martedì 9 dicembre 2014

I fantasmi nella poesia italiana simbolista e decadente

Frequentemente, in queste poesie, si riscontra la presenza del romantico mito dell'Olandese volante e del suo Vascello fantasma: l'attenzione che i poeti rivolgono a tale storia nasce dalla condanna del suddetto Olandese alla navigazione eterna, ovvero ad una lunghissima esistenza tormentata e inutile, proprio come quella dei poeti che ne parlano, prigionieri di un destino da incompresi ed esclusi. In altri casi il fantasma si presenta come una sorta di alter ego e dietro di lui si nasconde la Morte. Spesso i fantasmi, come tradizione vuole, appaiono di notte e svegliano, sconvolgono, impauriscono chi li percepisce e li vede. C'è chi li fugge e chi, al contrario, indaga sui misteri che essi si portano dietro. Naturalmente, non sono assenti le figure dei morti che riappaiono in forma di spettri. In genere i fantasmi rappresentano la paura di qualcuno o di qualcosa (molto spesso della morte) e soltanto di rado hanno a che vedere col desiderio e col sogno.



Poesie sull'argomento

Vittoria Aganoor: "Sotto le stelle" in "Leggenda eterna" (1900).
Vittoria Aganoor: "Visione" in "Poesie complete" (1912).
Gustavo Brigante-Colonna: "Il convento" in "Gli ulivi e le ginestre" (1912).
Giovanni Camerana: "Mattutino", "Dies illa" in "Poesie" (1968).
Luigi Capuana: "A Fasma" in "Semiritmi" (1888).
Giovanni Alfredo Cesareo: "Il vascello fantasma" in "Poesie" (1912).
Federico De Maria: "L'Altro" in "Voci" (1903).
Giuseppe Del Guasta: "Nei viridarii squallidi è cascata" in «Le Varietà», febbraio 1894.
Marcus De Rubris: "­Fantasma notturno" in "La Veglia" (1910).
Giuliano Donati Pétteni: "Il vascello fantasma" in "Intimità" (1926).
Augusto Ferrero: "Fantasma invernale" in "Nostalgie d'amore" (1893).
Luisa Giaconi: "I fantasmi" in «Il Marzocco», settembre 1897.
Luisa Giaconi: "Una morta" in "Tebaide" (1909).
Arturo Graf: "Fantasmi", "Il vascello fantasma" e "Le vergini morte" in "Medusa" (1990).
Luigi Gualdo: "Fra i monti" in "Le Nostalgie" (1883).
Achille Leto: "Il vecchio pianoforte" in "Piccole ali" (1914).
Gian Pietro Lucini: "La Fantasima" in "Il Libro delle Figurazioni Ideali" (1894).
Marino Marin: "Larva" in "Rivista Romagnola di Scienze, Lettere ed Arti", giugno 1897.
Tito Marrone: "Fantasmi" in "Cesellature" (1899).
Tito Marrone: "I necrofori" in «L'Illustrazione abruzzese», gennaio 1905.
Pietro Mastri: "Fantasmi primaverili" in "L'arcobaleno" (1900).
Antonio Rubino: "Vascello fantasma" in «Poesia», ottobre 1908.
Emilio e Francesco Scaglione: "Visione eroica" in "Limen" (1910).
Emanuele Sella: "Addio" in "Monteluce" (1909).
Domenico Tumiati: "Medium" in "Poesia", novembre/dicembre 1905.
Domenico Tumiati: "Erizia" in "Liriche" (1937).




Testi

FANTASMA NOTTURNO
di Marcus De Rubris

I.

Acque de 'l mare: immobili: senz'onde:
tinte a color di rosa,

che in contro vi stendete a l'infinito
cielo, e con molle posa

v'adagiate tranquille: o voi, bell'acque!,
che a 'l limite marino

v'insinuate in lingue tortuose
ne 'l bacio vespertino

de 'l sol, che dietro i giganteschi monti
rifugia, e che la mite

ombra serale cede: acque de 'l mare!,
o voi, bell'acque!, udite:


II.

Sono più che cent'anni. Ed ogni sera
sovra la rude scheggia,

in che il maniero fosco si drizzava,
un fantasma campeggia:

un solenne fantasma taciturno,
che ne la notte guarda

l'immensità de l'ombre, e par che attenda
l'alba (e così si tarda

la dipartita) per gittarsi a l'onde
de 'l sottostante mare:

Sono più di cent'anni ch'ei si cela
de 'l mar ne l'acque chiare!


* * *

E da più di cent'anni andiam cercando
di quel fantasma arcano

il simbol dubbioso; ma finora
il cercare fu vano.

Non alcuna certezza ancor ci volle
sciolti de la ténebra

che l'intelletto avvince; ma pesante
c'incombe una latébra

d'ignoranza. - La nostr'anima anela
de 'l sapere a le fonti

limpidissime, e va cercando ognora
incogniti orizzonti.


III.

Ne la profonda notte siamo ascesi
per la rupe scheggiosa,

e di là su c'è parso di sentire
un'eco lamentosa:

là mille braccia, verso il ciel protese,
parveci di vedere;

e ci sembrò che tutte s'agitassero
lungo le rupi nere...

* * *

Bell'acque chiare: adamantine: terse:
onde glauche de 'l mare!,

ci dite voi cos'è la grande scena
che ne la notte appare?

(Da "La Veglia")



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