Nel giorno che celebra le donne, pubblico un post con due poesie dedicate a due scrittrici italiane dei secoli passati: Carolina Invernizio (Voghera 1858 - Cuneo 1916) e Ada Negri (Lodi 1870 - Milano 1945). I versi sono rispettivamente di un poeta crepuscolare: Marino Moretti (Cesenatico 1885 - ivi 1979) e di un poeta futurista: Paolo Buzzi (Milano 1874 - ivi 1956). Carolina Invernizio, pur nascendo a Voghera, visse per lungo tempo a Firenze, dove pubblicò i suoi romanzi più importanti, tra i quali si ricordano: Rina o l'angelo delle Alpi (Salani, Firenze 1877); Il bacio di una morta (Salani, Firenze 1888); La sepolta viva (Gazzetta di Torino, Torino 1896). Già dai titoli si può intuire la predilezione, da parte della scrittrice lombarda, per le storie che abbondavano di elementi macabri e terrificanti; uno stile approssimativo (che molto ricorda quello dei feuilletons di Xavier de Montépin) con intrecci che uniscono sentimentalismo, pateticità e sadismo, caratterizzano i romanzi della Invernizio, che, pur rappresentando una letteratura di consumo, ebbero vastissimo successo. Marino Moretti, nei versi della poesia riportata di seguito a questo commento, dichiara di essersi appassionato ai romanzi della Invernizio, al contrario dei suoi coetanei, che preferivano leggere Verne o comunque altri autori. Ma nella poesia dello scrittore romagnolo compaiono anche molte tracce della classica ironia che caratterizzò la lirica di altri crepuscolari, come Guido Gozzano.
Ada Negri ebbe umili origini e, giovanissima, iniziò a professare l'insegnamento nelle scuole elementari; nel contempo, grazie alla pubblicazione delle sue prime opere poetiche: Fatalità (Treves, Milano 1892) e Tempeste (Treves, Milano 1896), si impose sia presso il pubblico che negli ambienti letterari, in qualità di versi d'ispirazione umanitaria, socialista e femminista. La sua carriera di poetessa proseguì in direzioni diverse: dapprima si avvicinò a toni dannunziani (ne fanno fede le raccolte Il libro di Mara, Treves, Milano 1919 e I canti dell'isola, Mondadori, Milano 1924); i suoi ultimi versi invece mostrano una donna sofferente e meditativa, che trova sollievo alle sue pene grazie ad una autentica fede religiosa (Vespertina, Mondadori, Milano 1930; Il dono, Mondadori, Milano 1936). Scrisse anche delle opere in prosa (Le solitarie, Castoldi, Milano 1917; Stella mattutina, Mondadori, Milano 1921; Sorelle, Mondadori, Milano 1929), che però non raggiunsero mai il livello delle poesie, per le quali è ancora oggi discretamente ricordata. Paolo Buzzi inserisce, all'interno della sezione intitolata Amicizie del Poema dei quarantanni, una poesia dedicata alla "Maestrina di Lodi"; in effetti i toni sono amichevoli (il poeta dà del tu alla Negri), a dimostrare che ci sia stata vera amicizia tra i due; i versi riassumono il carattere e il modus operandi di Ada Negri: ribelle durante la giovinezza, nomade negli anni della maturità (a seguito della separazione dal coniuge si trasferì per un periodo a Zurigo), e quindi sentimentale, sia per la nascita della figlia Bianca, a cui dedicò molte poesie, sia perché, abbandonato definitivamente lo spirito rivoltoso che ne aveva caratterizzato la prima fase poetica, furono proprio i sentimenti ad entrare prepotentemente nei suoi versi.
DUE SCRITTRICI IN DUE POESIE
CAROLINA INVERNIZIO
di Marino Moretti
Quale dolcezza a me ti ravvicina
oggi pensando a un tuo libro di morte
o al tuo nome di serva. Carolina?
Qual bacio infame, qual delitto, quale
segreto, quale terribile sorte,
quale peccato, qual genio del male?
Ah che tu mi sorridi oggi, né gaia
né triste, ma un po' - forse - irrequieta,
da un vecchio volto quasi d'operaia;
mi riconosci e m'accenni col dito,
poi sospettosa mi sdegni, poeta
moderno che non ha cuor di bandito;
e non mi credi, temi il mio sorriso,
forse mi scacci. Ascolta: io credo in te
come all'Inferno, come al Paradiso,
come alla Vita; ed umilmente t'amo
ed umilmente t'ascolto perché
tu sai ciò che non so, che non sappiamo;
e la tua vecchia ossuta mano io bacio,
lorda di sangue, macchiata d'inchiostro,
in quel suo gesto che scaccia il mendacio.
Ascolta, ascolta! Io t'amo, e tu sei forse
l'infanzia mia, quella che andava a scuola
malvolentieri e non cantò né corse,
e mai non ebbe carità fraterne
dai suoi compagni e non lesse una sola
storia, una sola pagina di Verne!
Gli altri parlavan di navigatori,
d'arcipelaghi in fiamme, di villaggi
aerei, di corsari e minatori,
di carovane, di terre lontane,
o facevano i più strani viaggi
in non so quanti giorni o settimane:
stringendo il libro tuo ch'io preferiva
io li guardava i miei compagni, attento,
dubbioso ancor della Sepolta Viva;
io li guardava con la faccia smorta,
con la mia smania di pervertimento,
dubbioso ancor del bacio della Morta!
Qual triste morbo, quale orribil vizio
mi riportava a te dalla mia pena
tuttor confusa, anonima, Invernizio?
Oual fascino dei sensi e della vita
dava a me stesso una risposta oscena
per ogni mia domanda indefinita?...
Ma oggi dolce il tuo pensier mi lega
ai tuoi fantasmi e a te mi ravvicina,
oggi ch'io sono quasi un tuo collega,
oggi che taci e muori, Carolina!
[da "Poesie (1905-1914)", Treves, Milano 1919, pp. 142-144]
ADA NEGRI
di Paolo Buzzi
La tragedia lombarda
delle terre
grasse ai signori
e metifiche ai paria
è sul tuo viso tutto maschera e lampi:
nella voce Tua
l'Adda ritorna
co' suoi divini argenti
e il gorgoglio d'ira bollente
alle pile del Ponte di Lodi:
Tu canti all'Italia
il facile canto possente
del fiume che viene dal Nord:
scintillano le tue rime ed i tuoi ritmi
dell'elettrica presa di Tresenda: ardi
sempre fanciulla: erri
sempre zingara: fissi
sempre medusa l'astro da rendere tuo.
E sei madre:
ed hai pianto:
e sorridi:
e più speri:
e la tua viscera bella intona alto il suo canto.
(da "Poema dei quarantanni", Edizioni Futuriste di "Poesia", Milano 1922, pp. 208-209)

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