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| Giovanni Antonelli |
Giovanni Antonelli nacque a Sant'Elpidio al Mare nel 1848 da una famiglia benestante marchigiana. Non ancora adolescente fuggì di casa e ben presto si arruolò nella Marina militare, dove scontò numerosi periodi di reclusione in seguito a punizioni drastiche che ebbero nella sua psiche un effetto devastante. Congedatosi nel 1873, il suo ritorno a Sant'Elpidio non fu gradito, così cominciò a vagabondare in giro per l'Italia, vivendo di espedienti e di elemosine e subendo anche lunghi anni di internamento in ospedali psichiatrici. Una volta uscito dal manicomio, visse per poco tempo in un alloggio del Comune di nascita fino a quando, a partire dal 1909, scomparve per un lungo periodo di tempo. Morì in un ospizio per poveri di Ancona nel 1918. Scrisse molte poesie, per lo più sonetti raccolti quasi tutti in Il libro di un pazzo, volume pubblicato nel 1893 che mostra un uomo dalle idee decisamente rivoluzionarie che non nasconde una grande sofferenza per le oppressive leggi della società e una autentica indole libertaria. È secondo me un peccato che la recente ristampa di quest'ultimo volume, sacrifichi molte delle Rime presenti nella seconda parte dello stesso.
Opere poetiche
"Poesie", C. Corradetti, Sanseverino Marche 1880.
"Il libro di un pazzo", Natalucci, Civitanova Marche 1892.
"Il libro di un pazzo", Tip. Economica, Reggio Emilia 1893.
"Alcuni sonetti", Premiato Stab. Tip. Cooperativo, Fermo 1907.
"Altri sonetti", Stab. Tip. Cooperativo, Fermo 1909.
Presenze in antologie
"Poeti della rivolta", a cura di Pier Carlo Masini, Rizzoli, Milano 1978 (pp. 291-295).
Testi
IL MIO PENSIERO
Vaga attraverso un caos il pensier mio
senza fren, senza meta e senza posa;
e ovunque sorge l'orma spaventosa
che solca il viver tempestoso e rio.
Ei scende e sale il lubrico pendio,
l'orror bevendo d'ogni umana cosa;
e per la via sì vasta e faticosa
nonché la speme mancagli il desìo.
Sì del calice suggo amari i sorsi,
nella piena travolto degli affanni,
che assidui sento nel mio cor dar morsi.
Che tale è il pensier mio son già lung'anni;
ma se arridesse amor co' bei soccorsi
amar tutti vorrei, sino i tiranni.
(da "Il libro di un pazzo")
"Altri sonetti", Stab. Tip. Cooperativo, Fermo 1909.
Presenze in antologie
"Poeti della rivolta", a cura di Pier Carlo Masini, Rizzoli, Milano 1978 (pp. 291-295).
Testi
IL MIO PENSIERO
Vaga attraverso un caos il pensier mio
senza fren, senza meta e senza posa;
e ovunque sorge l'orma spaventosa
che solca il viver tempestoso e rio.
Ei scende e sale il lubrico pendio,
l'orror bevendo d'ogni umana cosa;
e per la via sì vasta e faticosa
nonché la speme mancagli il desìo.
Sì del calice suggo amari i sorsi,
nella piena travolto degli affanni,
che assidui sento nel mio cor dar morsi.
Che tale è il pensier mio son già lung'anni;
ma se arridesse amor co' bei soccorsi
amar tutti vorrei, sino i tiranni.
(da "Il libro di un pazzo")




