venerdì 21 marzo 2014

La primavera in 10 poesie di 10 poeti italiani del XX secolo

BALLATA DELLA PRIMAVERA
di Sergio Corazzini (1886-1907)

O Primavera, Sandro Botticelli
sentì fiorire in cuore i tuoi rosai
poi che ti seppe come niuno mai
ne la soavità de’ suoi pennelli.

Ancor io, giovinetta, una fiorita
di mammole e di rose ebbi nel cuore
e m’era dolce assai tuo venimento
e m’era triste assai tua dipartita;

non oggi, o Primavera, ché il Dolore
come tarlo nel cuor rodere io sento
quasi per demoniaco incantamento;

non oggi, o Primavera, ché di spine
fatte del mio buon sangue porporine
come Cristo ho corona ai miei capelli.

(Da "Dolcezze", 1904)




A CELLINO
di Mario Novaro (1868-1944)

Uccellin che non ti vedo,
dove canti così lieto?
ruvida l’aria, nudi i rami,
ancora è inverno, e tu già canti?

- Primavera viene viene viene
sì sì sì primavera viene:
io lo so, io lo so, io lo so -
oh come folle tu canti! ma dove?

Nel cuore nel cuore tu canti:
invisibile ti vedo ti sento:
nell’aria ruvida, sui nudi rami
annunzi che viene, che sempre ritornerà.

(Da "Murmuri ed echi", 1912)




PRIMAVERA BORGHESE
di Enrico Cavacchioli (1885-1954)

Tardi viali, impigriti nell'ombra calda dell'ultimo sole!
Si confondono le cose in una nube diafana di lontananza
e gli alberi protendono le grandi braccia vestite
di una frangia verde di foglie vive,
sui sedili solitari: dove bisbigliano gli amanti primaverili.
Quest'angolo di mistero spalanca i panorami azzurri
del desiderio in tutte le pupille che sognano,
e il desiderio ad ogni istante si raddoppia.
Passano una alla volta, coppia dopo coppia,
uomini e donne avvolti in mantelli di tenebre.
Vanno col passo stanco come se indugiassero sui loro baci,
come se camminassero sulle loro parole dolcissime:
nel paese degli innamorati
che la primavera accende di piccole lucciole sentimentali.
La città si è dimenticata del grande giardino, che vive
all'ombra solitaria della sua decrepitezza,
ed all'infuori di queste ombre d'amore, che passano
abbracciate, forse per una volta sola, in cerca della gioia,
nessuno disturba il silenzio della solitudine borghese:
nemmeno i grilli!
Gli alberi soli si profilano nel cielo, dondolando
le braccia, quasi che ad ogni coppia che passa
e si allontana sulla cadenza dei baci lunghissimi,
volessero lanciare una pioggia di fiori:
come un pugno di confetti.
Diventano più violetti
ad ogni minuto: poi s'inchinàno alle stelle
in un gaglioffo saluto,
e s'addormentano in un'estasi generale
immobili: per non turbare con la presenza importuna
questi falsi richiami ciabattoni
di falsi innamorati: troppo ubriachi di luna....

(Da "Cavalcando il sole", Edizioni di Poesia, Milano 1914)




QUADRETTO DI PRIMAVERA
di Virgilio Giotti (1885-1957)

Un solco lungo e dritto, che la pioggia
molta ha ripieno, e ove si specchia il cielo
azzurro tra vivace ortaglia. In cima
un pezzetto di prato umido e fresco.
Dietro v'è una stradetta. Io non la vedo.
Me l'asconde la siepe con la bianca
sua fioritura. Questo vo guardando
dalla finestra: lo guardo e m'allegro.

