lunedì 12 marzo 2018

Nella casa di N. compagna d'infanzia


Il vento è un aspro vento di quaresima,
geme dentro le crepe, sotto gli usci,
sibila nelle stanze invase, e fugge;
fuori lacera a brano a brano i nastri
delle stelle filanti, se qualcuna
impigliata nei fili fiotta e vibra,
l'incalza, la rapisce nella briga.

Io sono qui, persona in una stanza,
uomo nel fondo di una casa, ascolto
lo stridere che fa la fiamma, il cuore
che accelera i suoi moti, siedo, attendo.
Tu dove sei? sparita anche la traccia...
Se guardo qui la furia e se più oltre
l'erba, la povertà grigia dei monti.



Questa poesia di Mario Luzi (Firenze 1914 - ivi 2005) l'ho estratta dalla pagina 200 del libro del poeta toscano: Tutte le poesie, Garzanti, Milano 1993; all'indice, il titolo è seguito, tra parentesi, dalla data di composizione: 1950. Uscì per la prima volta nella raccolta Primizie del deserto (Schwarz, Milano 1952). Rappresenta, insieme alle altre liriche del volume appena citato, una nuova fase della poesia di Luzi, che qui abbandona, almeno in parte, quell'ermeticità testuale che l'aveva profondamente caratterizzata in precedenza, a favore di una chiarezza che, però, mantiene una sorta di enigmaticità. Dal titolo si evince facilmente che Luzi, nel momento in cui scrisse questi versi, era all'interno dell'abitazione di una compagna dell'infanzia; quest'ultima, alla quale si rivolge, risulta però assente. Il poeta, che probabilmente si trova seduto davanti al caminetto, in una giornata ventosa e fredda di fine febbraio o d'inizio marzo (è il periodo della quaresima), sta attendendo qualcosa o qualcuno. Forse aspetta il ritorno improvviso della vecchia compagna, di cui, a parte l'assenza, non si sa molto di più (è nota soltanto la lettera iniziale del nome), o forse qualcos'altro non ben chiarito. Più di un critico ha detto, parlando di questi versi, che trattasi di un'amara constatazione del passare del tempo, di una triste meditazione su ciò che, cogli anni, svanisce per sempre; secondo questa tesi, il vento impetuoso rappresenta una forza implacabile che rende palese la transitorietà e l'instabilità dell'esistenza umana. Qualunque sia l'intenzione che ha spinto il poeta a scrivere questi versi, non si può negare che siano molto affascinanti, tra i migliori dell'intera opera poetica luziana.   

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