domenica 15 maggio 2016

Le rose in 10 poesie di 10 poeti italiani del XX secolo

Come è noto, maggio è considerato il mese delle rose; il motivo risiede nel fatto che questi splendidi fiori, proprio nel quinto mese dell'anno, fioriscono in abbondanza e si mostrano in tutta la loro sconvolgente bellezza. Molti poeti italiani hanno dedicato dei versi alle rose; qui non compaiono però i cosiddetti crepuscolari, né i decadenti ed i simbolisti, ai quali in futuro riserverò una pagina a parte. Malgrado ciò la qualità è tutt'altro che scadente: le poesie sottostanti sono spesso di autori molto famosi; non manca poi qualche pittore che, anche usando il pennello, seppe rappresentare in modo meraviglioso questi fiori dai colori intensi e delicati. Buona lettura.




LA ROSA
di Sibilla Aleramo (1876-1960)

Eccoci!
Facci posto,
oh sole ! 
A noi due
e ad una rosa.
Fra il mio seno
e il petto forte che amo,
sta una rosa,
sola.
Oh sole,
la rosa vuol morire,
e noi
vogliam la sua agonia
tutta con nostra gioia
consacrare.
Facci posto!
Ecco,
insieme avvinti,
che la rosa non cada,
guizziamo nella tua zona,
nudilunghi,
a terra,
avvinghiati,
e la rosa
non ti sente,
ma noi 
ma noi
da te percorsi
meravigliamo
come una lunga landa
che il tuo raggio
mai prima
conosciuto avesse.
Interi ci percorri,
solo la rosa
non ti sente,
fra il madore del mio seno
e il calore dolce
del petto che amo.
Grande aperta rosea,
si sente morire.
si sente felice,
si sfoglia,
ogni foglia
rorida molle,
vagola,
ci bacia,
premuta,
bruciata,
oh sole che ci accogli!

(Da "Momenti", Bemporad, Firenze 1920)





LE ROSE DI MAGGIO
di Pietro Mastri (1868-1932)

Rose rosse... Vere rose!
Tutto il mondo fiorito di rose!
Tutto il mondo odoroso di rose!

Anche dove men te l'aspetti
nei giardini fatti serpai,
fra le ortiche e i cardi a mazzetti,
ecco, s'accendono rosai.

S'arrampicano le rose
ai cancelli arrugginiti;
s'affacciano a mura corrose;
si concimano di detriti.

Anche negli orti dei conventi,
per le aiuole di nuove lattughe,
dove, ancora sonnolenti,
passeggiano le tartarughe;

anche lì che fioritura
di rose! E un odor, da lontano,
che vince ogni clausura:
odor di mese Mariano.

E le chiesine di campagna?
Le più nude e poverine
han sugli altari di lavagna
rose doppie e rose canine.

Perfino in quei brevi sterrati
nei cortili degli ospedali
dove guardano al sole i malati
col viso cereo sui guanciali,

v'è luce di rose maggesi:
e che dolce malinconia
di speranza in quegli occhi accesi
di febbre e di nostalgia!

Perfino, sì, nei cimiteri
le rose di rosee foglie
fanno siepe lungo i sentieri
solinghi, e nessuno le coglie:

fioriscon tra lampade e ceri
sui morti sempre più folti:
e son pur le rose di ieri
per quei chiusi occhi sepolti...

Rose, rose!... A poi, le spine.
Allora, oh struggente dolcezza
ch'è in voi, fresche e carnicine
come la stessa giovinezza!

Oh rose di maggio! Oh fiorita
che l'anima e il sangue ci odora!
Tutto il mondo non è che un'aurora:
l'aurora della nostra vita.

(Da "La via delle stelle", Alpes, Milano 1927)





ROSETTE ROSSE
di Angiolo Silvio Novaro (1866-1938)

Rosette rosse che v'affacciavate
Da vecchi muri, a grappoli, ove siete?
In che mani cadeste? In quale rete?
Dove il tempo vorace vi nascose?
Così dolci ed amorose
Così grate
M'eravate!

