venerdì 31 ottobre 2014

Ognissanti in 10 poesie di 10 poeti italiani del XX secolo

PRIMO NOVEMBRE
di Jacopo Bocchialini (1878-1965)

Pioggia dei Santi, fortuna dei morti,
anche se ai vivi dispetto tu porti!
Men calpestate le povere aiuole,
meno eleganza a la luce del sole.
Ceri bagnati, angustia repressa;
fiori sgualciti, preghiera sommessa.
Pianti in silenzio, occhiaie profonde,
ombre fugaci e anime monde.
Chi passa? Un vecchio che cerca sotterra
l'ultimo figlio che gli è morto in guerra.
Galleria scura: che pena cercare,
guardar dovunque, e invano guardare!
Un corpo a terra: un velo, un affanno...
Quella è una mamma... Così tutto l'anno.
Tutti in silenzio, tutti raccolti:
stanche le spalle, maceri i volti.
Un sol legame: dolore e preghiera,
cuore che spera, cor che dispera.
Così su tutto la pioggia dei Santi,
su vane gioie e su animi infranti.

(Da "Nido nella siepe", 1921)





ET OMNIBUS SANCTIS TUIS
di Giovanna Fozzer (1932)

Risalire
per i rami di quell'albero
che si affolla di
fisionomie antiche

Ignazio Alessandro Marcellino Perpetua
Agata Lucia Agnese
Cecilia Anastasia
Luciano Camilla Paolina Luigi
Mariapia Clementina Giovanni

volti coraggiosi
fatiche generose
fino al martirio.

(Da "Un tuffo al cuore", 1998)





OGNISSANTI
di Corrado Govoni (1884-1965)

Ognissanti! Domenica! La pioggia 
sembra che tessa de le funebri ghirlande... 
Sul marciapiede tra la noia roggia 
s'affretta una chiassosa squadra d'educande. 

Soffia il vento. Domenica! Ognissanti! 
giorno de gli ineffabili preparativi 
e dei pellegrinaggi ai camposanti 
coi cuscini di verdi e rossi semprevivi! 

Lo stellato del vecchio gelsomino 
odora nel testo dal fodero di vaio. 
Tra il fruscìo de le foglie, nel giardino 
bagnato (è il pomeriggio) ferve il passeraio. 

I vetri de la stanza a gli insistenti 
sbruffi raggrinzano i loro pomelli smorti; 
e le campane da tutti i conventi 
recitano l'ufficio a lutto per i morti. 

(Da "Armonia in grigio et in silenzio", 1903)





GIORNO DEI SANTI E IL CIELO DI NOVEMBRE
di Margherita Guidacci (1921-1992)

Giorno dei Santi e il cielo di Novembre
Riflesso nell'asfalto delle vie
Inondate di pioggia, due grigiori
Paralleli ad opprimere lo sguardo
Dovunque cerchi fuga. La città
Sembra di piombo e cenere, ed il crudo
Lampo dei fari rende più spettrali
I visi dei passanti. Lente scorrono
Le ore in questo scroscio
D'acqua, tra schizzi brevi
Di fango e il volteggiare
Di foglie marce dai giardini. È arduo
Oggi pensare al Paradiso: tutto
Ci riconduce e prostra sulla terra.
Occorre troppa fede a superare
L'alta barriera di tristezza. Facile
Sarà invece domani, nella scia
D'una stagione di disfacimento,
Ricordare la fine d'ogni carne.

(Da "Le poesie", 1999)





OGNISSANTI
di Nicola Moscardelli (1894-1943)

La prima neve ingemma la terra ma non riesce ad acchiarire l'aria.
Di là dal velo che ci infrena la vista le legioni invisibili degli Angeli esultano e paiono costellazioni improvvisamente alate.
La cima dell'ala dell'uno tocca la cima dell'ala dell'altro.
Nemmeno la neve del monte che solo la luna sfiora col suo lume è candida come quell'ala.
È un fuoco circolare che arde senza consumarsi.
Nemmeno il più puro pensiero è puro come quel fuoco.
Odono in sonno i fanciulli un gran trascorrere d'ali e l'anima loro è presa nel vortice e attorta a somiglianza d'un fiore.

(Da "Le grazie della terra", 1928)





OGNISSANTI DEL 1906 (A MARIA)
di Giovanni Pascoli (1855-1912)

Son tutti i Santi, e in cielo è la tempesta.
È la tua festa, ma il tuo viso è smorto.

Dolce sorella, non piegar la testa
come gli smorti fiori del nostro orto!

Sorella pia, non esser così mesta
come son mesti i fiori che ti porto!

Suonano, senti, le campane a festa!
Suonano un poco, e poi... suonano a morto!

(Da "Poesie varie", 1912)





SANTI
di Mario Rivosecchi (1894-1981)

Nivee le spume
nell'impeto opaco dell'onda;
nel fragore, silenziose, lievi;
fra le rupi, un mito.

Santità, azzurro stelo
dai contorti rami,
tremule foglie e fiori;
sopra la terra scura
vaste carezze di spighe.

