La voce degli esseri umani è fondamentale per tanti motivi: può ammaliare, spaventare, rimanere impressa, infastidire, colpire… Limitandomi ai soli elementi positivi, posso dire che personalmente, ho trovato e trovo estremamente affascinati certe voci di donne, che magari mi è successo di sentire alla radio, sul grande schermo o in Tv, (negli ultimi due casi doppiavano attrici straniere famose e non seppi quasi mai quali fossero i loro volti); ma possono essere attraenti anche le voci degli uomini, in special modo quelle di certi attori capaci di declamare dei testi letterari che, senza le loro qualità vocali apparirebbero insignificanti (questo discorso ovviamente vale anche per le donne). Ci sono poi le voci dei cantanti - che siano lirici o pop cambia poco -, che possono divenire strumenti musicali in carne ed ossa, trasmettendoci emozioni imparagonabili, grazie ad un'arte eccelsa quale è la musica. Da non dimenticare è anche la voce degli animali: il cinguettio armonioso di tanti uccellini; il tenero miagolìo dei gattini; i caratteristici canti delle cicale e dei grilli… tutti ci trasmettono qualcosa d'importante, ed ascoltarli ci dà una sensazione piacevole. Ma, se penso al mio passato, le voci che ricordo maggiormente sono quelle dei miei cari, e il perché è facile da immaginare. Trascrivo per concludere dei versi che scrissi proprio pensando alle voci di persone che ho amato e mi hanno amato, e che ora non ci sono più: «Voci care, distanti, perdute… / Voci di tempi lontani, / che chiamavano per nome / un bambino. / Voci che rimproveravano, / che incoraggiavano / e a volte consolavano / chi aveva bisogno di aiuto. / Voci già scomparse da anni. / Ma io quelle voci / non le ho dimenticate, / e le ascolto ancora oggi».
10 POESIE DI 10 POETI ITALIANI DEL XX SECOLO
LA SUA VOCE
di Angelo Barile (1888-1967)
Restar solo con te, col vivo azzurro
del cielo dove l'anima si avventa
come fuggente rondine in tempesta;
e sentir mentre palpita il sussurro
dei nostri morti un alito una lenta
voce - o padre! - passar su la mia testa.
(da "Poesie", Scheiwiller, Milano 1986, p. 141)
VOCE
di Libero Bigiaretti (1905-1993)
Da questa stanza raggia
ancora la tua voce;
alza il cielo, incoraggia
a insistere la luce
che già appassisce. I moti
del tuo canto richiamano
i ricordi remoti
che dal tuo volto sciamano
verso il mio cuore. Sperde
l'inutile ronzio
delle strade il tuo verde
canto. Si desta il brio
domestico dei lumi
e respinge ai balconi
l'ombra mentre tra i fumi
di prima sera i suoni
operosi inabissa
(e s'inquieta la vela
d'una tenda prolissa
che inutilmente cela
la caduta del giorno).
Già penso alla mia foce,
al passato non torno:
resisto alla tua voce.
(da «Maestrale», gennaio 1942)
LA VOCE LONTANA
di Giuseppe Antonio Borgese (1882-1952)
L'ho udita stamane parlare al telefono, nell'altra stanza: io ero ancora impigliato negli ultimi deboli inganni dell'ultimo sonno, che davano echi di favola alla breve distanza.
Sollevatomi sul guanciale, ascoltai a lungo la sua voce, e la riconobbi vicina, ma mi parve lontana negli anni: amorosa senza lusinga, virginea senza timore, casta e veloce.
Era nuova per me, come se una delle prime volte la sentissi,
in quell'autunno fiorentino quand'essa m'era ancora sorella,
e mi portava, bianchi con un'anima d'oro, a lei somiglianti, i narcissi.
Così quest'amore in ogni stagione rimette la fronda, appena colta.
E sorrisi, accorgendomi che avevo voglia di accorrere, per dirle: sei bella!,
che avevo voglia di baciarla per la prima volta.
(da "Le poesie", Mondadori, Milano 1922, pp. 163-164)
LA TUA VOCE
di Raffaele Carrieri (1905-1984)
Ovunque mi conduce la tua voce
Pascoli trovo e fuochi per l'inverno.
Ritorna abete la porta chiusa
Passano fiumi sopra le ore
Cadono muri senza rumore
Quando vado con la tua voce.
(da "Stellacuore", Mondadori, Milano 1970, p. 85)
LE CARE VOCI
di Gian Carlo Conti (1928-1983)
È il più quieto pomeriggio; tutti
sono andati lontano.
La nostra casa rosa e celeste
appena vediamo tra la siepe
eppur così vicina la presenza.
Chi apre le finestre, chi chiama
e chi si muove dal passo conosciamo
e stesi sotto l'albero in intimo
colloquio le care voci
in noi risuonano ancora.
(da "Non si ricordano più. Le poesie", Guanda, Parma 1991, p. 33)
ANCORA T'ASCOLTO CHE PARLI
di Enrico Fracassi (1902-1924)
Ancora t’ascolto che parli,
sempre che io viva t’ascolto
come volubile tu parli
presso al limite dell’aia,
qui, dove il muro precipita,
dove, se t’ascolto che parli,
più dilacerante nel cielo
disegnano un solco le stelle,
che ascoltano mentre tu parli.
