venerdì 9 settembre 2016

Poeti dimenticati: Corrado Alvaro

Nacque a San Luca (Reggio Calabria) nel 1895 e morì a Roma nel 1956. Molto noto per i suoi romanzi, la sua attività poetica è praticamente sconosciuta. L'unico libro di versi che pubblicò è incentrato sulla tremenda esperienza della Grande Guerra, a cui Alvaro partecipò uscendone ferito alle braccia dopo appena un anno. Le poesie che seguirono la raccolta d'esordio, che molto somigliano a dei racconti in versi, oltre che ritornare sugli eventi bellici, spesso descrivono situazioni familiari, ricordi d'infanzia e di gioventù, amori trovati e perduti ed altro ancora.



Opere poetiche

"Poesie grigioverdi", Lux, Roma 1917.
"Il viaggio", Morcelliana, Brescia 1942.





Presenze in antologie

"Antologia della lirica italiana", a cura di Angelo Ottolini, R. Caddeo & C., Milano 1923 (pp. 310-311).
"Le più belle pagine dei poeti d'oggi", 2° edizione, a cura di Olindo Giacobbe, Carabba, Lanciano 1928 (vol. I, pp. 13-24).
"Poesia d'amore del Novecento", a cura di Paola Decina Lombardi, Mondadori, Milano 1992 (pp. 161-163).
"Poesia italiana 1224-1961. Un'Antologia", a cura di Antonio Carlo Ponti, Guerra, Perugia 1996 (pp. 220-221).
"Le notti chiare erano tutte un'alba", a cura di Andrea Cortellessa, Bruno Mondadori, Milano 1998 (pp. 185-186; 263-267).




Testi

A UN COMPAGNO

Se dovrai scrivere alla mia casa,
Dio salvi mia madre e mio padre,
la tua lettera sarà creduta
mia e sarà benvenuta.
Così la morte entrerà
e il fratellino la festeggerà.

Non dire alla povera mamma
che io sia morto solo.
Dille che il suo figliolo
più grande, è morto con tanta
carne cristiana intorno.

Se dovrai scrivere alla mia casa,
Dio salvi mia madre e mio padre,
non vorranno sapere
se sono morto da forte.
Vorranno saper se la morte
sia scesa improvvisamente.

Di’ loro che la mia fronte
è stata bruciata là dove
mi baciavano, e che fu lieve
il colpo, che mi parve fosse
il bacio di tutte le sere.

Di’ loro che avevo goduto
tanto prima di partire,
che non c’era segreto sconosciuto
che mi restasse a scoprire;
che avevo bevuto, bevuto
tanta acqua limpida, tanta,
e che avevo mangiato con letizia,
che andavo incontro al mio fato
quasi a cogliere una primizia
per addolcire il palato.

Di’ loro che c’era gran sole
pel campo, e tanto grano
che mi pareva il mio piano;
che c’era tante cicale
che cantavano; e a mezzo giorno
pareva che noi stessimo a falciare,
con gioia, gli uomini intorno.

Di’ loro che dopo la morte
è passato un gran carro
tutto quanto per me;
che un uomo, alzando il mio forte
petto, avea detto: Non c’è
uomo più bello preso dalla morte.
Che mi seppellirono con tanta
tanta carne di madri in compagnia
sotto un bosco d’ulivi
che non intristiscono mai;
che c’è vicina una via
ove passano i vivi
cantando con allegria.

Se dovrai scrivere alla mia casa,
Dio salvi mia madre e mio padre,
la tua lettera sarà creduta
mia e sarà benvenuta.
Così la morte entrerà
e il fratellino la festeggerà.

(Da "Poesie grigioverdi")





BALLATA IN CERCA DI PADRONE

Ho nella mente un paese
con un cimitero e due chiese.
Nel cimitero la biada cresceva
e falciata il guardiano la vendeva
ché in quel paese tutto era giardino.

In quel paese tutto era giardino,
cuore d’uomo e di femmina persino.
Cori e danze eran belli a vedere
nella malinconia di certe sere
quando il mondo pareva là finire.

Ed a me piacque meglio di seguire
armi e tamburo, e seppi mal patire
andando con la sacca pesa indosso
spezzato nervo a nervo e osso a osso.
Ogni mio straccio verde sventolava.

Come i bambini dietro a una fanfara,
così contento e giulivo marciava.
Ma il mondo è grande e nessuno s’è accorto
che per l’amor di tutti sarei morto,
per pagare le colpe di nessuno.

Amor deluso, nessuno ti vuole,
né il tuo paese dal troppo sole,
né la gente che tu seguisti puro
tutto superbo al rullo d’un tamburo.
Buona gente, per servo chi mi vuole?


(Da "Il viaggio")

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