lunedì 8 luglio 2013

"Bruges la morta" di Georges Rodenbach




"Bruges la morta" (1892) è il titolo di un romanzo scritto da Georges Raymond Constantin Rodenbach (Tournai 1855 - Parigi 1898), letterato belga di lingua francese che divenne celebre soprattutto per le sue opere poetiche ("La bianca giovinezza" e "Il regno del silenzio" quelle più importanti) le quali, per i toni fortemente malinconici, influenzarono Guido Gozzano e i poeti crepuscolari. Non dissimile dai suoi versi questo romanzo che trasforma la città di Bruges nel luogo più decadente e sognante del mondo, colmo di atmosfere tristi, piovose, grigie che preannunciano un disfacimento lento e ineluttabile. La storia è quella di un vedovo che non riesce ad accettare la scomparsa improvvisa della sua amata compagna e, per questo motivo, va a vivere nella città fiamminga rimanendo volontariamente esiliato nelle sue vie pervase da una cupa rassegnazione. Ma un giorno, durante una delle sue rituali passeggiate, il vedovo vede una donna che somiglia in maniera incredibile alla moglie morta; da quel giorno l'uomo inizierà a seguire questa donna misteriosa in modo ossessivo, fino a cercare con decisione un approccio per instaurare un rapporto amichevole che poi si trasformerà in morbosa passione. Il romanzo, come già detto, diventò un punto di riferimento per alcuni poeti italiani del primissimo Novecento; questi furono attratti in particolare dalla città di Bruges che Rodenbach nel suo libro riesce a descrivere con parole indimenticabili. A titolo dimostrativo si leggano questi versi tratti da "Armonia in grigio et in silenzio" di Corrado Govoni: «Ma ecco che l'autunnale contagio / si propaga: e le cose più ordinarie / ne le stanze si sentono a disagio / come de le novelle pensionarie. / / I monasteri dai muri di cloro / su cui l'inverno allenta le sue chiuse / incominciano tutti ad appassire; / / e le sperse campane, da le loro / grige casucce da le porte chiuse, / fanno la propaganda di morire»; si confrontino ora con questo passo del romanzo di Rodenbach: «Un'impressione funebre emanava da quelle case serrate, dai vetri offuscati come occhi di agonizzanti, dai frontoni che ripetevano nelle acque le loro scale luttuose. [...] E dovunque, sul suo capo, un gelido gocciolìo, le piccole note salate delle campane delle chiese, gettate come un aspersorio che benedica un feretro». Anche questi altri versi di Marino Moretti sono significativi: «Lenta lenta lenta va / nei canali l'acqua verde / e coi bei cigni si perde / nella grigia immensità, / nell'eterno mezzo lutto / mentre il giunco tristemente / s'è chinato a bere il flutto / della placida corrente... / Il tintinno d'una folla / di campane fa tremare / lievemente la corolla / d'uno smorto nenufare»; e ancora un brano di "Bruges la morta": «L'influsso della città su di lui riprendeva: lezione di silenzio che gli veniva dai canali immobili, che con la loro calma meritavano di esser frequentati dai nobili cigni; esempio di rassegnazione offerto dai quais notturni; soprattutto esortazioni di pietà e di austerità che cadevano dagli alti campanili di Notre Dame e di San Salvatore, sempre emergenti dal fondo delle prospettive».
Da ricordare infine che la prima traduzione in italiano del romanzo di Rodenbach fu realizzata ad opera di Fausto Maria Martini, altro poeta crepuscolare, mentre, le citazioni presenti in questo post, provengono dalla versione di Piero Bianconi, uscita per la Rizzoli, a Milano nel 1955 (immagine in alto).

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