giovedì 13 febbraio 2014

10 poesie d'amore di 10 poeti italiani del XIX secolo

FINALMENTE!
di Vittoria Aganoor (1855-1910)

Dunque domani! il bosco esulta al mite 
sole. Ho da dirvi tante cose, tante 
cose! Vi condurrò sotto le piante 
alte, con me; solo con me! Venite! 

Forse... - chi sa? - non vi potrò parlare 
subito. Forse, finalmente sola 
con voi, cercherò invano una parola. 
Ebbene! Noi staremo ad ascoltare. 

Staremo ad ascoltare i mormoranti 
rami, nello spavento dell' ebrezza; 
senza uno sguardo, senza una carezza, 
pallidi in volto come agonizzanti.

(Da "Poesie complete", Le Monnier, Firenze 1912)





SE NON CI SEI...
di Giovanni Camerana (1845-1905)

Se non ci sei, mi sembra un sepolcreto
Questo villaggio;
Svanita è la malìa del paesaggio,
Del verde idillio queto,
Se non ci sei.

Se non ci sei, rifaccio il mio sentiero
A fronte bassa,
E i colli, i fior, la nuvola che passa,
Tutto mi è strano e nero
Se non ci sei.

Se non ci sei, se non ti leggo in volto
Che sai ch’io t’amo,
Che irrequieto ti sogno e ti chiamo,
Che il raggio mio m’è tolto
Se non ci sei;

Se non ci sei, mi avvinghia oscuramente
Nelle sue braccia
La Noia, incùbo dalla tetra faccia;
L’ore son nebbie lente
Se non ci sei;

Ma se ti trovo, sfuggon via col volo
Delle farfalle;
Ride la casa, un cantico è la valle,
Un trillo d’usignuolo,
Quando ti trovo!

(Da "Poesie", Einaudi, Torino 1968)





QUI REGNA AMORE
di Giosuè Carducci (1835-1907)

Ove sei? de’ sereni occhi ridenti
A chi tempri il bel raggio, o donna mia?
E l’intima del cor tuo melodia
A chi armonizzi ne’ soavi accenti?

Siedi tra l’erbe e i fiori e a’ freschi venti
Dài la dolce e pensosa alma in balía?
O le membra concesso hai de la pia
Onda a gli amplessi di vigor frementi?

Oh, dovunque tu sei, voluttuosa
Se l’aura o l’onda con mormorio lento
Ti sfiora il viso o a’ bianchi omeri posa,

È l’amor mio che in ogni sentimento
Vive e ti cerca in ogni bella cosa
E ti cinge d’eterno abbracciamento.

(Da "Rime nuove", Zanichelli, Bologna 1910)





IL VIADOTTO
di Gabriele D'Annunzio (1863-1938)

Ella era meco. Forte stringeva il mio braccio ed ansava
contro il gran vento, muta, pallida, a capo chino.

Ahi, trascinato amore! Pareami sentire in su 'l braccio
(ella stringea piú forte) premere un peso immane.

Ahi, trascinato amore, con triste menzogna, per tanto
tempo, in sí dolci luoghi! Luoghi già tanto cari

Cupa, di sotto gli archi del ponte, muggiva in tempesta
ampia di querci e d'elci la signoria dei Chigi;

ma dal contrario colle, tra i mandorli scossi, ridea,
quale da rupe un gregge pendulo, Aricia al sole.

Pendula Aricia al sole ridea su la conca profonda:
ombra mettean le nubi cerula ne la fuga.

Era un Tirreno in vista, di lungi, una spada raggiante;
eran, di lungi, i boschi isole tutte d'oro.

Ma pe 'l mio cuor mutato, pe 'l duro cuor mio da le cose
ruppero in van fantasmi, ahi, del goduto bene!

Sorsero da le cose fantasmi bellissimi. Ed ella,
auspice Sole, ed ella era pur bella in vano!

Era pur bella, o Sole. Stringeva il mio braccio ed ansava,
contro il gran vento, muta, pallida, a capo chino.

Non a lei forse ignara parlavan le cose nel vento?
“Ei piú non t'ama, o donna misera! Ei piú non t'ama!”

