domenica 21 giugno 2020

"Juvenilia" di Italo Dalmatico


Ecco una raccolta poetica che pochissimi conoscono, scritta da Italo Dalmatico¹, a cui qualche anno fa dedicai un post inserendolo tra i poeti dimenticati. In verità di lui si seppe e si scrisse ben poco anche ai suoi tempi; qualche sua poesia è possibile trovarla nelle pagine di una prestigiosa rivista quale certamente fu il Marzocco, e in qualche sparuta antologia d'inizio Novecento. Il solo Glauco Viazzi: critico letterario da me citato spesso, si ricordò del poeta italo-croato molti anni dopo la sua misteriosa scomparsa, inserendolo nelle due splendide antologie da lui stesso curate: Poeti simbolisti e liberty in Italia e Dal simbolismo al déco. In quest'ultima, presentando alcuni versi tratti da Juvenilia, Viazzi precisa alcune particolarità dell'unica opera poetica in lingua italiana pubblicata da Dalmatico:

[...] Del resto Juvenilia raccoglie poematicamente in canzoniere i risultati dell'esperienze le più disparate, si va dal familiare al riflessivo svolto su fatti esterni o condizioni, magari passando dall'intimismo ed elegismo all'adozione di forme ricevute georgiche oppur bucoliche; e si trascorre dalla musicalità fluida degli enjambements alle ridondanti sonorità di un declamato intenzionato a persuadere, netto e scandito. Uno scrivere che usa codici differenti nell'ambito dello stesso sistema, e con una motivazione centrale, quella dell'idea di morte, ora in antitesi con la naturalità e magari con il vivere ed operare umano collettivo, ora come simbologia di una presenza continuata, data per segni cosmologici, figurazioni oniriche, anche definizioni assolute. [...]²

Questa raccolta fu pubblicata a Zara, nel 1903, dall'editore Enrico De Schönfeld; nelle sue 165 pagine sono comprese ben 65 poesie (ognuna di esse è numerata) divise in due sezioni: la prima s'intitola INTIME e contiene le prime 48 composizioni in versi (per lo più sonetti); la seconda è denominata VARIE, e include le restanti 17 poesie.
Chiudo riportando l'immagine del piatto anteriore della raccolta, l'elenco delle poesie che la compongono e tre testi incentrati su quello che, come ebbe giustamente a dire Glauco Viazzi, è il tema più ricorrente e significativo del libro di Italo Dalmatico.

NOTE
1) Il suo vero nome era Gerolamo Italo Boxich, e nacque a Spalato nel 1868 e morì a Zagabria nel 1940. Assunse il cognome italiano "Dalmatico" nel periodo che va dall'inizio del XX secolo alla fine della Grande Guerra. Dopodiché tornò a firmarsi col suo vero nome e smise di scrivere in italiano, preferendo la sua lingua originaria.
2) Da Dal smibolismo al déco, Einaudi, Torino 1981, tomo secondo, p. 357.






ITALO DALMATICO 
(G. I. Boxich)

JUVENILIA

VERSI




I. INTIME
1. Che m'hai tu dato, Giovinezza, o amata
2. Ecco, o fratello, io sono l'uomo. Io sono
3. Limosinante anch'io, come coloro
4. Io levo il capo con nova fermezza
5. Forse io di te mi scorderò. Domani
6. Lina, mia piccoletta sorellina
7. Risorgeranno da le tombe i morti?
8. Voi mi avete inchiodato su la croce
9. Ed il figlio verrà. Tu sola, in tanto
10. O figlio de la terra, il tempo è bello
11. La terra esala l'anima divina
12. Tra voi l'anima mia si fa gioconda
13. Alba. E si spera. Ecco, novellamente
14. Pur che nostro signor Amore voglia
15. Taci. Noi siamo in tenebra fanciulli
16. Pur che tua luce fervida consenta
17. Luce che viene d'oriente. O riso
18. Non le inaccese rupi, ove la neve
19. Ecco, e la Morte bussa. - Io vengo, figli
20. Questo, Morte, darai tu? Pace a noi
21. Un suono, una voce, ricordano i suoni
22. Benignamente tu da questa vana
23. Sudano i gioghi ed al villano arride
24. Se maggio è fosco, quindi giugno è d'oro
25. Lèvati, è giorno. Ecco nel luminoso
26. Questo che prima fu suono disperso
27. Poi che dal battagliar Morte ci toglie
28. Amore splende come un sole e Morte
29. Meriggio. E si fatica. O campo, o tutti
30. Tendetevi, fraterne mani, a noi
31. S'io così, come a buona amica, assai
32. Anima mia, t'inganna il cuore. Tutto
33. Non turbate la mia pace, o sorelle
34. Io, solo, in vetta alla montagna. Passa
35. La imagine di lei che mi sorprese
36. Chi vive de la mia anima al fondo
37. Più nessuna pietà di questo male
38. A i mali de la mia vita passata
39. Dal tuo grembo fecondo, ove matura
40. Ne l'ombra, ove i poeti aman vedere
41. Morte, conviene che tu sia benigna
42. Nel mezzo de la mente portentosa
43. Non chiedere, lettor, perché il poeta
44. Ed ancor mi risuona in cor la voce
45. Onde avvien che le rime escan dal fondo
46. Solo il pensiero della morte resta
47. Da immemorabil tempo, pria che fosse
48. Le notti, allor che il lume de le stelle

