lunedì 4 marzo 2013

Da "Vino e pane" di Ignazio Silone

«Si vive nel provvisorio» disse. «Si pensa che per ora la vita va male, per ora bisogna arrangiarsi, per ora bisogna anche umiliarsi, ma che tutto ciò è provvisorio. La vera vita comincerà un giorno. Ci prepariamo a morire col rimpianto di non aver vissuto. A volte quest'idea mi ossessiona: si vive una sola volta e quest'unica volta si vive nel provvisorio, nella vana attesa del giorno in cui dovrebbe cominciare la vera vita. Così passa l'esistenza. Di quelli che conosco, t'assicuro, nessuno vive nel presente. Nessuno mette nel suo attivo quello che fa ogni giorno. Nessuno è in condizione di dire: "Da allora, da quella data occasionale, è cominciata la mia vita". Anche quelli che hanno il potere e ne sfruttano i vantaggi, credi a me, vivono d'intrighi e paure, e sono pieni di disgusto verso la stupidità dominante. Anch'essi vivono nel provvisorio, in attesa». «Non bisogna aspettare» disse Pietro. «Anche nell'emigrazione si vive in attesa. Questo è il male. Bisogna agire. Bisogna dire: Basta, da oggi».
«Ma se non c'è libertà?» disse Nunzio.
«La libertà non è una cosa che si possa ricevere in regalo» disse Pietro. «Si può vivere anche in paese di dittatura ed essere libero, a una semplice condizione, basta lottare contro la dittatura. L'uomo che pensa con la propria testa e conserva il suo cuore incorrotto, è libero. L'uomo che lotta per ciò che egli ritiene giusto, è libero. Per contro, si può vivere nel paese più democratico della terra, ma se si è interiormente pigri, ottusi, servili, non si è liberi; malgrado l'assenza di ogni coercizione violenta, si è schiavi. Questo è il male, non bisogna implorare la propria libertà dagli altri. La libertà bisogna prendersela, ognuno la porzione che può».

(Da "Vino e pane" di Ignazio Silone, Mondadori, Milano 1976)

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