domenica 1 luglio 2012

Il bosco e la foresta nella poesia italiana decadente e simbolista

Il bosco e la foresta sono compresi entro l'ampio simbolismo della rigenerazione; nella letteratura antica divennero spesso luogo dove si arriva per allontanarsi dalla civiltà ma anche luogo in cui ci si rinnova interiormente (la "foresta dell'innocenza") ritrovando la purezza ancestrale. Da tener presente anche la famosa "selva oscura" dantesca in cui il poeta si perde e riesce ad uscirne solo dopo aver attraversato un lungo itinerario di conoscenza e purificazione. Il bosco è spesso presente nelle fiabe come luogo insidioso, pieno di pericoli (ci vivono creature sinistre come folletti, streghe e animali feroci) che forse rappresenta la vita con le sue mille difficoltà; ma in quanto buio e misterioso può simboleggiare le zone oscure della realtà istintuale umana nelle quali cade il nostro Io per poi crescere e superare le pulsioni irrazionali che non ci permettono di diventare maturi.



Poesie sull'argomento

Mario Adobati: "La selva mistica" in "I cipressi e le sorgenti" (1919).
Diego Angeli: "Un odore di fumo" in "L'Oratorio d'Amore. 1893-1903" (1904).
Carlo Basilici: "Il Canto delle Foreste" in "Dai poemi" (1904).
Carlo Basilici: "Bosco degli ulivi" in «Poesia», novembre-dicembre 1905.
Ugo Betti, "Passeggiata nel bosco" in "Il re pensieroso" (1922).
Luigi Capuana, "Nella notte, per la foresta" in "Semiritmi" (1888).
Enrico Cardile, "Il laureto" in "Sintesi" (1923).
Francesco Cazzamini Mussi: "Pastello" in "Le allee solitarie" (1920).
Guelfo Civinini: "Notte di stelle" in "I sentieri e le nuvole" (1911).
Guglielmo Felice Damiani, "Nel bosco d'un tempo" in "Lira spezzata" (1912).
Gabriele D'Annunzio: "Le foreste" in "Poema paradisiaco" (1893).
Adolfo De Bosis, "La selva si sfronda..." in "Amori ac silentio e Le rime sparse" (1914).
Giuseppe De Paoli: "L'ultimo inganno" in "Il sistro d'oro" (1909).
Francesco Gaeta, "Il bosco" in "Il libro della giovinezza" (1895).
Diego Garoglio, "Nella pineta" in "Sul bel fiume d'Arno" (1912).
Luisa Giaconi, "Nel bosco" in «Dai nostri poeti viventi» (1896).
Cosimo Giorgieri Contri, "La pineta" in "Il convegno dei cipressi" (1895).
Cosimo Giorgieri Contri, "Altri mondi" in «Nuova Antologia», aprile 1907.
Corrado Govoni, "Nel bosco" in "Le fiale" (1903).
Arturo Graf: "Raccapriccio" in "Dopo il tramonto" (1893).
Arturo Graf, "Notte nel bosco" in "Le rime della selva" (1906).
Virgilio La Scola: "Notte d'aprile" in "La placida fonte" (1907).
Achille Leto, "La foresta" in "Piccole ali" (1914).
Giuseppe Lipparini, "La selva" in "Lo specchio delle rose" (1898).
Olindo Malagodi, "Boschi d'autunno" in "Poesie vecchie e nuove" (1928).
Remo Mannoni, "Notte nel bosco" in «La Stella e l'Aurora italiana», agosto 1905.
Pietro Mastri: "La Selva" in "La meridiana" (1920).
Angiolo Silvio Novaro, "Al bosco" in "Il cuore nascosto" (1920).
Arturo Onofri, "Risveglio del bosco" in "Liriche" (1914).
Angiolo Orvieto, "La pineta" in "La sposa mistica. Il velo di Maya" (1898).
Giovanni Pascoli, "Il bosco" in "Myricae" (2°ed. 1892).
Guido Ruberti: "Per la selva" in "Le fiaccole" (1905).
Fausto Salvatori, "Selva antica, profonda..." in "In ombra d'amore" (1929).
Francesco Scaglione, "Il pianto delle foreste" in "Litanie" (1911).
Emanuele Sella: "Incontro" in "Rudimentum" (1911).
Remigio Zena, "Nei grandi boschi negri di mistero" in "Le pellegrine" (1894).
 

 
Testi

INCONTRO
di Emanuele Sella

...E c'era una fanciulla bella bella in una casa in mezzo a una foresta.
Ed un uomo era stanco della vita opprimente che si vive in una grande città.
Un giorno la fanciulla vide un uomo pallido venire meditando vrso la sua casa.
- Che volete? - gli chiese. Egli rispose:
- Ero stanco di vivere la vita che si vive in una strana foresta dove gli esseri che vivono non pensano che a muoversi. E le piante la chiamano città. L'ho abbandonata e son venuto a rifugiarmi in questo luogo pieno di mistero. -
- Benvenuto! (gli disse la fanciulla), io sono (e gli sorrise) l'Anima di questa sterminata foresta - (e lo baciò).
L'uomo si tolse allora i suoi calzari; ed affondò nel suolo profondo le radici.

(Da "Rudimentum")

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