martedì 1 maggio 2018

Poeti dimenticati: Antonio Barolini


Nacque a Vicenza nel 1910 e morì a Roma nel 1971. Oltre che poeta, fu prosatore e giornalista; quest'ultima attività divenne la principale, allorché, sposatosi con una scrittrice statunitense, si trasferì in America. Decisamente al di fuori dalla poetica degli ermetici, Barolini preferì sempre la chiarezza del linguaggio; i temi che ritornano più spesso nei suoi versi, sono quelli degli affetti familiari, dei paesaggi e della variegata umanità con cui entrò in contatto nelle diversissime fasi della sua vita. Pochi furono ad elogiarlo ai suoi tempi, pochissimi oggi lo ricordano, malgrado fosse in possesso di qualità poetiche non indifferenti.



Opere poetiche

"Cinque canti", Corridoni, Vicenza 1930.
"Statua ferma", Degli Orfini, Genova 1934.
"La gaia gioventù e altri versi agli amici", Ediz. dell'Asino Volante, Vicenza 1938.
"Il meraviglioso giardino", Ediz. del Pellicano, Vicenza 1941.
"Poesie di dolore in morte di Caterina e tre preghiere in aggiunta", Il Pellicano, Vicenza 1943.
"Viaggio col veliero San Spiridione", Il Pellicano, Vicenza 1946.
"Il veliero sommerso", Il Pellicano, Vicenza 1949.
" La gaia gioventù e altri versi agli amici" (2° ed. aumentata), Neri Pozza, Venezia 1953.
"Elegie di Croton", Feltrinelli, Milano 1959.
"Poesie alla madre", Neri Pozza, Venezia 1960.
"Il meraviglioso giardino" (nuova edizione), Feltrinelli, Milano 1964.
"L'angelo attento, Il meraviglioso giardino e altre poesie inedite", Feltrinelli, Milano 1968.



Presenze in antologie

"L'antologia dei poeti italiani dell'ultimo secolo", a cura di Giuseppe Ravegnani e Giovanni Titta Rosa, Martello, Milano 1963 (pp. 1011-1020).



Testi

MEMORIA

Sei andata lontano,
di là dalle pesanti
strade del nulla, madre;
se più non odo il tuo richiamo
e sta con te profonda
la stessa voce dei morti,
che non parla non pesa e non ha eco,
non è distinta e tace
fonda nel cuore umano.

Le tue vesti,
i capelli scompigliati dal vento
sulla spiaggia;
l'afrore di tempesta, di salso
e la pioggia intermittente:
«Non andare più avanti,
il mare è fosco,
è tempo di vestirsi,
il tuo giubbino...»
Questa voce sospesa
nei frantumi dell'aria.
Le vestigia dei miei piedi
gracili di fanciullo:
l'onda le lambiva,
le spianava.
Le buche abbandonate tra i badili,
i secchielli
tra i castelli demoliti di rena.
La sorella fuggiva,
cherubino di bronzo che sparì:
si schermiva tra le risa
le alghe
le conchiglie.

La tua voce,
madre, tace di là,
né odo più
se mai si esprime
in un rapito suono.
Sulla rena,
ogni vestigia è cancellata.
Io fui:
ogni bontà, ogni trastullo.
La giovinezza è stata

(da "Poesie alla madre")




MEMORIA DI ADRIANO

Adriano,
dalle ali d'arcangelo,
impasto di fango urbano.

Ti abbarbicavi ai prodigi
dei calcoli perfetti
col candore dei maledetti dalla ricchezza;
e la furberia dei felici
che non credono a nulla
e a niente sono ligi,
tranne che ai loro sogni.

Ti ho portato
uno strano amore:
un misto di rispetto e di rabbia,
uno sconfinato affetto
e un fastidio per la tua gabbia
e per il tuo Cristo profano.

Ma poi,
quando te ne sei andato,
ti ho donato ghirlande
e solo ghirlande di devozione.

Non troveremo mai più
un maestro così prepotente,
per dare misura alle nostre pazzie di giustizia
e per gridare che il mondo
è fatto anche dalla povera gente!

(da "L'angelo attento, Il meraviglioso giardino e altre poesie inedite")

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