La Gazzetta Letteraria artistica e scientifica è il titolo di un settimanale artistico-letterario che fu fondato a Torino da Vittorio Bersezio nel 1876, come supplemento del quotidiano La Gazzetta Piemontese; le sue ultime pubblicazioni comparvero nel 1902. Pur inserendo, nelle sue pagine, articoli inerenti a discipline assai diverse fra loro, la poesia qui trovò sempre ampio spazio, e così alcuni tra i poeti italiani più illustri - sia quelli di fine Ottocento che d'inizio Novecento - pubblicarono svariati componimenti in versi sulla rivista torinese; a proposito di poeti che compaiono sulle pagine della Gazzetta Letteraria, si ricordano i nomi di Enrico Panzacchi, Domenico Milelli, Edmondo De Amicis, Arturo Graf, Contessa Lara, Arturo Colautti, Giovanni Marradi, Luigi Conforti, Ugo Fleres, Marino Marin, Pompeo Bettini, Alfredo Baccelli, Giuseppe Lesca, Augusto Ferrero, Diego Garoglio, Guido Menasci, Gustavo Balsamo Crivelli, Cosimo Giorgieri Contri, Ernesto Ragazzoni, Guelfo Civinini, Aurelio Ugolini, Vincenzo Gerace, Giuseppe Lipparini, Térésah, Francesco Gaeta, Gustavo Botta. Le poesie pubblicate dalla rivista, probabilmente furono lette e tenute ben presenti dai poeti crepuscolari provenienti dal capoluogo piemontese (Gozzano, Chiaves, Gianelli, Oxilia e altri ancora), che di lì a poco avrebbero pubblicato i loro versi su altre riviste e in volume. Ecco, infine, tre poesie uscite per la prima volta sulla Gazzetta Letteraria: sono tre sonetti di tre poeti che, in modi differenti, furono molto vicini alle poetiche del decadentismo e del simbolismo, molto in voga durante il periodo temporale in cui uscì la Gazzetta Letteraria. Sarebbe a mio parere opportuno non trascurare questa rivista, se in futuro qualcuno volesse porre l'attenzione sulla nascita e lo sviluppo della poesia decadente e simbolista italiana.
LA DAMA DELLA MENTE, ANGELICATA…
di Alberto Sormani (1866-1893)
La Dama della mente, angelicata,
biancovelata e quasi trasparente,
verso di me veniva dolcemente:
la mano mi sporgea di fiori ornata.
Ed ai suoi piedi appassionatamente
io mi gettai e con voce accorata
- Ritorna, dissi, come sei già stata!
L'ideal non è questo della mente.
Immortale sarà l'amore mio,
puro e sublime come tu lo vuoi! -
ma tu non star troppo vicina a Dio, -
diventa un po' più pura, perdi l'ale,
riprendi i "nervi" ed i difetti tuoi, -
ritorna calda, tenera, mortale!
(dalla «Gazzetta Letteraria», 23 marzo 1889)
«ERRANS PER LUMINA VESPERI»
di Cosimo Giorgieri Contri (1870-1943)
Spesso in questi oziosi ermi tramonti
ov'io solitario, entro la pace
che pei viali limpida si piace
e cui tu, morituro astro, sormonti,
spesso a la vista mia, più che ai non pronti
spirti, qualche mulièbre ombra fugace
appare e ogni altro affanno in me si tace:
ch'io vo membrando le soavi fronti
i belli occhi che amai, li occhi lontani,
le fronti or forse in languid'atto inchine
sul cereo fior delle convulse mani;
e una tristezza lenta in me si posa
come cadenti sopra un molle crine
silenziosi petali di rosa.
(dalla «Gazzetta Letteraria», 15 agosto 1891)
LA BIFRONTE
di Giuseppe Lipparini (1877-1951)
Il poeta foggiò, sognando, un vago
idolo: e diede vita a la bifronte
erma; e rifulse su l'alterna fronte
il pallor di una molto amata imago.
Così animato dal novello mago
specchiossi il marmo ne la pura fonte
che zampillava giù da l'ermo monte
e facea tra i mirteti un picciol lago.
«Quand'ella venne meco nei pomari
misteriosi ove Afrodite impera
— ricorda — così bianca ell'era e muta.»
Or la duplice imagine quei chiari
occhi fissa ne l'alto, e la preghiera
non la scuote. Anche in sogno, ella rifiuta.
(dalla «Gazzetta Letteraria», 2 gennaio 1897)

Nessun commento:
Posta un commento