domenica 26 dicembre 2021

La poesia di Edmondo De Amicis

 

Edmondo De Amicis (Oneglia 1846 - Bordighera 1908) è stato, è, e molto probabilmente sarà sempre ricordato come prosatore, e in particolar modo come autore del romanzo Cuore: punto di riferimento imprescindibile per tutti gli italiani - bambini, giovani e in età matura - a partire dall'ultimo decennio del XIX secolo, fino all'avvento del fascismo. La fortuna di questo famoso romanzo, così come la fortuna dell'autore, si andarono affievolendo cogli anni; il motivo principale sta nel fatto che il libro Cuore fu giudicato e bollato, da una parte eccessivamente sentimentale, e dall'altra oltremisura patriottico. Fatto sta che il De Amicis, da un po' di tempo a questa parte, è caduto, se non nel dimenticatoio, in un limbo perpetuo. Pochi o pochissimi conoscono i versi di questo scrittore, che pure, a suo tempo, ebbero discreta fama, e furono più volte ripubblicati in un unico volume edito dalla Treves di Milano (la prima edizione è del 1880). Della poesia di De Amicis si sono occupati diversi, illustri critici del Novecento; un po' tutti concordano nell'identificare alcuni elementi che la contraddistinguono - come l'abbassamento del tono e una palese prosasticità - i quali fanno sì che venga considerato, insieme ad altri del suo tempo, come un precursore del crepuscolarismo. C'è poi più di qualcuno che pone in evidenza l'umorismo, presente in svariate liriche del nostro; Ferruccio Ulivi evidenzia anche "una bonaria satira del costume", mentre Ettore Janni afferma, dopo aver individuato un latente pessimismo affiorante qua e là nei suoi versi (camuffato ed annacquato da un più riscontrabile umorismo): «Si può dire del De Amicis che provenga egli pure, buono buono, dalla Scapigliatura».

Concludo riportando un elenco delle antologie che hanno preso in considerazione il De Amicis "poeta", seguito da tre poesie estratte dall'unico volume di versi che pubblicò questo scrittore troppo spesso identificato soltanto quale autore del libro Cuore.

 

 

Edmondo De Amicis

 

Presenze in antologie

 

"Dai nostri poeti viventi", 3° edizione, a cura di Eugenia Levi, Lumachi, Firenze 1903 (pp. 135-136).

"Antologia della lirica italiana", a cura di Angelo Ottolini, R. Caddeo & C., Milano 1923 (pp. 235-236).

"Poeti minori del secondo Ottocento italiano", a cura di Angelo Romanò, Guanda, Bologna 1955 (pp. 266-269).

"I poeti minori dell'Ottocento", a cura di Ettore Janni, Rizzoli, Milano 1955-1958 (vol. IV, pp. 8-14).  

"Poeti minori dell'Ottocento", a cura di Luigi Baldacci, Ricciardi, Napoli 1958 (pp. 999-1008).

"Poeti minori dell'Ottocento italiano", a cura di Ferruccio Ulivi, Vallardi, Milano 1963 (pp. 593-596).

"Poeti della rivolta", a cura di Pier Carlo Masini, Rizzoli, Milano 1977 (pp. 395-397).

"Poesia italiana dell'Ottocento", a cura di Maurizio Cucchi, Garzanti, Milano 1978 (pp. 409-416).

"L'albero a cui tendevi la pargoletta mano", a cura di due anonimi, Mursia 1979 (p. 220).

"Poesia italiana 1224-1961. Un'Antologia", a cura di Antonio Carlo Ponti, Guerra, Perugia 1996 (p. 172).

"Le poesie che amo", a cura di Alessandro Gennari, Mondadori, Milano 1998 (pp. 83-84).

 

 


Testi

 

 

A MIA MADRE

 

Non sempre il tempo la beltà cancella

O la sfioran le lacrime e gli affanni;

Mia madre ha sessant'anni,

E più la guardo e più mi sembra bella.

 

Non ha un detto, un sorriso, un guardo, un atto

Che non mi tocchi dolcemente il core;

Ah se fossi pittore

Farei tutta la vita il suo ritratto.

 

Vorrei ritrarla quando inchina il viso

Perch'io le baci la sua treccia bianca,

O quando inferma e stanca

Nasconde il suo dolor sotto un sorriso.

 

Ma se fosse un mio prego in cielo accolto

Non chiederei del gran pittor d'Urbino

Il pennello divino

Per coronar di gloria il suo bel volto;

 

Vorrei poter cangiar vita con vita,

Darle tutto il vigor degli anni miei,

Veder me vecchio, e lei

Dal sacrifizio mio ringiovanita.

 

(da "Poesie", Treves, Milano 1882, pp. 105-106)

 

 

 

 

LA PIOGGIA

 

Con che dolcezza i primi anni rammento

E i miei trastulli e il mio paterno tetto

Sporgendo il volto a questo vivo e schietto

Odor di pioggia che mi porta il vento!

 

Riveggo il padre mio sui libri intento,

Dorato dal chiaror del caminetto,

E risento dal piccolo mio letto

Delle lunghe notturne acque il lamento.

 

E sogno ancora i pellegrini erranti

Per vaste selve e nere alte castella

Nido ospitai di fuggitivi amanti;

 

E un vago raggio dell'età fuggita

Al già stanco mio sguardo il mondo abbella...

Odorando la pioggia, amo la vita.

 

(da "Poesie", Treves, Milano 1882, p. 147)

 

 

 

 

ALLA TERRA

 

T'amo, feconda e pia terra, e t'ammiro,

E ti palpo, e di te colmo le mani,

E su te chino il volto, avido, e i sani

Profumi tuoi, riconoscente, aspiro;

 

E in te l'occhio figgendo, in breve giro

Scopro monti e foreste e valli e piani,

E mi smarrisco per recessi arcani,

E dietro a mille vaghe ombre sospiro.

 

E a traverso a' tuoi strati in te sprofondo

Con paurosa voluttà la mente

Fino all'intime viscere del mondo,

 

E bacio il manto tuo florido e bello,

Terra forte, gentil, fida, innocente,

Che ricopri mio padre e mio fratello.

 

(da "Poesie", Treves, Milano 1882, p. 158)

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