domenica 14 giugno 2026

Il calcio in 10 poesie di 10 poeti italiani del XX secolo

 Il primo ricordo che ho del calcio - avevo quattro anni - è una bandiera improvvisata dell'Italia, disegnata su un foglio di carta da mio zio, appiccicata con lo scotch ad un bastoncino di legno. Lo zio me la regalò e mi disse di andare fuori (mi trovavo in casa dei nonni) e di sventolare quella piccola bandiera con gioia e fierezza, perché la Nazionale Italiana di Calcio aveva battuto la Germania Ovest ai Mondiali, e gli rimaneva soltanto la gara finale col Brasile per vincere il torneo più prestigioso del mondo; era il 1970. Negli anni successivi il calcio trovò sempre più spazio nei miei interessi ed anche nei miei giochi coi compagni d'allora: iniziai ad acquistare le figurine della Panini di Modena, e il relativo album; ebbi in regalo più palloni che non sempre erano idonei alle partite di calcio, ma sempre e comunque finivano per essere presi a calci; con gli amici cominciai ad organizzare "partitelle" in campi improvvisati o sul selciato dei cortili più spaziosi che riuscivamo ad individuare nei dintorni delle nostre abitazioni; con grande sorpresa e soddisfazione, la sera di una vigilia di Natale mi fu regalato un biliardino, e così il calcio entrò anche in casa mia (ma in realtà vi era già entrato, perché tramite la Tv, insieme a mio padre già seguivo le trasmissioni calcistiche più famose di allora: 90° minuto e La Domenica Sportiva). Poi, per un periodo durato circa tre anni, mi allontanai dal calcio, come se ne avessi fatto indigestione. Durante l'adolescenza tornai a seguire lo sport più popolare d'Italia, ed esultai insieme ai miei genitori la sera dell'undici luglio 1982, quando la Nazionale Italiana si impose ai Mondiali disputati in Spagna. A quei tempi ancora mi succedeva di giocare a pallone, quasi esclusivamente a scuola, nelle ore di educazione fisica, quando un certo maestro di ginnastica ci consegnava un pallone dicendoci: «Prendete, e andate a farvi una partitella in cortile»; la maggior parte di noi, allora studenti liceali, acconsentivano all'invito, e cominciava così una divertente pausa di circa un'ora, in cui si provava a tornare bambini e a giocare con un entusiasmo puerile, già quasi dimenticato. Poi gli anni trascorsero velocemente, ed io seguii il calcio a fasi alterne; tutt'ora lo seguo, ma in modo decisamente moderato. Parlando di poesia, credo che se si può individuare in questo sport, va cercata nel versante ludico, del puro divertimento; tutto ciò lo trovo come al solito negli anni dell'infanzia, quando il tifo - almeno per me - era qualcosa di esclusivamente gioioso: non c'era alcun odio per gli avversari; i calciatori con le loro maglie colorate così come le società calcistiche, facevano parte di un gioco meraviglioso, e pur avendo particolarmente a cuore una solo team, ricordo che mi piaceva tutto dello sport chiamato "calcio".    



IL CALCIO IN 10 POESIE DI 10 POETI ITALIANI DEL XX SECOLO



ALLEGORIA DEL CALCIO

di Vittorio Emanuele Bravetta (1889-1965)


Volubile globo, sospinto,

respinto, conteso a gran furia

da catapulte viventi,

tu, gonfio di folli entusiasmi,

rifiuti, sprezzante, se puoi

le braccia protese a divieto

e, sfrombolando, trasvoli

finché nella rete agognata

t'impigli e la chiami fortuna.

Strana vicenda, la tua,

di prigioniero felice

e ti saluta la folla

con alti clamori, impazzita:


sarebbe questa la Vita?


(da "Il sole dorme", Rebellato, Cittadella Veneta 1962, p. 68)





GIOCO DEL CALCIO

di Nicola Ghiglione (1915-1990)


                                                                  ad un portiere

Hai più sentito nella presa

di un pallone il senso oscuro

della vita la vittoria che

geme sul salterio di un

prato che fu verde? Allora

era provincia.

