Devo ammettere che non conosco la poesia contemporanea italiana, ma occasionalmente mi è successo di leggere un'opera poetica di Guglielmo Aprile che mi è parsa di non comune valore, e per questo motivo ne parlo volentieri. Il volume s'intitola Il segreto del melograno, ed è stato pubblicato da Il Convivio Editore in Tivoli, nel febbraio del 2026. Le 68 poesie che lo compongono, si dividono nelle seguenti quattro sezioni: Il soffio che chiama i germogli; La grande guarigione; L’Ariete celeste è riapparso; In cammino verso Eleusi. Il tema dei versi ivi presenti si potrebbe definire unico: l'arrivo della stagione primaverile; ciò che cambia, è il modo in cui viene trattato l'argomento, con l'inserimento di numerosi elementi provenienti da discipline umanistiche (religione, filosofia, mitologia) e scientifiche (cosmologia). Ecco come egli stesso definisce la sua raccolta:
Il segreto del melograno è una raccolta poetica che indaga la dimensione sacrale della natura e il suo linguaggio mitico. Il libro nasce dall’idea che la primavera non sia soltanto un fenomeno stagionale, ma un rito cosmico, un’epifania che rinnova ogni anno i codici simbolici della creazione.
Nei testi si intrecciano figure e motivi provenienti da diverse tradizioni religiose: il dio‑seme che discende nelle viscere della terra, l’Ariete celeste che apre l’anno, il sacrificio del Toro, la pioggia come battesimo, la resurrezione vegetale come promessa escatologica, il mistero di Proserpina, a cui fa riferimento anche il titolo, regina ctonia e custode del rinnovamento delle stagioni. La poesia diventa così un luogo di interpretazione del sacro, un laboratorio in cui mito, cosmologia e immaginario naturale dialogano con la sensibilità contemporanea.
Queste poesie mi sono piaciute molto, e in parte mi hanno ricordato i versi di alcuni grandi poeti italiani, come il Corrado Govoni "vociano", che sostanzialmente si può identificare nella raccolta L'inaugurazione della primavera; come l'Arturo Onofri della fase mistico-antroposofica che coincide con l'ultimo periodo della sua produzione, culminante nel ciclo della Terrestrità del sole e come il primo Giuseppe Conte. Ma ci sono anche delle cose che fanno pensare al simbolismo poetico, e se ci si limita a quello italiano, si potrebbero fare i nomi di Gabriele D'Annunzio (in particolare quello di Alcyone), Gian Pietro Lucini prima maniera, Agostino John Sinadinò delle Melodie e il misconosciuto Emanuele Sella. Si potrebbe continuare, e rilevare alcune somiglianze con le prime opere di Salvatore Quasimodo e dei cosiddetti ermetici fiorentini (Luzi, Bigongiari e Parronchi), e poi c'è qualcosa di Lucio Piccolo. Insomma, anche ai giorni nostri è possibile leggere opere di ottima poesia, che proseguono la migliore tradizione del secolo passato.
Sbirciando un po' sul Web, ho scoperto che Guglielmo Aprile è nato a Napoli nel 1978 ed ha pubblicato le seguenti raccolte poetiche: Ciò che Lazzaro vide, Campanotto 2004; Il dio che vaga col vento, Puntoacapo Editrice, 2008; Nessun mattino sarà mai l’ultimo, Zone, 2008; Primavera indomabile danza, Oedipus, 2014; L’assedio di Famagosta, Lietocolle, 2015; Calypso, Oedipus 2016; I masticatori di stagnola, Lietocolle 2018; Il talento dell’equilibrista, Landolfi, 2018; Elleboro, Terra d'Ulivi 2019; Il giardiniere cieco, Transeuropa 2019; La strage degli aquiloni, Robin Edizioni 2019; Teatro d’ombre, Nulla Die 2020; Farsi amica la notte, Landolfi, 2020; Immane e oscuro, Oedipus 2021; Falò di carnevale, Fara, 2021; Il sentiero del polline, Kanaga 2021; Sinfonia del mare, Il Convivio 2021; Thanatofobia, Progetto Cultura 2022; La scoperta del fuoco, Leonida 2022; Quando gli alberi erano miei fratelli, Tabula Fati 2024; Tutto l'oro del mondo, Carabba 2024; Appunti eoliani, Fara 2024; Beatitudini, Fara 2025. Ha inoltre collaborato con svariate riviste pubblicando studi su D’Annunzio, Luzi, Boccaccio, Marino e sulla poesia del Novecento. Un'autopresentazione dell'autore si può leggere qui.
Ecco per concludere due poesie tratte da Il segreto del melograno.
UNANIME È IL RISVEGLIO
Primavera, tempo non è dei timidi:
con spavalderia innocente il merlo
si vanta del ramo che ha conquistato,
primo bastione della città in cui
il suo vessillo canoro può issare
dopo l’assedio; e lucertole e insetti
e i più minuscoli e schivi abitanti
dell’aria e delle acque, e i molti popoli
brulicanti che strisciano o che volano
tra i rami e le radici, nella zolla
e nell’erba, di solito nascosti,
fatti audaci dopo la pioggia, a un tratto
escono in avanscoperta dall’arca
che sotto terra attende che l’inverno
abbia fine, Noè sopravvissuti
ai lunghi geli, e furtivi s’inoltrano
per quell’angolo anonimo di prato
umile e incolto, e avidi lo esplorano:
è tutto il mondo ai loro occhi, è a loro
soltanto che appartiene, è il loro regno
ed ora lo rivendicano – figli
della terra resuscitata, a un ordine
unanime obbediscono, a un comando
che dagli antri in cui il popolo delle ombre
venera Ades li convoca a emergere,
per nominarli suoi vassalli e membri
dell’esercito verde, per eleggerli
eredi anche se per un solo giorno
delle vergini vastità e sovrani
su un dominio che ha un trono in ogni stelo
e per frontiera il cerchio delle nuvole.
(da "Il segreto del melograno", Il Convivio Editore, Tivoli 2026, p. 32)
GNOSI DEL VENTO
Mi chiama, il vento: ha da confessarmi
un qualche suo segreto
tremendo e dolce, una storia che mai
a nessun uomo raccontò finora:
è a me che è venuto ad offrire
la spiga che il suo scrigno
alato custodisce; ed io in ascolto
a piedi su un viadotto
o su una strada qualunque in cui il traffico
è più rado, mi apro
alla sua ardua gnosi,
ai misteri del fuoco e della pioggia,
al delizioso arcano
che dell’erba e del sole e di ogni onda
fa che l’infinita si compia
resurrezione; e ovunque
la sua eco mi giunga o mi trascini
la sua corsa, ricevo
quel suo sottile, intermittente oracolo
che una cosa sola ripete:
che vivo è il mondo, e il suo respiro è sacro.
(da "Il segreto del melograno", Il Convivio Editore, Tivoli 2026, p. 82)

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