II. VARIE
49. Notte sul Montenegro
50. Vespero
51. La cheta cena
52. Il racconto
53. Eutanasia
54. In memoria
55. La coscienza
56: "Ballate dell'amore lontano"
    I. Ecco, io ti dico l'ultima parola
    II. La casa tace e la bambina è cheta
    III. Non sospirar. La tua bambina dorme
    IV. Ascolta. Dorme. A pena il labbro oscilla
    V. Poi che l'ultimo sole è tramontato
    VI. Così, ne la tristezza vespertina
57. Il condannato (I-III)
58. La impura
59. Il sogno (I,II)
60. Invidia
61. Motivo lunare
62. La guida
63. I vecchi
64. Belfiore
65. Il rimorso




TESTI


20.

Questo, Morte, darai tu? Pace a noi
che fummo, ne la vita, anime in pene,
cercando nostro durevole bene,
dilacerati da' martiri suoi?

Se questo fosse! E tu ne le serene
ombre, nel freddo de i riposi tuoi,
tu avessi quella che cercammo noi
quassù, ma invano, fonte d'ogni bene

durevole e più dolci sogni; e sogni
dolci così che fosser medicina
a l'acre piaga in ogni mite cuore

aperta, sanguinosamente in ogni
cuor di poeta e cuor di sognatore,
mirabile rosetta porporina!

(da "Juvenilia", p. 28)




28.

Amore splende come un sole e Morte
come un placido mar sotto si stende.
Eternamente così Amore splende
e si rispecchia nel mar de la Morte.

O de la nostra vita paesaggio
triste e solenne, o vita fra due abissi,
con due soli, ne l'alto e nel profondo!
L'uomo contempla lo strano miraggio
e gli brulica dentro gli occhi fissi
la forma di un pensiero: oh, il moribondo
rettile apparso, oh, il vile essere immondo,
che brilla quanto un lampo di follia
e già si solve in torpida agonia
ne gli occhi fissi di tra Amore e Morte!

(da "Juvenilia", p. 36)




53. EUTANASIA

Dolcemente morire:
tale gioconda cosa
chiede l'anima stanca.
Salire in una bianca
serenità. Sentire
la Morte veniente.
Tale gioconda cosa
chiede l'anima stanca:
dolcemente morire.

Ancòra. Sia presente
la donna lacrimosa.
La buona mano bianca
cerchi la mano bianca
del povero morente.
Dica assai dolcemente:
«non morir, non morire.»
Sia dentro la pietosa
voce tutta una ascosa
dolcezza. Non morire.

E pianga. Avidamente
io da la faccia bianca
il bianco pianto fluente
beva. La dolorosa
parola «non morire»
gema. Pur ne la stanca
voce lenta sfiorire
la speranza amorosa
io senta. E dolcemente
io mi senta morire.

Muoja meco nel cielo
d'occidente il gran sole
rosso. Io veda calare
il sole moribondo
dal suo cielo profondo
nel mio profondo mare.
Ambo ricopra il velo
de l'ombra. Meco il sole
muoja. Dica parole
la donna al moribondo

dolcissime. Parole
nove, che mai sonare
udimmo. Dal profondo
occhio stillino rare
lacrime e su dal biondo
crine odor di viole
conforti il moribondo
senso. Dica parole
ella. Muoja nel cielo
meco morendo il sole.

Tale chiede giocondo
morir l'Anima. Amare
la Morte. Riposare
come dentro un profondo
giaciglio. Udir parole
dolci. Vedere il sole
moribondo dal cielo
lentamente calare.
Effluvio di viole
assai mite odorare.

(da "Juvenilia", pp. 89-92)

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