domenica 15 luglio 2018

Poeti dimenticati: Ettore Moschino


Nacque a L'Aquila nel 1867 e morì a Roma nel 1941. Oltre che poeta fu drammaturgo, narratore e giornalista. Completò i suoi studi a Napoli; qui strinse amicizia con Gabriele D'Annunzio, divenendone fervente ammiratore. Si trasferirsi quindi a Roma, dove collaborò a varie riviste e iniziò la sua carriera di letterato. La sua unica raccolta di versi: I lauri, uscì nel 1908. In questo volume, che diede una certa notorietà allo scrittore abruzzese, si evidenzia, oltre all'influenza del conterraneo ed amico D'Annunzio, una certa ricorrenza di temi cari alla poesia decadente. In seguito proseguì la sua attività giornalistica nonché letteraria, pubblicando negli anni alcuni poemi drammatici, romanzi e novelle.   



Opere poetiche

"I lauri", Treves, Milano 1908.




Presenze in antologie

"Antologia della lirica italiana", a cura di Angelo Ottolini, R. Caddeo & C., Milano 1923 (pp. 413-414).
"La fiorita francescana", a cura di Tommaso Nediani, Istituto italiano d'arti grafiche, Bergamo 1926 (pp. 113-115).



Testi

AMEBEO D'AMORE. ALL'ALBA

Schiude l'Aurora i veli
bianchi a le fiamme d'oro;
s'alzano in lento coro
sospiri umani a' cieli.

Brilla un lume soave
su le innocenti cose,
da le rose odorose
sorge un bisbiglio d'ave.

Trema ne le fontane
l'inno de gli astri spenti;
giungon echi su' vènti
di campane lontane.

Oh prodigio! Oh fervore
del mondo che s'innova!
Ei richiama a sua prova
l'onnipossente amore!

Tutto rinasce, e assorta
sola in tuo sogno taci?
Oh terrore! Tu giaci
sì come Ofelia: morta!

(dalla rivista "Poesia", ottobre 1905)




IL CIGNO

Il Sol, che per le vie grigie de l'aria,
il pallido invernale oro distende,
calando nella gran selva risplende
come lampada in urna funeraria.

Non grido o passo ne la statuaria
calma; non ala il marsio bosco fende.
Morte, le ninfe: sol la nebbia scende
grave ne la tristezza solitaria.

Canta un cigno su 'l lago: dolcemente
canta, ed invoca la sua bianca assente;
ma poi che tutto ne l'ombra soggiacque,

ei, reclinando il puro collo a l'acque,
e l'ali aprendo a foggia d'una lira,
stanco, l'armoniosa anima spira...

(da "I lauri")


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