(Da "Il piccolo Orfeo", Treves, Milano 1929)





LA ROSA DEL COMMIATO
di Francesco Pastonchi (1874-1953)

Ecco la rosa del commiato,
su questo raggiante mare
che la vostra bellezza fa tremare
d'innumerevoli sorrisi.
Nulla voi mi avete donato,
pur di quel nulla che una donna dona:
fummo vicini e divisi,
fieramente.
Nulla voi mi avete donato,
ma tutto quello che si può donare
senza inganno:
la musica della vostra persona,
che non mente,
e i miei occhi sapranno
ricordare.
Ecco la rosa del commiato.

(Da "Versetti", Mondadori, Milano 1931)





ROSE
di Giacomo Prampolini (1898-1975)

Bianche,
di giardini perduti
con l'adolescenza,
lentamente si aprono,
forme del tempo.

Guance senza baci,
riemerse caste
dal grembo fosco della terra
profumando
si curvano a sera.

A sera nello spazio le parole
si chiudono appassite.

(Dalla rivista «Circoli», luglio-agosto 1931)





LA ROSA VENDUTA D'INVERNO 
di Carlo Betocchi (1899-1986)

Io sono la rosa; incanto
l'aria, tremo sulle spine;
selvaggia mi tiene il pianto
d'inverno tra acute brine.
La man, che in Dicembre mi coglie
la cruda mia vita discioglie.

Io, prigioniera del gelo,
qui giaccio sul tetro banco,
purpurea confitta allo stelo
che si ripiega già stanco:
deh! mani, scegliete pietose
me sola, tra le mille rose!

Che mi ricordo del maggio,
soavemente reclinando;
in sua dolcezza selvaggio,
io ne vado delirando:
deh! già ch'io non posso piu' vivere
lasciatemi alfin morire!

Avrei, in una calda sala
aperto splendente il fiore
e sull'impalpabil ala
volerebbe il forte odore:
avrebbero l'ombre spavento
del mio solitario portento.

Ma anzi... domani la rosa,
vedrete, sarà già nulla;
va, come una morta cosa
sull'onda fetida e brulla;
del maggio, ch'essa ha amato tanto,
attende - ma non ode - il canto. 

(Da "Realtà vince il sogno", Il Frontespizio, Firenze 1932)





ROSE
di Filippo De Pisis (1896-1956)

Le rose un poco stanche piegano il capo
sopra l'orlo dei vasi.
Passano nubi sopra i tetti grigi.
Nel profondo di un bosco,
in mezzo al mare,
voli lenti di vanesse
un giorno lontano, come questo.
Attento pare il mio cuore a queste cose
(le piante sul balcone
godono l'ultima carezza del sole)
corre invece lontano
in cerca d'orizzonti senza fine.
Le rose un poco stanche piegano il capo
sopra l'orlo dei vasi.

(Da "Poesie", Vallecchi, Firenze 1942)





LA ROSA SEPOLTA
di Franco Fortini (1917-1994)

Dove ricercheremo noi le corone di fiori
Le musiche dei violini e le fiaccole delle sere

Dove saranno gli ori delle pupille
Le tenebre, le voci – quando traverso il pianto

Discenderanno i cavalieri di grigi mantelli
Sui prati senza colore, accennando. E di noi

Dietro quel trotto senza suono per le valli
D’esilio irrevocabili, seguiranno le immagini.

Ma il più distrutto destino è libertà.
Odora eterna la rosa sepolta.

Dove splendeva la nostra fedele letizia
Altri ritroverà le corone di fiori.

(Da "Foglio di via e altri versi", Einaudi, Torino 1946)





LA ROSA
di Alfonso Gatto (1909-1976)

La rosa se l'azzurro la colora
di sé rossa nel verde alaza la rosa,
rosa di macchia fulgida la rosa
rossa d'azzurro, viola d'acqua nera.

(Da "La forza degli occhi", Mondadori, Milano 1954)





LA ROSA NON È ROSSA
di Toti Scialoja (1914-1998)

La rosa non è rossa 
è appena rosa - è senza 
tinta se a tratti è scossa 
dal sussulto della tua assenza 

che non chiede colore 
non misura distanza 
- è soltanto dolore 
in qualche angolo della stanza.

(Da "I violini del diluvio", Mondadori, Milano 1991)



Giovanni Giani, "Il giorno delle rose"

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