(da "Passione e oblio", Il Labirinto, Roma 1998, p. 10)
LA VOCE
di Ada Negri (1870-1945)
Ero sul punto in cui son chiusi ancora
gli occhi, ma la memoria a noi ritorna,
quando una voce mi chiamò nel sonno.
Voce di spazio; e pur parea venire
da una bocca vicina alla mia bocca,
e mover l'aria presso il mio respiro.
Diceva: «Ada». «Ada», soltanto, in due
note d’irresistibile dolcezza.
Oh, non del mondo. Oh, non v’è più nessuno
che mi chiami, nel mondo. Una celeste
serenità rideva in quella voce
così mutata di quand’era in terra
a parlarmi d’amore. E nel mio sonno
io non la riconobbi; e non risposi.
Ma tornerà. Venuta era per dirmi
(più vi ripenso e più lo credo, in cuore)
che l’ora viene: ch’io sia pronta; e nulla
porti con me, fuor che l’ardore antico.
Io sono pronta. E sol per la certezza
di risentir da quella voce il mio
nome, or vivo; e seguirla. E il corpo resti,
che tanto pianse; e lo raccolga l’alba.
(da "Vespertina", Mondadori, Milano 1931, pp. 86-87)
RADIOLINA
di Nico Orengo (1944-2009)
Accende sotto l'asciugamano
la radiolina, nonno Carlo
e a zia Lina su Montecarlo
fa sentire quanto è bella
la voce di Luisella.
(da "Spiaggia, sdraio e solleone", Einaudi, Torino 2000, p. 68)
LA VOCE
di Giovanni Pascoli (1855-1912)
C'è una voce nella mia vita,
che avverto nel punto che muore;
voce stanca, voce smarrita,
col tremito del batticuore:
voce d'una accorsa anelante,
che al povero petto s'afferra
per dir tante cose e poi tante,
ma piena ha la bocca di terra:
tante tante cose che vuole
ch'io sappia, ricordi, sì... sì...
ma di tante tante parole
non sento che un soffio... Zvanî...
Quando avevo tanto bisogno
di pane e di compassione,
che mangiavo solo nel sogno,
svegliandomi al primo boccone;
una notte, su la spalletta
del Reno, coperta di neve,
dritto e solo (passava in fretta
l'acqua brontolando, Si beve?);
dritto e solo, con un gran pianto
d'avere a finire così,
mi sentii d'un tratto daccanto
quel soffio di voce... Zvanî...
Oh! la terra, com'è cattiva!
la terra, che amari bocconi!
Ma voleva dirmi, io capiva:
- No... no... Di' le devozioni!
Le dicevi con me pian piano,
con sempre la voce più bassa:
la tua mano nella mia mano:
ridille! vedrai che ti passa.
Non far piangere piangere piangere
(ancora!) chi tanto soffrì!
il tuo pane, prega il tuo angelo
che te lo porti... Zvanî... -
Una notte dalle lunghe ore
(nel carcere!), che all'improvviso
dissi - Avresti molto dolore,
tu, se non t'avessero ucciso,
ora, o babbo! - che il mio pensiero,
dal carcere, con un lamento,
vide il babbo nel cimitero,
le pie sorelline in convento:
e che agli uomini, la mia vita,
volevo lasciargliela lì...
risentii la voce smarrita
che disse in un soffio... Zvanî...
Oh! la terra come è cattiva!
non lascia discorrere, poi!
Ma voleva dirmi, io capiva:
- Piuttosto di' un requie per noi!
Non possiamo nel camposanto
più prendere sonno un minuto,
ché sentiamo struggersi in pianto
le bimbe che l'hanno saputo!
Oh! la vita mia che ti diedi
per loro, lasciarla vuoi qui?
qui, mio figlio? dove non vedi
chi uccise tuo padre... Zvanî?... -
Quante volte sei rivenuta
nei cupi abbandoni del cuore,
voce stanca, voce perduta,
col tremito del batticuore:
voce d'una accorsa anelante
che ai poveri labbri si tocca
per dir tante cose e poi tante;
ma piena di terra ha la bocca:
la tua bocca! con i tuoi baci,
già tanto accorati a quei dì!
a quei dì beati e fugaci
che aveva i tuoi baci... Zvanî!...
che m'addormentavano gravi
campane col placido canto,
e sul capo biondo che amavi,
sentivo un tepore di pianto!
che ti lessi negli occhi, ch'erano
pieni di pianto, che sono
pieni di terra, la preghiera
di vivere e d'essere buono!
Ed allora, quasi un comando,
no, quasi un compianto, t'uscì
la parola che a quando a quando
mi dici anche adesso... Zvanî...
(da "Canti di Castelvecchio", Zanichelli, Bologna 1907, pp. 41-44)
VOCE SOLA
di Diego Valeri (1887-1976)
Dove tu sali, inebriata allodola,
amoroso pensiero,
perdute sono e memoria e speranza.
Spento ogni suono, morta ogni parola,
pare che il vento della vita dorma.
C'è soltanto quel cielo, e quella forma
della tua voce sola;
il tuo canto che vola.
(da "Il mio nome sul vento. Poesie 1908-1976", Il Ponte del Sale, Rovigo 2022, p. 119)
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| Immagine tratta dal film drammatico americano "Voices" (1920) (da questa pagina Web) |
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