
I fiumi d'abbondanza in un'età
D'oro, che segnerà
Per la creatura ignara il più profondo
Alveo della memoria, a cui più tardi
Ritornerà nel sogno o nel dolore...
Per lei intatta è l'immagine; per me
Che ne sono occasione, la scolora
Già il tempo, amaramente. È forse l'ultima
Volta che ho un figlio al seno, poiché incalzano
Gli anni ad inaridire
La mia linfa. Oggi sono
Ancora un vivo albero, frusciante
Di foglie, benedetto
Di succhi, ma in cammino è la stagione
Spoglia che su di me si chiuderà.
Tanto più dolce è questa sosta, prima
Ch'io stessa sia l'autunno: pure un'ombra
Di presagio la vela e di paura.
Il passo si stende alle mie spalle
Come una lunga via. So del futuro
Solo una cosa: che difficilmente
Potrà uguagliare per me la durata
Del tempo ch'è trascorso.

(Da "Le poesie", 1999)





NOVEMBRE
di Sergio Ortolani (1896-1949)

Vedo la casa tua china sugli orti
maceri, il fiume gonfio, il cielo scuro;
e pensosa seguir ti raffiguro
le foglie morte giù dai rami morti.

Anch'io recluso medito le lente
ore. La pioggia tremula s'adagia.
L'ombra bianchiccia come la bambagia
ricolma le contrade sonnolente.

Esco, e ti penso. Vedo il tuo vestire,
ma contro voglia, neghittosamente.
T'aspetto in piazza tra la poca gente
che borbotta: comincia a rinfreddire.

Ecco, tu passi, bianca fuggitiva,
lieve falena delle nere strade;
e sul mio sguardo che ti brucia viva
sento il tuo sguardo, gocciola che cade.

(Da "Poesie", 1957)





NOVEMBRE
di Aldo Palazzeschi (1885-1974)

Dei giovani e dei vecchi
si raggruppano
fra le rovine calde di Roma
su cui i platani lasciano cadere
con frusciare di carta
le loro foglie dorate.
I giovani
fanno sapere ai vecchi
quello che a loro piace
e i vecchi
fanno finta di non sentire.

(Da "Cuor mio", 1968)





SOTTO IL CIELO PACATO DI NOVEMBRE
di Sergio Solmi (1899-1981)

Sotto il cielo pacato di Novembre
come nette profondano le linee
dei rettifili, preciso lo spigolo
dell'edificio l'ombra della luce
scompartisce, e beato posa l'albero.
Avrei voluto apprendere cotesta
tua chiarezza infallibile, meriggio
senza una nube, che a questo discreto
ed ovvio paesaggio cittadino
imprimi oggi un rigore architettonico
quasi di tela neoclassica. Invece
cancellarmi vorrei, tanto mi sento
un estraneo accidente in queste splendide
tue geometrie, non più che una confusa
macchia, una pena, un vagabondo errore.

(Da "Opere", 1983)





PRINCIPIO DI NOVEMBRE
di Carlo Stuparich (1894-1916)

O freddo sole di novembre, soltanto ricordi mi scalda in questo corpo rabbrividente. La mia vita ronza tutta dentro; guarda i miei occhi, ti pare che vedano la storia del prossimo, o quanto da godere darebbero quelle onde di carne femminile? La mia carne, se la tocchi, ti spaventi del suo poco fermento: è un ingombro di corpo che pesa brutamente sull'esilità nostalgica della mia anima.

Camminando fra due muri secchi - vi pendono tralci di vite intisichita, pampini rossi come gote assai febbrose - sento che la mia vita è tutta qui in questa solitudine soleggiata a freddo. In nessuna parte ho lasciato lembi della mia persona. Qui raccolgo e stringo tutta la mia anima come un lenzuolo piegato fittamente che odora di fresca lavanda.

(Da "Cose e ombre di uno", 1968)





ELEGIA DI NOVEMBRE
di Rina Sara Virgillito (1916-1996)

Se talvolta dalle ripe nebbiose si desti il richiamo;
se dal viluppo, fogliame di porpora e d'ombra
al fiume compagno, talvolta il richiamo ti giunga -
solitario, lontano, in questo morire dell'autunno -

oh ricorda: la primavera è perduta,
sfinita l'estate, anche il cielo dell'autunno
è consumato,

eppure eterna rimane, tra queste forme che sanno,
la sosta fuggitiva; le nostre vite si svolgono
in questi luoghi solo: inestricabili, intatte,
in un presente senza tempo al di là del presente.

(Da "I giorni del sole", 1954)

Nessun commento:

Posta un commento