domenica 8 novembre 2026

"Endecasillabi" di Francesco Pastonchi

 Endecasillabi è il titolo dell'ultima raccolta poetica di Francesco Pastonchi (Riva Ligure 1874 - Torino 1953); fu pubblicata dalla Mondadori di Milano nel 1949. Personalmente ritengo sia - insieme a I versetti (Mondadori, Milano 1930) - la migliore opera in versi dello scrittore ligure. In questo libro, come in quello precedentemente citato, si può leggere un Pastonchi "nuovo"; come scrisse Cesare Angelini (un estimatore ed un fedele lettore del poeta rivasco) in un articolo apparso sul Corriere della Sera del lunedì del 15 giugno 1970¹, nella raccolta del 1930 e in Endecasillabi si nota "la novità di uno scrivere più svelto, più scarnito". Pur mantenendo un rigore formale che accompagnò il suo excursus poetico dall'inizio alla fine, in queste pagine il Pastonchi tende alla sintesi, in certi casi all'epigramma; una caratteristica che lo accomuna all'ultima fase della poesia di Ada Negri (1870-1945): scrittrice lombarda che pubblicò indimenticabili opere poetiche tra l'ultimo decennio dell'Ottocento e il primo quarantennio del Novecento. Che Endecasillabi rappresenti il momento più alto della poesia di Pastonchi lo dimostrano anche le scelte fatte dai pochi (purtroppo) curatori di antologie della poesia italiana del XX secolo, che tennero presente il nome del poeta ligure².

La raccolta, di 176 pagine, è divisa in nove sezioni; la seconda, la sesta e la nona portano il titolo dell'unica composizione poetica che contengono, rispettivamente sono: La danza con la compagna perduta, Notte fine anno e Don Giovanni; le altre s'intitolano: Orgoglio (19 poesie); Infanzia (12 poesie); Paesi (16 poesie); Punte secche (13 poesie); Firenze (18 poesie); Pianto d'Elia (7 poesie).

Chiudo riportando quattro testi poetici che si trovano in Endecasillabi.







URTI


Urti nella mia cauta solitudine

come di prora che approdi improvvisa

a mute rive. Attendo ma senza ansia.

Nessuno. Eppure non m'illusi. O forse

la barca tragittò sogni e silenzio…

Allora un poco in me piango e sorrido.


(da "Endecasillabi", Mondadori, Milano 1949, p. 24)





CAMELIE


Estatico giardino di camelie,

ch'io visitavo con Luisa. Dame

dissepolte da una profonda villa,

strane con bande di capelli bianchi,

m'usciano incontro, sorrideano «Caro»

mi accarezzavano con morte dita

io repugnando. «Va, povero piccolo,

divèrtiti, ma non toccare i fiori.»

Solo! Mia gloria percuotere il piede

su quel soffice suolo tra gli arbusti

lucidi irrigiditi. «Non toccare

i fiori.» In me sgomento era d'urtarli,

cauto. Allora di colpo, come tocca

da invisibili mani, una camelia

si staccava, cadeva con un tuffo

sordo a' miei piedi: e un'altra ancora, tacita

si sfogliava crollandone disciolti

i petali. Oh, stupore. Mi arrestavo

colpevole, batteami il cuore: un Dio

mi giudicava, severo, in silenzio.


(da "Endecasillabi", Mondadori, Milano 1949, p. 45)





L'ANFORA


Fallace forma. Ecco, e tu piangi: rotta

è l'anfora, né t'importa di satiri

e di ninfe vagamente dipinte

intorno rincorrendosi, e la snella

grazia che somigliava te levando

le braccia per ravviarti i capelli.

Piangi davanti ai vani cocci sparsi,

piangi ché più non recherai dal fonte

la fresca linfa e fanciullezza ormai

è per sempre finita, ahimé, per sempre.


(da "Endecasillabi", Mondadori, Milano 1949, p. 59)





VENTO


Arduo traversar la via col vento

che t'investe. E di che tremi? Perfetta

sei nelle sete che aderendo stampano

il tuo corpo. Ahi ma i riccioli con lenta

arte composti su la breve fronte

te li scompiglia il crudele ebro. Omai

non s'usa tanta follia di carezze.

Sbadato è amore. Maledetto vento!


(da "Endecasillabi", Mondadori, Milano 1949, p. 100)





SALE


In queste sale quasi nude, calme

d'antica luce, talvolta vi stanno

a conversar melodiose donne,

moderne d'atti e pur già come assorte

d'oltre il tempo, composte in attitudini,

per mano d'un tuo gran pittore, magiche.


(da "Endecasillabi", Mondadori, Milano 1949, p. 121)




NOTE

1) Tale articolo di Cesare Angelini (1886-1976), intitolato Una vita sul ritmo dei sonetti si può leggere nel volume Ricordo di Francesco Pastonchi, a cura di Franco Contorbia, Carlo Carena e Marziano Guglielminetti, edito dalla Interlinea di Novara nel 1997.

2) Sono due le antologie più rilevanti che includono il nome di Francesco Pastonchi. In L'antologia dei poeti italiani dell'ultimo secolo, a cura di Giuseppe Ravegnani e Giovanni Titta Rosa (Martello, Milano 1963), da Endecasillabi sono state trascritte le poesie: Novità; Risveglio; La Domenica; Senso; Collina piemontese; Paese natale; Lungarno; Sole di febbraio. In I poeti italiani del XX secolo, a cura di Alberto Frattini e Paolo Tuscano (La Scuola, Brescia 1974), dalla medesima raccolta si leggono due poesie: Abbiamo staccato i cavalli e Sole di febbraio. 



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