(Da "Versi d'amore e di gloria", Mondadori, Milano 1968)





BIANCA
di Mario Giobbe (1863-1906)

Io v'ho, Bianca, rivista. Oh, voi non vale
niun'altra bellezza, ed io mi scuso
se d'amare altra femmina ricuso
come per voto. In fiero atto regale

voi passaste, e una dolce maraviglia
il cor de i riguardanti conquistò,
ognun con disiose, immote ciglia
sino in fondo a la via v'accompagnò.

Un cor di lodi allor subitamente
levossi intorno, e ognun s'estasiava
lodandovi. Sol io, muto, tremava,
come per suo rimorso un delinquente.

Né rimorso maggior credo che sia
di questo che ne l'anima mi sta:
d'aver con voi, per non so qual follia,
ripudiato la felicità.

(Da "Gli amori", Bideri, Napoli 1891)





AMORE
di Giuseppe Maccari (1840-1867)

Io t'amo, e il mondo mi sia pur nemico.
Solitario fra l'ombre de' giardini
Su la pura collina a Dio ne parlo,
Ed egli eternamente a me ti sposa.
Io t'amo, come de' gesmini al fino 
Olezzare, che l'anima saetta,
Per soavezza il capo si declina.
Io t'amo, ed or che la campagna langue,
In cerca vo della fragrante rosa;
Dimando un'infantile primavera,
Onde comporre a te l'inno più bello,
Che mai sonasse su le greche labbra.

Vo pe' viali lucidi ed aperti;
Ed ogni arbore tremola, ogni foglia
Al purissimo vento dell'autunno.
Il cocchio corre su la strada, e intorno
Passa qualche fanciulla, onde s'accresce
La serena bellezza di natura.
Fugge il mattino; scenderò dal colle.
Io l'andrò ricercando nelle chiare
Vie del paese; ch'oggi è dì festivo,
E vanno in giro tutte le donzelle.
Per gaiezza mi ride ogni pensiero.

(Da "Poesie e lettere", Barbera, Firenze 1867)





GABRIELLA
di Giuseppe Revere (1812-1889)

Cantai de' verdi paschi l'allegrezza,
e de' salici l'ombre addolorate
sovra i lucidi marghi de' fluenti
rivi canori,

dove tra l'erbe molli arcana spunta
la viola, sospiro delle meste
anime che pietose hanno pensiero 
de' cari estinti.

E là fuggendo la implacata guerra
della fortuna, ai verecondi amplessi
dello spirto chiamai la dipartita
donna del cuore.

A te i lividi fior colti nel tardo
campicel della mente, o Gabriella,
e de' miei ritmi il memore concento
che ancor t'invoca.

(Da "Opere complete", Fozani, Roma 1896)





SE APPARI...
di Giacinto Ricci Signorini (1861-1893)

Se appari - tra i chiari
Ricami del velo,
Io vedo, - e non credo,
Un lembo di cielo.

Se, o giglio - vermiglio,
Sollevi la testa,
Si sfrena, serena
Nel cuore la festa.

Ma, quando - guardando
Mi volgi un saluto,
S'ammorza - ogni forza
Mi sento perduto.

(Da "Poesie e prose", Zanichelli, Bologna 1903)





NON MI PROMETTERE...
di Igino Ugo Tarchetti (1839-1869)

Non mi promettere,
Eterno amore,
Lascia che libero
Batta il tuo core:
Non ti lagnare,
Non ti crucciare
Se amore i caldi
Giuri non tiene...
L’amor sen va
L’amor sen viene.

Nulla promettimi,
Voglio i tuoi baci;
Oggi puoi darmeli?
Baciami e taci.
Non vo’ giurare
Non vo’ pensare
Se il cor domani
Pur tuo sarà....
L’amor sen viene
L’amor sen va. 

(Da "Tutte le opere", Cappelli, Bologna 1967)





AMORE VIVO
di Remigio Zena (Gaspare Invrea, 1850-1917)

Amo il biondo ed il fuoco; amo l'estate 
Più della primavera, 
Le donne indebitate, 
Trenta e quaranta, la rossa e la nera. 

Amo gli acri profumi e la riviera, 
Musset, le schioppettate, 
La birra di Baviera 
E il compagno di Sant'Antonio abate. 

Ed amo te, Francesca, 
Te bionda come la birra tedesca, 
Te infocata che abbruci e che consumi, 

Che a Montecarlo sei, 
Circondata da un nuvolo d'ebrei. 
Spumeggiante nel brago e nei profumi. 

(Da "Tutte le poesie", Cappelli, Bologna 1974)

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