Ora sei ricco più di quanto d'oro

non ti riversa la palla sulla traversa

e il cuore degli ultras è rischio

di rovina, l'esplosione che uccide.


[da "Finestre. Poesie edite e inedite (1939-1968)", De Ferrari, Genova 1991, p. 249]





DOPO UNA PARTITA DI CALCIO

di Carlo Martini (1908-1978)


Tutto fu vano. Affranti i giocatori

lasciano il campo a capo chino e lenti:

era, questa, partita decisiva.

Il gonfalone, come vinta vela,

s'affloscia a terra.

                             Già cala la sera

sullo stadio arruffato di giornali

con i rapidi «eroi» della domenica.

Un freddo vento questa ormai inutile

carta mulina in sconsolati vortici.

Qualcuno piange. Qualcuno che fu

per tutta l'ora un urlo di passione

nello stadio incendiato dall'amore.

È la speranza che, finita in nulla,

posa cenere al cuore ammutolito.


(da "Poesie", Mursia, Milano 1961, p. 137)





TARDELLI

di Roberto Mussapi


Le ombre dei pipistrelli abbacinati

dai fari, in alto, qui nel cristallo della luce

verde la rete perforata,

come se un gelo più grande di ogni grido

protraesse il già stato, fissandolo per sempre

mentre l'occhio guardava oltre le carni

in un punto preciso, sulla terra:

senza contatto, come senza erano 

i corpi trapassati da quello sguardo:

mentre le forze nel fango hanno incontrato

il destino, e il dettato riempie l'esatta forma:

e una solitudine strana

oltre le prime barriere, oltre le gradinate

si perdeva negli occhi mentre l'esecuzione

feroce traboccava negli altri

e una ragione antica feriva i ginocchi,

piegati sull'erba elettrica, in ginocchio

sulla terra, il giorno e la sera resterà verde

non pioverà, e non ci saranno bambini sulle

tribune, le loro bocche, i loro occhi facili

al pianto prosciugati dal sole in una gola,

mentre il tempo acquatico non attendeva il fischietto

non attendeva il ritorno, immobile nel grido nel

deserto verde nel mistero degli occhi in quella

linea oltre i corpi, come se dalla ferita

della fronte gli occhi

riverberassero nel mare e in un grande

silenzio il sangue si tuffasse

nella luce, mentre il grumo dell'anima

ringhiava, "Non ho parlato con voi e con

nessuno, qualcosa ho dato", e la mente

già lacerata nel grido, lontano, come in un

                                                   tabernacolo

della battaglia trovasse

oltre gli spalti, la propria pace.


                                                                       11 luglio 1982


(da "Poesie", I Quaderni del Battello Ebbro", Porretta Terme 1993, pp. 54-55)





ALLO STADIO ANDAVAMO PRESTO

di Giovanni Raboni (1932-2004)


Allo stadio andavamo presto, 

non volevamo perdere 

la partita prima della partita. 

In campo, uguali da confonderli 

a dei giocatori veri, i ragazzi 

delle squadre chiamate primavera. 

Guardarli era una pura meraviglia. 

Forse perché correvano sul prato 

con furibonda leggerezza 

come se fosse, quello che facevano, 

davvero un gioco – o forse 

perché l’altra cosa, la vera, 

doveva ancora cominciare, 

era ancora tutto davanti a noi 

con le sue ombre sanguinose, 

con il suo cupo carico di gloria.


(da "Tutte le poesie 1919-2004", Einaudi, Torino 2024, parte seconda, p. 141)





FOOTBALL

di Vito Riviello (1933-2009)


Quante volte all’imbrunire

abbiamo creduto che la rondine

fosse il gol temibile in zona Cesarini,

la freccia scagliata dall’asso

in dribbling appassionato,

sogna ed avanza, avanza

e sogna il portiere in aria,

poi lascia partire un tiro

dalla criniera dell’erba

ch’è il volo di ritorno in Africa.


