Nel 1967, l'editore Laterza, pubblicò una cospicua scelta antologica della produzione poetica in lingua italiana di Albino Pierro (Tursi 1916 - Roma 1995), poeta conosciuto e stimato soprattutto per le sue opere in versi dialettali. In questo volume, che s'intitola Appuntamento (1946-1967), è possibile fare la conoscenza di un buon poeta italiano, non inferiore ai più conosciuti contemporanei. La selezione qui presente, percorre tutta la fase temporale in cui Pierro si dedicò alla scrittura di versi in lingua italiana, partendo da Liriche (1946) e giungendo ad Agavi e sassi (1960); nell'ultima parte del libro si trovano anche alcune Poesie inedite scritte tra il 1960 ed il 1967. Leggendo questi versi, si percepisce come Pierro possa essere inserito nelle correnti e nelle scuole antiermetiche, sviluppatesi nell'immediato secondo dopoguerra del Novecento; alcune liriche ricordano da vicino certa poesia neorealista, e, volendo fare dei nomi di poeti che gli somigliano, si potrebbero citare i corregionali Rocco Scotellaro e Giulio Stolfi, così come il lombardo Umberto Bellintani; c'è poi, in comune col friulano David Maria Turoldo, una sentita e schietta religiosità, così come la consapevolezza amara di vivere in una società spietata, del tutto estranea ai buoni sentimenti che scaturiscono dai cari ricordi e dagli affetti; minori elementi comuni sono identificabili con un altro celebre conterraneo di Pierro: Leonardo Sinisgalli.
Chiudo riportando
tre poesie italiane di Albino Pierro, tratte da questo libro che è divenuto per
me assai prezioso, poiché grazie ad esso, finalmente, ho scoperto un poeta
d'indubbio valore, che merita di essere ricordato maggiormente. I versi sono
preceduti da un elenco delle opere poetiche in lingua italiana dello scrittore
tursitano.
Opere poetiche
"Liriche",
Palatina, Roma 1946.
"Nuove
Liriche", Danesi in via Margutta, Roma 1949
"Mia madre
passava", Fratelli Palombi, Roma 1956
"Il transito
del vento", Dell'Arco, Roma 1957
"Poesie",
Roma, 1958
"Il mio
villaggio", Cappelli, Bologna 1959
"Agavi e
Sassi", Dell'Arco, Roma 1960
"Appuntamento
(1946-1967)", Editori Laterza, Bari 1967.
Testi
A SERA
Neri tetti,
cielo diafano:
sillabe prime
della dolce sera.
All'orizzonte,
qua e là i
villaggi come a scatti erompono
dalle tenebre:
bianche
luminarie.
Un cipresso
laggiù sembra un gigante
misterioso ch'è
prossimo al cammino
disperato fra gli
astri.
E un brivido mi
assale
al ricordo di te
che sei lontana.
(da
"Appuntamento", Laterza, Bari 1967, p. 27)
OGGI
Non si ha più il
tempo di pensare
a ciò che fu
nostro:
lacrime sogni
speranze
ansie dolori
gioie,
non sono più la
magìa
non sono più la
poesia.
C'è una sola
ebbrezza che ci possiede:
l'ebbrezza del
fare,
che rifugge dalle
scorie ingombranti;
è come se
brandissimo un'ascia
per fare
giustizia dei trucioli
destinati al
tribunale del fuoco.
Questo mondo,
non è che una
pista di lancio:
occorre
attraversarlo in fretta
con occhi bene
aperti,
e senza un
tremito nelle ciglia,
questo mondo:
la saetta si
scarica decisa
nel punto giusto
da colpire.
Corpi, solo
corpi, sempre corpi,
ecco la nuova
magìa;
avere, sempre
avere e accumulare,
o soltanto avere
senza accumulare,
questa la poesia.
Non si ha più il
tempo di volgersi al cielo stellato:
son cose queste
da monaci di clausura,
da carrettieri
che cantano e guardano in alto
per non cadere
nel sonno.
Via, tutte queste
cianfrusaglie da perdigiorno,
da malati gravi
di ospedale:
la vita è moto,
è un tirar dritto
alla meta,
palla di
moschetto.
L'uomo
non sa più
volgersi intorno
alla ricerca di
un palpito di vita nascosta;
passa, cieco, e
va oltre,
mentre gli occhi
tristi di una bambina
che si stringe a
una bambola
fra le cupe
rovine della sua casa,
lo seguono, e lo
vedono sparire,
come un
personaggio vestito di ferro
d'una favola
dimenticata.
(da
"Appuntamento", Laterza, Bari 1967, pp. 63-64)
IL CONTADINO E LA
MORTE
Un contadino del
mio paese
bussò una sera
alla mia porta;
voleva che gli
spiegassi
il mistero della
morte.
E ci sedemmo al
fuoco,
ma prima
d'incominciare
udimmo che il
vento fischiava.
«Ditemi,
signorino,
dove vanno le
anime dei morti?
Può esserci un
luogo così grande?»
e i suoi occhi
erano assorti.
Non risposi.
Guardavo la
fiamma che scoppiettava;
pensavo
all'infinito dolore
e al nostro
piccolo cuore.
(da
"Appuntamento", Laterza, Bari 1967, p. 116)
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