mercoledì 15 maggio 2013

"Crisalide" di Diego Valeri




"Crisalide" è il titolo della quarta raccolta poetica dello scrittore e critico Diego Valeri (Piove di Sacco 1887 - Roma 1976). Il libro uscì la prima volta nel 1919, per l'editore Taddei in Ferrara; seguì nel 1921 una seconda edizione pressochè identica se si eccettua la sostituzione di una poesia con un'altra. L'edizione del '21 (vedi immagine sopra), di 172 pagine, è suddivisa nelle seguenti sezioni: SPECCHIO; PREGHIERE; PIANOFORTE; ...CETTE VIE DE FLEURS, DE FEMMES ET DE DOULEURS PAREE; STRADE; LUCI-OMBRE; IMPROVVISI; NUVOLADORO; VOCI DEL TRAMONTO; GRIDO. Queste sono precedute da una breve prosa che porta il titolo "a Ginetta Baldo" e sono seguite dalle note del poeta veneto.
Aprendo il libro, già nelle prime pagine s'incontrano liriche brevi ma molto belle come Nuvola, Alba e Rondini, quest'ultima fotografa in quattro soli versi le immagini di uno stato d'animo tramite la trasformazione delle rondini nel cielo in piccole croci nere: «Rondini allegre, rondini leggere, / in giro in giro, vorticosamente: / ma nello specchio del mio cuor dolente / tante piccole croci nere nere...». Proseguendo la lettura, a pagina 28 c'è una poesia che ricorda la guerra finita da poco, ma non si tratta di un inno vittorioso, non c'è nessun segno di gloria e di eroismo, bensì c'è la profonda e sentita pena per i tanti morti seppelliti sotto le Croci di legno: «siepi di croci a guardia d'una gente, / trincee di tombe a guardia d'un amore; / croci di legno confitte nel cuore / di tutta la straziata umanità...». Bellissima è tutta la sezione Pianoforte, dove il poeta trae l'ispirazione dei suoi versi da composizioni per piano di autori famosi quali Chopin e Debussy, particolarmente dolce e suadente risulta Serenata per la bambola soprattutto nei primi versi: «(Piano, chitarra, fa' piano! / Destarla vogliamo / pian piano, pian piano...) / / Oh, come soave posate, / regina di tutta dolcezza, / dentro la nuvola d'oro e di rosa / di vostra bellezza!». A pagina 63 c'è la poesia intitolata Maggio in cui Valeri in pochi versi descrive con aggettivi particolarmente "forti" il mese in cui la primavera si mostra in tutte le sue energie vitali: «Maggio, soave malattia del mondo! / Fiamma grande di rose pei giardini, / trionfi d'oro in cieli porporini, / febbre di dolci carni in freschi lini...». Sul lago (p. 72) è una lirica che nei primi versi racconta la rumorosità e la confusione cittadina: «Turbine verde; bianche apparizioni / di città, con le chiese e con le vie; / lunghe e fosche muraglie di vagoni; / fantasmi di stazioni; / urli e nero fragor di gallerie...»; poi il tono cambia: ormai è notte e il poeta si trova davanti ad un paesaggio lacustre che si contrappone a quello della città, poichè lo caratterizza il silenzio e un'atmosfera sognante: «Fruscii di seta; qualche tuffo raro... / Il silenzio mi scende in fondo al cuore, / come l'ebrietà d'un vino amaro...». A pagina 85 Valeri parla dei suoi Giorni sul mare pieni di colori: «Giorni di sole sul mare, / verdi e turchini, d'indaco e d'opale, / d'ametista e d'acciaio». Accanto al poeta c'è una presenza femminile "solare": «E, accanto a me, la grazia risplendente / della vostra biondezza, / e il riso cilestrino / dei vostri occhi colore del mattino...». Alla fine di questa vacanza balneare rimarranno ricordi indelebili e consolatori: «io porterò con me, / per le più buie e squallide giornate, / per le vie più deserte e sconsolate, / tanto tanto colore, e tanto cuore: / una infinita musica di luce, / un abbagliante magico tesoro / di favoloso re...». E alla donna cosa lascerà il poeta in ricordo di quei giorni? solo e soltanto parole: «Parole, ecco, egli dona; / ma son pallide e vane / come i fiori, i ricami e le collane /che il cupo mare della sera getta / alla spiaggia rosata...». In Finestra illuminata (p. 93), dopo aver descritto un paesaggio serale inospitale e tetro, il poeta si sofferma sull'unica nota lieta che si coglie in tanta desolazione: «E tu risplendi ed ardi come un cuore / - gioia o dolore -, / unico fiore della triste sera / disincantata, / finestra illuminata». La sezione Improvvisi ha come prima poesia I mattini d'allora che parla di tempi lontani e felici rimpianti fortemente da Valeri, probabilmente si tratta del periodo ingenuo, sincero e spensierato della prima gioventù: «I mattini d'allora!... Ci traevano incantati / a veder le robinie piegate dalla rugiada, / i giaggioli d'oro su le prode dei fossati, / le miglie meraviglie della strada. / / I mattini d'allora!... d'allora!... Il nostro cuore / era semplice e buono e senza ferita. / Un'amata ci dava tutto il suo amore: / la Vita». Alla fine della sezione poco fa citata ci sono due brevi poesie comprese sotto il titolo Autunnali, la seconda di esse possiede toni marcatamente crepuscolari: «È l'ora delle soavi disperazioni. / È l'ora delle profonde rassegnazioni. / È l'ora delle inattese consolazioni. / / L'ora del dolce morire, anima mia. / Così sia». Concludo la breve disamina della raccolta citando alcuni versi di una poesia presente nella sezione Voci del tramonto dove in ogni lirica è come se parlassero ed esprimessero i loro pensieri personaggi tra i più svariati (giovani, giovinette, contadini, prigionieri, soldati ecc.); in Bimbo è proprio un bambino a parlare ed a dichiarare che tutto il mondo è stato creato per la felicità unica, che si prova soltanto nell'età infantile: «Mondo, mondo d'oro, / io sono il tuo piccolo re. / Quanto è bello e buono, / tutto fu fatto per me. / [...] / Mondo, dolce mondo, / io sono il tuo piccolo re. / Giro giro tondo: / tutta la gioia è per me».

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