Santità, umano fiore
grappoli di stelle
sui mondi neri.
Dalle impervie catene,
fluido polle e fiumi.
Santità, sorgente viva
pargoli, cielo
luce entro le case.
Santi di povertà,
santi di umiltà,
santi di carità,
figli dell'uomo,
creature di Dio, Santi
tornate alla terra.

(Da "Foglie sul mare", 1948)





I SANTI
di Roberto Rebora (1910-1992)

La cattedrale si piega nell'aria magica
dove ombre s'innervano nel gioco
consueto del cuore: un moto naturale
nel rapido chiarore dell'avvento.
Maturano gl'animi una foresta ondosa
di figure distanti accanto alla perenne
morte dell'ora.
Oggi l'albero lascia le foglie, mansueto.

(Da "Della voce umana e poesie inedite", 1998)





PREGHIERA PER IL GIORNO D'OGNISSANTI
di Brunello Rondi (1924-1989)

Mai la luce del mondo è stata tanto
bianca come in questo giorno
d'inverno. Le campane
pur ora in questo tenero
acclamare parevano non l'ombra
delle sagrestie ma il suono
stesso della maturità del mondo, il gesto
che romperà il suggello delle messi al giorno
pieno d'estate. I ragazzi
col sangue in questo rombo odo parlare
sulla strada come se una nuova
stagion battesse chiara nei pensieri o il cielo
monumentale come albero mostrasse
i frutti. Vieni a casa
dico piano al mio Dio guardando in petto
me stesso e in questa luce
frequentaci come sale al profondo
cielo degli uomini un volo altissimo
di gru confuse con le nuvole o il rombo puro
del tuono annuncia un movimento
del cielo e della luce che saprà venire in pioggia
sulla terra. Visitaci, come risale dall'Oriente
il sole o ritorna sulla donna
lo sposo, e questi uomini (ch'io,
sono) illumina e nutrisci tu con la luce
ch'è grano, e governa con l'amore
ch'è semenza e caldo soffio dei venti. Ti cerco dove
i popoli si pongono in antiche
e soprattutto nuove posizioni
di giustizia come il vegetale
si accomoda alla luce per mostrare
la propria faccia e alla foresta
far posto. Ti cerco nella pace
dei pastori col loro gregge ma soprattutto in fondo
alle assise degli uomini che fanno
regole per i propri simili. La legge
matura, se vuoi, nel vulcano di sapienza
del tuo azzurro, ove ti vedono segreto
i fanciulli, ma tempera nel muto
equilibrio d'ogni giorno i legami che nascono
agli acuti profili delle ore tra uomo e uomo e insegna
con la fiamma del sole che si spande identica
in tutti i meandri del cielo come l'uomo
è uguale al proprio simile e quei bracieri
che in sé trattengono cupide fiamme mentono
il tuo nome. Non amare i nuovi
traditori della tua prima patria
originaria ch'è il corpo dell'uomo, il tuo Cristo, se dicono
che il suo avvento è dei cieli e in questa magra
meraviglia del mondo non ti ospitano, profondo
come se tu abitassi per Noi e nelle intime
camere della terra nostro amico dei giorni migliori.
E non mi tolgo agli umili
dialoghi della sera quando intorno
alla cena del giorno diventato
pane gli uomini si dicono
le parole più calme se ti parlo
così: «Dio mio fratello e padre
meraviglia dei credenti ma del tutto
domestico come alla grande solitudine
amorosa degli sposi il lor tetto od il mare
ai marinai, dialogo dei labbri
più intimi, parola detta al caldo
dell'orecchio e più lenta di quante mai parole
han detto gli uomini, mio infinito
amico sempre eguale e pur così
nuovo, Dio di fedeltà, d'origine
dolorosa e di memoria, Dio di passione
espressiva e Dio di musica, se i suoni
il Crocifisso indovinano nelle
braccia aperte del suo silenzio, Dio della cenere
e del ritrovamento e dunque Dio del focolare
e del fuoco, Amico degli amori e anche
Primo amante, sorveglia, ravvedi
tempera, correggi
e custodisci, spaventa, rasserena
illumina metti spegni abbandona
governa traduci dimetti
assalisci trasporta tramuta».

(Da "La giovane poesia", 1957)




TUTTI I SANTI
di Antonello Satta Centanin (1967)

Se fossero davvero tutti, Ilario
Fidanza, noto barman di Viggiù,
avrebbe il posto suo nel calendario,
e lo si stimerebbe un po' di più

Di adesso che ogni volta che abbandona
il bar per espletare le funzioni
qualcuno lo deruba. «Vai in mona!»,
è quello che gli dicono. Ragioni

Che valgano la canonizzazione?
Il rassegnato scuotere la testa
nel preparare un'altra colazione,

nel traghettare con anima mesta
sua discendente anodina legione
degli avventori dentro la foresta.

(Da "Poesia contemporanea. Quarto quaderno italiano", 1993)

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