domenica 30 giugno 2013

Luglio in 10 poesie di 10 poeti italiani del XX secolo

AFA DI LUGLIO. IL CANTO CHE NON VARIA
di Camillo Sbarbaro (1888-1967)

Afa di luglio. Il canto che non varia 
delle cicale; il ciel tutto turchino; 
intorno a me, nel gran prato supino, 
due fili d'erba immobili nell'aria. 

Un sopor dolce, una straordinaria 
calma m'allenta i muscoli. Persino 
dimentico di vivere. Mi chino 
coi labbri ad una bocca immaginaria...

E sento come divenute enormi
le membra. Nel torpore che lo lega,
mi pare che il mio corpo si trasformi.

Forse in macigno. Rido. Poi mi butto
bocconi. Nell'immensa afa s'annega
con me la mia miseria, il mondo, tutto.

(Da "Resine", Caimo, Genova 1911)





O LUGLIO, TU SEI COME UN GIOVINETTO
di Federigo Tozzi (1883-1920)

O luglio, tu sei come un giovinetto 
ch'abbia le chiome molli e succolente 
come frutta mature; e per diletto 
tu porti ai contadini le semente. 

Onde le floride aie sono il letto 
dove pieghi i ginocchi sorridente 
e stanco. Ma il tuo biancheggiante petto 
pieno è di sole come sangue ardente.

E pare che la luna sia più gonfia
nel cielo, dove perde tutto il latte;
e gli alberi si toccano le foglie.

Ma, la mattina, il gallo canta e tronfia
se le galline gli si metton chiatte,
per soddisfare tutte le sue voglie.

(Da "La zampogna verde", Puccini, Ancona 1911)





DI LUGLIO
di Giuseppe Ungaretti (1888-1970)

Quando su ci si butta lei,
Si fa d'un triste colore di rosa
Il bel fogliame.

Strugge forre, beve fiumi, 
Macina scogli, splende,
È furia che s'ostina, è l'implacabile,
Sparge spazio, acceca mete,
È l'estate e nei secoli
Con i suoi occhi calcinanti
Va della terra spogliando lo scheletro.

(Da "Sentimento del Tempo", Vallecchi, Firenze 1933)





UN GIORNO DI LUGLIO
di Adolfo Jenni (1911-1997)

Parla alto l'uomo, strepita il gallo,
ogni fiore è bandiera.
La donna ch'è sola si dispera,
azzurre le notti se il giorno ora è giallo.

Lungo i torrenti che l'afa dispoglia
canta, folletto, lo spirito;
così divaga la vipera,
tòrnea così al pioppo la foglia.

Questo è il soverchio giorno che il santo
pensa, invidiando, l'angelo:
di morte strana languido,
s'aprono i suoi gesti ad acanto.

Succo di pesca è la saliva,
profumo di accalmati orienti;
rilucono i denti
in giovinezza fuggitiva.

(Da "Le bandiere di carta", Collana di Lugano, Lugano 1943)





ORA CHE DOMINA LUGLIO
di Rocco Scotellaro (1923-1953)

Ancora non mi palpita una fede: 
per questo mi viene la luce 
e non me la sento il mattino 
e so il mio giorno rapito
in un vortice inane.
Se fossi zolla!
M’avrebbe rimossa la vanga, 
darei erbe e frutti
a questa stagiona che sorvola.
E sono sorgente seccata 
che mi scansano le greggi 
ora che domina luglio.

(Da "È fatto giorno", Mondadori, Milano 1954)





14 LUGLIO
di Cesare Vivaldi (1925-1999)

Questo mese è una data nella storia
dell'Italia: quattordici di luglio
del millenovecentoquarantotto.

Un'immagine sola alla memoria
ritorna: il Policlinico, nel mùglio
del popolo crescente, ininterrotto.

(Da "Il cuore di una volta", Sciascia, Caltanissetta 1956)





MATTINA DI LUGLIO
di Franco Fortini (1917-1994)

Nulla flette al largo la riga vergine
della mattina e nulla nell'aria trema
se non fili o la timida vertigine

delle fogliuzze dei salici. Chi rema
va in un medio placido sulla voragine.
I primi gridi si isolano.

Noi ci siamo venduti alla paura,
a vizi inavvertiti, alla speranza,
alla pietà.

(Da "Una volta per sempre", Mondadori, Milano 1963)





I PRIMI DI LUGLIO
di Eugenio Montale (1896-1980)

Siamo ai primi di luglio e già il pensiero
è entrato in moratoria.
Drammi non se ne vedono,
se mai disfunzioni.
Che il ritmo della mente si dislenti,
questo inspiegabilmente crea serie preoccupazioni.
Meglio si affronta il tempo quando è folto,
mezza giornata basta a sbaraccarlo.
Ma ora ai primi di luglio ogni secondo sgoccia
e l’idraulico è in ferie.

(Da "Diario del '71 e del '72", Mondadori, Milano 1972)





SERA DI LUGLIO IN GIARDINO
di Agostino Richelmy (1900-1991)

Si rompe il cielo al rozzo 
e remoto frastuono dei decrepiti 
motori e degli aerei supersonici. 
Timida olezza l’aria 
e nella grigia luce 
vedo gl’immacolati gelsomini. 
Pie corolle nel chiostro 
dei loro steli attorcigliati stretti 
al graticcio murale 
sono sorprese or ora 
dal taciturno arrivo 
dei volatili insetti. 
Imenotteri bruni 
testé nati dalla marcida palude 
sembrano modellini 
di novelli elicotteri. 
Sotto la luna tronca e semispenta 
nel nuvolone rotto 
me li figuro, mostri 
pelosi che natura 
mutua d’esca e diletico 
pone, ganzi o lenoni, 
sulle corolle intemerate 
degli efebici gelsomini.

(Da "La lettrice di Isasca", Garzanti, Milano 1986)





25 LUGLIO '67
di Ferruccio Benzoni (1949-1997)

Stentorea
in un visibilio di luce
che pare scolpita
la voce, 
il lembo di un prendisole...
E' quanto di lei rimane
tra il paesaggio marino e me
immobili nel ricordo.
(Si sollevasse una brezza
un alito
e un poco di verde tremasse
cautamente
dalla cima delle piante alla punta
delle mie dita)

(Da "Fedi nuziali", Scheiwiller, Milano 1995)

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