sabato 14 ottobre 2017

La nudità femminile in 10 poesie di 10 poeti italiani del XX secolo

Come è noto, il "nudo" è un genere artistico assai diffuso, che ha avuto le migliori espressioni, per ovvi motivi, nella scultura e nella pittura. Anche la poesia italiana ha, non di rado, posto l'attenzione alla bellezza del corpo umano. In questi versi, i cui autori sono poeti italiani del Novecento, si parla esclusivamente di nudi femminili. Protagoniste sono modelle, spogliarelliste, amanti, giovinette e figure non ben identificabili che, per come vengono descritte, molto somigliano a vere e proprie divinità. In due componimenti sono le stesse poetesse a parlare con fierezza della propria nudità. Non sono assenti tracce di erotismo, che però mai si avvicina alla volgarità.




NUDA NEL SOLE
di Sibilla Aleramo (1876-1960)

Nuda nel sole per te che dipingi sto immobile,
il seno soltanto ritmando
la vita gagliarda del cuore.
Come un cielo soave d'aurora
è per te questa mia forma lucente,
un prato un'acqua una solitaria fiorita di petali,
tralci di vigna in festività.
E adori, e fervente le dolci dita
su la tela conduci.
Nuda nel sole ed immobile,
frammento di natura,
ti miro orante ed oprante.
Da te invasa da te riassorbita,
sei tu che mi divinizzi
o la mia divinità è che ti crea,
artista, arte, spirito ?
Tacitamente il seno respira.

(da "Momenti", Bemporad, Firenze 1921)




BAGNO DI SARA
di Raffaele Carrieri (1905-1984)

Quanti sguardi alle balaustre
e trapani nell'aria:
più nuda non potevi essere.
Da siepi e feritoie
spiavano i caprai,
ti tagliavano con gli occhi.
Più nuda non potevi essere
del pesce spada controvento.

(da "Canzoniere amoroso", Mondadori, Milano 1958)




TUTTA NUDA
di Luciano Folgore (1888-1966)

Te, nuda dinanzi la lampada rosa,
e gli avori, gli argenti, le madreperle,
pieni di riflessi
della tua carne dolcemente luminosa.

Un brivido nello spogliatoio di seta,
un mormorio sulla finestra socchiusa,
un filo d'odore, venuto
dalla notte delle acacie aperte,
e una grande farfalla che ignora
che intorno a te
non si bruciano le ali,
ma l'anima.

(da "Città veloce", Edizioni Futuriste di Poesia, Milano 1919)




SOGNO D'ESTATE
di Alfonso Gatto (1909-1976)

Trapeli un po' di verde
il limone, il sifone,
il piccolo portone
della pensione,
trapeli il blu,
anche tu
vestita col tuo nudo rosa,
ogni cosa amorosa.
L'amore è amore
liscio alla sua foce.
Un'alpe zuccherina,

l'amore è brina.
Che sogno averti vicina
notturna, fresca, sottovoce.

(da "Tutte le poesie", Mondadori, Milano 2005)




DONNA INCONTRO AL MARE
di Curzio Malaparte (1898-1957)

Nel paesaggio scarno ove la selva
d'asfodeli accoglie il cielo notturno
tu cammini verso estremi orizzonti
il tuo passo solleva
nubi gonfie d'erba e di foglie
tutto quel che ho sofferto in te si posa
amore speranza paura
non temer ch'io mi penta dei miei sacri errori
senza prigione senza ferite senza crudeli inganni
non ha mistero la vita, né misura.
L'ombra dei carrubi dalle foglie lucenti
stormisce intorno, densa di cupa luce,
come coltelli tintinnano le nere bacche
e il grido di gabbiani apre segrete
vie nel rosso tramonto. La turchina
notte fra poco
scenderà lieve sulla triste riva.
Sotto i pallidi astri bruceranno
i tuoi occhi dolci.
Nessuno ti vedrà
scendere nuda nel purpureo sonno.

(dalla rivista «Prospettive», luglio 1941)




CANTO DELLA MIA NUDITÀ
di Antonia Pozzi (1912-1938)

Guardami: sono nuda. Dall'inquieto
languore della mia capigliatura
alla tensione snella del mio piede,
io sono tutta una magrezza acerba
inguainata in un color d'avorio.
Guarda: pallida è la carne mia.
Si direbbe che il sangue non vi scorra.
Rosso non ne traspare. Solo un languido
palpito azzurro sfuma in mezzo al petto.
Vedi come incavato ho il ventre.
Incerta è la curva dei fianchi, ma i ginocchi
e le caviglie e tutte le giunture,
ho scarne e salde come un puro sangue.
Oggi, m'inarco nuda, nel nitore
del bagno bianco e m'inarcherò nuda
domani sopra un letto, se qualcuno
mi prenderà. E un giorno nuda, sola,
stesa supina sotto troppa terra,
starò, quando la morte avrà chiamato.

(da "Parole", Garzanti, Milano 1998)




IGNUDA
di Umberto Saba (1883-1957)

Ignuda come un ruscelletto e bocca
a bocca, ogni tuo brivido addolciva
quel bacio che mi torna oggi al pensiero.

M'era in sogno, ma forse ero nel vero,
che in te parlasse, fatto carne, un angelo.
Un angelo del bene anche acquiesce
per bontà, per eccesso in lui d'amore.

(da "Mediterranee", Mondadori, Milano 1946)




NUDA CHE SCENDE LE SCALE
di Toti Scialoja (1914-1998)

Si schiude l'uscio vetrato dove il giallo su tutto abbaglia
proveniva dalla scala il ticchettìo secco dei tacchi
risuonava il ticchettìo dei tacchi sempre più deciso
discendeva da quella scala rapida per apparire
nella sala dove apparve dove regnava il batticuore
la nuda dai tacchi rossi il pelo del pube giallastro.

(da "Poesie 1961-1998", Garzanti, Milano 2002)




A UNA DONNA NUDA
di Federigo Tozzi (1883-1920)

L'anima è come una corona d'oro,
la quale tu mi porti di lontano;
io l'ho veduta dentro la tua mano.
L'anima è come una corona d'oro.

(da "La zampogna verde", Puccini, Ancona 1911)




DANIELLE
di Diego Valeri (1887-1976)

La giovinetta che, davanti al mare,
splende, incantando il mare,
ha negli sguardi, nei gesti qualcosa
di esitante: è felice e dubitosa.
Bellezza, di che temi?
Forse non d'altro che dell'esser bella,
di portar nella carne gloriosa
un così gran mistero,
di sentire che dentro il pugno breve
chiudi più di una sorte:
il piacere, l'amore, e la vita e la morte.
Forse soltanto di vederti nuda,
come un tenero fiore.


(da "Poesie", Mondadori, Milano 1962)

2 commenti:

  1. Abbiamo "usato" un verso, o meglio una tua poesia, per un evento in Archivio!praticamente c'era da valorizzare la cartografia della Liguria del Levante e quale poeta migliore che Ceccardo Roccatagliata Ceccardi?

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    1. Scelta sacrosanta, anche se non conosco la poesia da voi selezionata. So che il Ceccardi ha scritto versi bellissimi dedicati ai luoghi meravigliosi (e sono tanti!) della Liguria. Aggiungo, non per rimprovero, che la poesia scelta non è mia e nemmeno del poeta che l'ha scritta, ma del pubblico che la sa apprezzare.

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