domenica 19 ottobre 2014

Le foglie in 10 poesie di 10 poeti italiani del XX secolo

LA FOGLIA E TU
di Siro Angeli (1913-1991)

La foglia non si sente più sola
sul ramo, ora che l'hai accolta
nel tuo sguardo. Ecco esita, vola
per la prima e per l'ultima volta.

Chiedi al filo d'aria che la porta
almeno un indugio prima che tocchi
il suolo. Non si sentirà morta
finché non l'abbandoni con gli occhi.

(Da "Il grillo della suburra", 1990)





UNA FOGLIA
di Angelo Barile (1888-1967)

Una foglia nel giovane vento
è crollata che non sussurrò
sul ramo.
Non l'addolcì
rugiada a lungo materna e scarso
un sole la vestì
di verde.

Orfana foglia
che l'aprile in un soffio sospinge
e indifesa l'avvia
alle soglie della prim'estate:
già straziate di luce, incendiate
di papaveri. Ostile
alla sua scarna pagina, un raggio
la trafigge, la spoglia
in una viva geometria di nervi.

(Da "Poesie", 1986)





A UNA FOGLIA
di Gherardo Del Colle (1920-1978)


Stamattina ti ho colta,
povera foglia, e la mia mano fu
forse un precoce autunno...
ma tu resta con me:
fuori di questa soglia
più nessuno ti ascolta - o si ricorda
di te.

Ti ho colta, a primavera,
nella serenità del mio giardino
di fanciullo poeta:
perché tu mi ripeta
nell'insonne mia sera
le giulive canzoni del mattino.

(Da "Il fresco presagio", 2008)





E QUESTE FOGLIE
di Libero De Libero (1906-1981)

E queste foglie
e questo amore,
questa sera che viene.
Dove io trascorro
fa orma il silenzio,
già sento nella notte
diffusi papaveri.
Voglia di stare
nel folto sonno
fedele, amore,
alla tua mano.

(Da "Scempio e lusinga", 1972)





COME MAI LE FOGLIE...
di Franco Fortini (1917-1994)

Come mai le foglie e le campane
le foglie che il vento muove e le campane
che il vento porta e la sonnolenza
che l’estate porta e come mai questa dolenza
e perché continuare a guardare i colori
della sera sulle montagne multicolori
le nuvole che da tutta eternità ripetono
decoro miserabile divieto
se ormai solo le foglie
chiedono a te come oscillare
nella notte senza mai variare
sine rationis lumine le gemelle foglie.

(Da "Versi scelti", 1990)





FOGLIE E FIORI
di Nicola Moscardelli (1894-1943)

Aprile chiama, settembre risponde:
son d'uno stesso lago opposte sponde
echi diversi d'una stessa voce,
sono due specchi d'uno stesso volto:
l'uno ti prende quel che ti fu tolto
quel che l'uno ti dà l'altro ti toglie:
uno di fiori e l'altro è pien di foglie.

(Da "Tutte le poesie", 2007)





STRIDONO LE FOGLIE
di Leonida Repaci (1898-1985)

Io cammino
su tappeti di foglie arrossate
dagli ultimi barbagli del sole
e non le guardo
quelle foglie secche che stridono
sotto il mio passo.

Cammino senza meta aspettando
che cosa? Nulla nulla
ma pur mi debbo convincere
di aspettare qualcosa qualcuno
perché la maggior povertà
è sapere di non aspettare nessuno
nessuna cosa.

Ma le foglie non stridon più forte?
Ora sento nettissima
una presenza che mi cammina
al fianco e mi osserva
invisibile, mi scruta spietata,
entra in me, diventa me stesso.
Ma chi sei chi sei mai
che cammini al mio lato
confondendo alla mia
la tua ombra?
Fratello o nemico
chi sei, sconosciuto, che batti
la stessa strada
sulle stesse foglie invetriate?
Oh potessi levare gli occhi dal cielo
specchiarmi in te senza fremere
sapere da te
perché mi segui così
perché dài un accento
tanto solenne alla mia melanconia?
Sei tu forse la Morte?

(Da "Poesie", 1999)





LA FOGLIA MORTA
di Umberto Saba (1883-1957)

La rossa foglia morta
che il vento porta via,
il vento e lo spazzino,

- sotto il fulgido cielo cadde, insanguina
con le altre la via -

imiterei. Per nausea
delle parole vane,
dei volti senza luce.

Ma la tua voce, o gentile, mi parla;
fa' che non cada ancora.

(Da "Tutte le poesie", 1999)





FOGLIE CADONO, VITE. C'È UN ISTANTE
di Francesco Tentori (1924-1995)

Foglie cadono, vite. C'è un istante
che chi le stacca le tiene con mano
lieve nell'aria, nella luce e vedi
come mai prima le fragili vene
per cui correva l'esistenza, il palpito
che viene meno. Affréttati, raccogli
nello sguardo fedele quanto ancora
è, prima che con le altre spoglie
anche queste si perdano.

(Da "Migrazioni", 1997)





LE FOGLIE
di Giorgio Vigolo (1894-1983)

Guardavo le macere foglie
che il vento ammulina fra i turbini
della pioggia e le macina e le stritola
fino a mutarle quasi nel suo ululo, 
nella sua marcia funebre di sibili.

Allora m'è venuto il pensiero
della morte che stacca noi pure
così dai rami dell'albero umano,
quando vecchiezza o fuoco
di febbri hanno consunto
la nostra foglia grama.
Un soffio appena più forte
il tremulo gambo recide;
e saremo così trascinati
negli abissi, mischiati
a nuvole d'altre foglie?
La morte ci scioglie
nelle grida del vento.

Eppure, chissà quale senso
di felicità originaria
ci libererà nell'immenso,
quando tutte le corde
troncate dalla morte fremeranno
all' unisono con l' accordo
maggiore dell'universo.
Forse l'estrema gioia
che invano chiedemmo alla vita,
è quella che ci folgora al momento
di morire, nel gran mutamento.

(Da "La luce ricorda", 1967)

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