mercoledì 8 agosto 2012

Poeti dimenticati: Alessandro Benedetti

Nel caso di Alessandro Benedetti, più che di un poeta dimenticato, si può parlare di "un poeta mai considerato", visto che pubblicò soltanto poche poesie su alcune riviste d'inizio Novecento per poi abbandonare definitivamente la letteratura. Andando a cercare qualche notizia della sua vita, si scopre che fece parte del cenacolo romano di poeti vicini a Sergio Corazzini, tant'è vero che quest'ultimo dedicò più di una poesia al Benedetti. È poi citato da Nino Tripodi nella prefazione alla sua antologia "I crepuscolari" del 1966 quale precursore della poesia crepuscolare. I suoi versi in effetti molto ricalcano le tendenze care sia a Corazzini che ai poeti crepuscolari e decadenti, lo attestano le presenze assidue di parchi in disfacimento, primavere languide e conseguenti atmosfere malinconiche.
 
 


Presenze in antologie

"Neoidealismo e rinascenza latina tra Ottocento e Novecento", a cura di Angela Ida Villa, LED, Milano 1999 (pp. 579-584).
 
 

Testi
 
IL PARCO

Amica dolce, è così triste il parco
or che l'Autunno pianse tutti i pianti,
e un po' di mare sotto i tuoi stellanti
occhi fiorì languidamente in arco.

Amica piangi: sovra il noto varco
i nostri sogni che ben sai cotanti
ingroppano le nubi galoppanti,
e nostro andare è d'ogni pena carco.

Vedi: gli alberi tendono le braccia,
contorte sì come groppo di bisce,
e via pe' cieli giostran le chimere

folli, avide del vento alla minaccia,
sorridendo agli ontani che intristisce,
un tenero desìo di Primavere.

(Dal "Giornale d'Arte", 18 giugno 1904)

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