venerdì 14 febbraio 2014

L'amore in 10 poesie di 10 poeti italiani del XX secolo

AMORE, PRESTO...
di Gaetano Arcangeli (1910-1970)

Amore, presto, sono
una luce che cade,
un'ora che declina...

Tu, ora che ascende,
tu, luce che si accende,
calore che si apprende,
non tardare più oltre
- non deviare! - a volgermi
quell'atteso baleno che mi salva...

Volgiti a questa parte, passo vivo
alacre dell'amata, qui scandisci
il ritmo del mio giorno, non altrove!

Qui qualche cosa giace disperata.

(Da "L'Appennino e nuove poesie", Mondadori, Milano 1963)





COME GLI UCCELLI
di Luigi Bartolini (1892-1963)

Abbiamo fatto, con l’Anna, come gli uccelli;
abbiamo fatto il nido in aprile
anzi, no, era di maggio, al primo, al due,
quando ci siamo messi a fare come gli uccelli,
ad ammassare stecchi tagliati da borzacchini.
Io sono andato dove strepono le macchine,
ho tagliato i legni con le mie mani
ho misurato tre metri per due.
E un baracchino tenero s’è rizzato per campi
dove stiamo in pensiero, io e la Anna,
a vedere cosa fa il lugubre mondo
e cosa fanno, invece, gli uccelli.

(Da "Poesie 1911-1963", Rebellato, Padova 1963)





NOI ABBRACCIATI LA NOTTE
di Libero De Libero (1906-1981)

Noi abbracciati la notte,
noi vide la notte a riva
del fiume sommersi
nel volto e nei capelli.
Noi l'aurora scoprì
strettissimi all'ala
delle mani e dementi:
e un albero, un altro albero
ancora ne parla alla gente.
Notizia avrai da un frutto
mangiato a primavera.

(Da "Romanzo", All'Insegna del Pesce d'Oro, Milano 1965)





DISTACCO
di Francesco Gaeta (1879-1927)

Partivi l'indomani. Io mi scuotea
da l'amor tuo siccome dal sopore
de la morfina, a cui chi cede muore:
un'osteria marina ci accogliea.

E ne la contentezza annegavamo
del cuor profondo il tremito, il richiamo:

e più ciascuno li fuggiva, e tanto
più in sé cercava tremito e rimpianto.


Entrò di suonatori un gruppo roco;
volò, fra i mandolini, una canzone
del tempo a noi felice... Ed un alone
sul monte Somma spaziò, di fuoco;

la vetta partorì quindi il lunare
disco; formicolò d'argento il mare:

pensavi tu, piangendo fra le mani
stellate di brillanti, a l'indomani.

(Da "Poesie d'amore", Laterza, Bari 1920)





L'ERBA, IL SILENZIO IL MUOVERE DELL'OMBRA
di Alfonso Gatto (1909-1976)

Soli, nel pianto tuo della mattina,
l'erba, il silenzio, il muovere dell'ombra,
e gli steli del vento. Il tuo sollievo
è di vederti calma nell'attesa
ch'io giunga da lontano, il tuo riposo
è la speranza d'incontrarci a sera
per caso in un inverno.

Lasciarti per sparire,
per essere il tuo cielo dove guardi
senza rimorsi, avere il tuo rimpianto,
la tua memoria, le tue mani vuote...

Forse è più dolce piangermi che avermi.

(Da "Poesie d'amore", Mondadori, Milano 1973)





AMORE
di Guido da Verona (1881-1939)

Cadeva una sera d'estate sul bel Tibidabo,
sul bel Tibidabo che matura grappoli di soli.
Allora così le parlai, nella grande
ombra delle sue trecce ravviluppate,
che mi pesavan sul cuore:

 «E inoltre ancora, o donna passante,
così, non altro che così, donna, è l'amore.
Solleva i tuoi occhi di barbara;
il mio cuore oggi t'inghirlanda;
sei bella come l'estate - io sento ardere in me
la fiamma quasi d'oro del tuo colore di ghianda -
e ridi!... Ho bisogno di ricordarmi
che hai riso un giorno sul bel Tibidabo.

