martedì 21 ottobre 2014

Gli spazzini in tre poesie

Quello dello spazzino, del netturbino o operatore ecologico che dir si voglia, non è certo uno dei mestieri più ambiti dalla gente; anzi, si può ben dire che sia tra i più disprezzati, schifati e evitati dalla maggioranza dell'umanità. Eppure tutti, penso, dovrebbero essere d'accordo sul fatto che questo sia uno dei lavori più utili, poiché senza l'intervento giornaliero degli spazzini le città sarebbero sommerse dall'immondizia. Passando alla letteratura, e in particolare alla poesia, c'è stato qualche poeta che ha dedicato a questi lavoratori bistrattati alcuni versi. Ho trovato tre componimenti poetici in cui gli spazzini la fanno da protagonisti. In tutte e tre le poesie, nei confronti di essi, si nota sia una simpatia, sia un non velato apprezzamento per il compito che assolvono, insieme ad una sorta di comprensione umana, se non di pena, per l'umiltà e la sofferenza che contraddistinguono spesso questi personaggi, per nulla considerati dalla moltitudine degli umani.



LO SPAZZINO
di Siro Angeli

Prima che ti ripari
dai raggi che sul letto
rimanda la persiana,
attendi, tanto usuale
da farsi necessario
al vuoto nell'orecchio,
il passo dell'addetto
alla Nettezza Urbana,
finché tra voci nuove
di fuori si riaccampa
nel sonno delle scale
trascorrono dall'albore
che piove il lucernario.

Paziente sale (il volto
leale, con i tratti
scavati e gli occhi chiari
di quando in lui t'imbatti,
affiora dall'ascolto)
e al sesto piano inizia
la sua fatica: frana
nel sacco l'immondizia
davanti ad ogni porta,
un tonfo d'ossa rotte
rintrona fino al tetto,
e nasce dal rammarico
ch'esso non sia minore
il gesto che riporta
al suolo, cauto, il secchio.

Così di rampa in rampa
discende sotto il carico
crescente, e il passo vecchio
ma fermo oltre il portone
si perde nello schianto
strozzato che sommuove
la mole d'alluminio
in sosta col motore
acceso, mentre inghiotte
a brano a brano quanto
rimane al condominio
d'un giorno e d'una notte.

(Da "Il grillo della suburra")





SPAZZINI FIORENTINI A DICEMBRE
di Arnaldo Beccaria

Nell'ora antelucana
(ma è ancora notte fonda,
non un bar che sia aperto,
e il gelo una camicia
di forza che costringe corpo e mente),
nell'ora antelucana,
i primi ad apparire sulla scena
della città deserta
sono i vispi spazzini
con gli arguti fumetti del lor fiato.
Ruzzan fra loro, sciolti e allegri, angioli
senza ali, nelle casacche blu;
nettano con le grosse
scope le vie della città
non calpestate, e i porticati,
ne fanno alvei politi,
dove fra poco
scenderà a insudiciarli
la fiumana degli uomini,
ancora addormentati.

(Da "Sull'orlo del cratere")





LO SPAZZINO
di Gianni Rodari

Io sono quello che scopa e spazza
con lo scopino e con la ramazza:
carta straccia, vecchie latte,
bucce secche, giornali, ciabatte,
mozziconi di sigaretta,
tutto finisce nella carretta.

Scopo scopo tutto l'anno,
quando son vecchio sapete che fanno?
Senza scopa, che è che non è,
scopano via pure me.

(Da "Filastrocche in cielo e in terra") 

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