(da "Tutte le poesie", La Sapienza, Roma 2019, p. 177)





STORIA DI UN PALLONE

di Gianni Rodari (1920-1980)


Caduto nel fossato,

un anziano pallone

narrava al vicinato

(la rana, il gamberone)


le sue passate gesta,

quando, ad ogni partita

era il re della festa,

tra una folla impazzita.


- Migliaia d'occhi umani

guardavano me solo!

E quanti battimani,

che grida, ad ogni volo!


Elastico balzavo

Da un giocatore all'altro,

sfuggivo anche al più bravo,

ingannavo il più scaltro.


Correvo per il campo

(che sia, voi lo sapete...)

rapido come il lampo

guizzavo nella rete:


allora nello stadio

scoppiava il finimondo.

Io riprendevo subito

L'allegro girotondo...


- Capisco, eri un campione, -

fece un ranocchio, - ma,

scusa l'indiscrezione,

come finisti qua?


Strappato, il poveretto,

ai suoi sogni di gloria,

rimase un po' interdetto,

poi… narrò un'altra storia:


- La vita ogni domenica

ben dura mi rendevano:

ventidue giocatori

a calci mi prendevano...


(da "Filastrocche per tutto l'anno", Einaudi, Torino 2011, pp. 130-131)





POSSO IGNORARE IL GIOCATORE DI CALCIO...

di Roberto Roversi (1923-2012)


Posso ignorare il giocatore di calcio come lui

ignora me – e la sua maglia o palla

che sibila sull’archetto del violino da porta a porta.

È ilare il silenzio quando il sole cade ruotando

sullo stadio delle giovani iene e disperde farfalle

farfalle bianche fra le gambe dei soldati assiepati.

Il silenzio percuote gli occhi di uno di questi che vuole le cose

grida, la voce impaziente non promette niente di buono

il giocatore di calcio con la palla al piede scatta

la clessidra stabilisce la fine della partita

tu solo, demone, tu solo specchio dell’inerme vulcano

approfitti del tramonto per chiudere il combattimento

inseguito da voci di trombe lunghe e bandiere.

Il libro della memoria aspetta la sua ora. Ma è

già compiuto, dicono.


(da "La partita di calcio", Pironti, Napoli 2001, p. 26)





GOAL

di Umberto Saba (Umberto Poli, 1883-1957)


Il portiere caduto alla difesa

ultima vana, contro terra cela

la faccia, a non veder l’amara luce.

Il compagno in ginocchio che l'induce

con parole e con mano, a rilevarsi,

scopre pieni di lacrime i suoi occhi.

 

La folla – unita ebrezza – par trabocchi

nel campo. Intorno al vincitore stanno,

al suo collo si gettano i fratelli.

Pochi momenti come questo belli,

a quanti l’odio consuma e l’amore,

è dato, sotto il cielo, di vedere.

 

Presso la rete inviolata il portiere

– l’altro – è rimasto. Ma non la sua anima,

con la persona vi è rimasto sola.

La sua gioia si fa una capriola,

si fa baci che manda di lontano.

Della festa – egli dice – anch’io son parte.


(da "Tutte le poesie", Mondadori, Milano 1988, p. 444)





DOMENICA SPORTIVA

di Vittorio Sereni (1913-1983)


Il verde è sommerso in neroazzurri.

Ma le zebre venute di Piemonte

sormontano riscosse a un hallalì

squillato dietro barriere di folla.

Ne fanno un reame bianconero.

La passione fiorisce fazzoletti

di colore sui petti delle donne.


Giro di meriggio canoro,

ti spezza un trillo estremo.

A porte chiuse sei silenzio d’echi

nella pioggia che tutto cancella.


(da "Frontiera. Diario d'Algeria", Guanda, Parma 2013, pp. 24-26)



da "Almanacco illustrato del calcio 1983", Edizioni Panini, Modena 1982, p. 398






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