 E inoltre ancora, o donna passante,
se vuoi che il mio cuore come polvere
turbini quando sarò più distante,
laggiù, dove l'ombra del crepuscolo
trascina il profumo de' rosai,
da questa città luminosa, grande, bianca, non mia,
ridi, barbara!... tu sarai
un'ombra nel sole d'esilio che m'illumina la via».

 Ecco, e le campane delle chiese
uscivano dalle chiostre, brillando;
le ville sparse cantavano di chitarre assonnate:
vampe immobili di rosai
ridotti a mucchi di polline ubriacavano l'estate.

 «Ecco: ed inoltre ancora
la strada mi porterà più distante:
le fiamme del sole bruceranno
sul bel Tibidabo senza me.
Ieri, mi ricordo, nelle trecce
portavi un pettine cesellato
come le ebree di Marrakesh.
Ecco, da ieri tu sei
per me la donna che ho incontrata
passando in una strada sconosciuta,
colei che in un giorno di sole
rideva sul bel Tibidabo,
quell'ultima ond'io sentirò le trecce pesarmi sul cuore,
poichè per l'anima d'un navigatore
così, non altro che così, barbara, è l'amore».

(Da "Il libro del mio sogno errante", Corbaccio, Milano 1933)





IL TRENO
di Umberto Marvardi (1903-1990)

In questo treno che non ferma più,
amore, ci sei tu, e non so dove.
Ti cerco in ogni carrozzone e il treno
corre per piani, rimbomba per monti,
scavalca abissi e dei fiumi si bagna.
ormai sono crollati tutti i ponti,
immoti i mari e il verde, anche, ristagna.

Amore, ecco, d'azzurro ora m'appari:
nuvola bianca, sussurro di cielo,
sorriso d'aria rosa sul tramonto.

E il treno corre, corre dal profondo,
dentro la ferma notte luminosa.

(Da "Immagini e preghiere", De Luca, Roma 1972)





POESIA D'AMORE 
di Daria Menicanti (1914-1995)

Le giornate si sono fatte lunghe
i nembi caldi, soffici; marino
quasi
il vento guerriero.
E mi porta farfalle e cartoline
e sull'angolo 
te,
un irto di capelli e di sontuose
baruffe,
ma assai caro
egualmente,
assai caro.

(Da "Canzoniere per Giulio", Manni, San Cesario di Lecce 2004)





ANCHE TU SEI L'AMORE
di Cesare Pavese (1908-1950)

Anche tu sei l'amore.
Sei di sangue e di terra
come gli altri. Cammini
come chi non si stacca
dalla porta di casa.
Guardi come chi attende
e non vede. Sei terra
che dolora e che tace.
Hai sussulti e stanchezze,
hai parole - cammini
in attesa. L'amore
è il tuo sangue - non altro.

(Da "Poesie del disamore", Einaudi, Torino 1977)





TENEREZZA
di Nicola Vernieri (1893-1965)

L'invisibile spola della vita
già t'ha tessuto la sottile ragna,
di fili e nodi ai polsi ed alle dita,
     o dolce mia compagna.

Intorno agli occhi restano del riso
i raggi spenti; e sulla fronte chiara
il cuneo del corruccio già t'ha inciso
     la sua virgola amara.

Nel bel mantello dei capelli neri
c'è un riflesso d'argento che traluce:
forse un baco che fila fra i pensieri,
     o un punto che si sdruce?

Tu pure dunque l'età triste incalza?
Oh! potessi portarti senza fine
sul tempo, in braccio, come bimba scalza
     sui cardi e sulle spine!

(Da "Itinerario", Istituto Statale d'Arte, Urbino 1954)

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