domenica 4 agosto 2019

[Al battito]




Al battito
della campana
nell'ultima luce
s'unisce il mio,
grida un passero
volando al riposo.
E sono con te
con la prima stella.


Questa breve poesia senza titolo è di Leo Paolazzi, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Antonio Porta (Vicenza 1935 - Roma 1989). Quando la pubblicò, nella raccolta intitolata Calendario (Schwarz, Milano 1956), lo scrittore veneto, poco più che ventenne, si firmava ancora col nominativo reale. Certamente, chi conosce la parte più famosa dell'opera poetica di Porta, stenta a riconoscere, in questi pochi versi, uno degli autori di poesia sperimentale più celebri del Novecento. Divenne famoso anche grazie alla presenza di suoi versi nella memorabile antologia I Novissimi (Rusconi e Paolazzi, Milano 1961); partecipò alle discussioni e alle riunioni del Gruppo 63, divenendo, in pochi anni, uno dei maggiori esponenti della nuova poesia italiana. Rileggendo però le sue poesie uscite tra il 1960 e il 1989, molte volte si rimane un po' sconcertati; soprattutto quando vi si riscontra un azzeramento del discorso: elemento fondamentale che caratterizza gran parte della poesia dei Novissimi. Insomma, volendo fare un breve commento relativo alla poetica di questo gruppo d'avanguardia, se è vero che l'esperimento può definirsi riuscito, non si può negare una totale freddezza che emanano i testi poetici più conosciuti di Porta, Pagliarani, Sanguineti, Balestrini ecc., che tendono ad allontanare dalla scrittura in versi coloro che non sono in grado di identificare o a cui non interessa cogliere la novità che essi rappresentano. Soltanto nell'ultima opera: Il giardiniere contro il becchino, Porta tornò alla "comunicazione" ed alla "trasparenza"; in particolare con l'ottimo poema intitolato Airone. Parlando di questa precisa poesia, si nota facilmente che il giovane Paolazzi iniziò a scrivere versi ispirandosi, probabilmente, a poeti nostrani come Attilio Bertolucci, Sandro Penna ed il primo Giorgio Caproni. Qui si avverte un vago misticismo, estrinsecato dal battito di una campana, al quale si unisce ritmicamente quello del cuore del poeta; forse si tratta del suono dell'Ave, visto che esso si ascolta nell'ultima luce, ovvero sul far della sera. Dopo la breve descrizione del volo di un passero che grida e poi se ne va a dormire, appaiono gli ultimi due versi non facili, in cui il poeta dichiara di essere insieme a qualcuno (con te) all'apparizione, nel cielo serale, della prima stella. Chi sia questa presenza non è specificato; potrebbe essere la donna amata, che il poeta incontra proprio in quelle ultime ore del giorno; potrebbe essere qualcosa di più astratto, come, facendo riferimento al suono della campana, una entità divina; potrebbe essere infine una persona cara, magari lontana o scomparsa, che è ancora ben presente nella mente del poeta.

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