(Dalla rivista «Circoli», novembre-dicembre 1931)




PRIMAVERA CITTADINA
di Vincenzo Cardarelli (1887-1959)

Fra tuoni allegri e raffiche puerili
la primavera mette i suoi colori
e spiega la sua bandiera
come una cerimonia militare
che si svolge con qualunque tempo.
Di giorno in giorno avanza
l'irrompente stagione.
E già la terra è piena
del suo passaggio
e del suo fresco e molle detrito.
Il biancospino è fiorito e sfiorito
aspettando la polvere di maggio.
Gli alberi che vedemmo lungo il fiume
tutto un inverno nudi
hanno le foglie nuove e i tronchi neri.
Una vita incredibile e segreta
scorre in quei fusti umidi e adorni
di sì tenera chioma.
A pie' dei vecchi muri
le prode rinverdite
son come carne d'adolescente,
e si risentono i ruderi.
Ma le orgogliose piante sempreverdi
non conoscono primavera.
Decorosa tristezza di quegli alberi,
ornamento dei nostri giardini,
che ottobre non denuda
e aprile non rinnova.
Insensibili piante. Sono pari
ai monumenti cui fanno corona
e non sospirano che il plenilunio
e un usignolo che le consoli.

(Da "Giorni in piena", Quaderni di Novissima, Roma 1934)




GIOIA PRIMAVERILE
di Olinto Dini (1873-1951)

Ho smarrito il passato;
mi sembra nuova questa
gioia primaverile.
Negli occhi ho un dolce stupore:
simile a quello d'un fiore
che, appena sbocciato,
vede l'aprile.

(Da "Voci della mia sera", L'Eroica, Milano 1937)




PRIMAVERA DEL '54
di Piero Bigongiari (1914-1997)

Grige le sere, come vetro il mondo
su cui posando il piede non s'incrina,
sul tuo sorriso ultimo una brina
si sfarina leggera lacrimando.

Le rose gialle péstano l'azzurro
del cielo, un'altra verità indistinta
romba nel gridìo del silenzio, aumenta
fitto i suoi voli tenebrosi il merlo

sull'inferriata dove già s'è punta
le mani un'altra primavera, spunta
peloso il cardo sonnacchioso, cerco
con gli occhi invano dove può coincidere

il riso concitato con quel pianto
che non ha occhi per sgorgare, il lampo
col suo baleno, il mio terreno esistere
con la falcata che stramazza o il volo

dell'ibis sul nilo, estratto il piede
dal canneto fangoso verso i Morti...
un'altra verità, terra, o che porti
senz'ali a ognuno che in attesa crede?

(Da "Il corvo bianco", Edizioni della Meridiana, Milano 1955)




PRIMAVERA DI TOMBE
di Luigi Fallacara (1890-1963)

Sulla pietra tombale il brullo suolo
si costella iridato di licheni,
primavera di tombe. E appena un volo
tacito di colombe l'aria tiene.

Così stride la foglia secca quasi
flauto segreto che soltanto i venti
conoscono con musiche pervase
da melodie che hanno un solo accento.

Alla morte sepolta ancora arride
misteriosa una stagione estrema,
con le foreste minime sui gelidi
pavimenti del tempo e il tempo preme.

Verdi aloni, mollezze di velluto,
là tra i pori dei marmi, nel tessuto
delle vene di pietra e, sopra i labbri
delle crepe, leggere ocre e cinabri.

Gocce di primavere in noi sfiorite
macchie, là, superfici della vita
combaciate col buio della morte,
e non saprai giammai quale è più forte.

(Da "Celeste affanno", Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 1956)




PRIMA NOTTE DI PRIMAVERA
di Mario Luzi (1914-2005)

Che muore, che nasce
ora che un brontolio di tuono sgretola
l'altezza della notte, annunzio
improvviso di primavera che rompe il sonno...

Generazioni su generazioni
d'uomini chi vinto chi levato
nella fierezza dei suoi mali, età
profonde con dolore una nell'altra,
in una sofferenza, in un sol punto
premono, fanno tutte ressa, e geme
e cigola da pila a pila il ponte
oscuro verso l'ultima campata
e la pianta protesa dalla radice al frutto.

Porto la mano sulla fitta, ascolto.
Prima notte di primavera, gonfia
e lacera tra l'avvenire e l'essere.

(Da "Dal fondo delle campagne", Einaudi, Torino 1965)




PRIMAVERA
di Fernando Bandini (1931-2013)

Il cielo è meno altezzoso:
si piega su noi volentieri,
trasmette nuove regole
mescola azzurro e suoni di clacson.

Chiusi in casa i nemici del poeta
affilano punte
di frecce sul loro display.

(Da "Santi di Dicembre", Garzanti, Milano 1994)

Nessun commento:

Posta un commento