Le cicale sono ancora qui, le sento cantare nei tanti e tanti giorni torridi di un'ennesima estate insopportabile… Ma certo non è insopportabile il canto di questi insetti discreti, che si mimetizzano grazie alla loro colorazione criptica unita ad una sorprendente capacità di rimanere immobili; è così che riescono a confondersi perfettamente con la corteccia degli alberi sui quali amano posarsi. Noi non possiamo vederle ma sentiamo il caratteristico rumore che emettono, e quando cantano le cicale vuol dire che sta facendo particolarmente caldo. Ultimamente mi succede spesso di sentirle anche durante la notte: indizio evidente dell'aumento delle temperature medie estive che si sta verificando da almeno un ventennio. Finché durerà il caldo, esse ci saranno, e ci faranno compagnia col loro inconfondibile canto. Poi l'estate passerà, e di loro non rimarrà più nulla fino al prossimo anno, quando un'altra afosa estate dominerà di nuovo la scena. Soltanto allora torneranno a farsi sentire.
LE CICALE IN 10 POESIE DI 10 POETI ITALIANI DEL XX SECOLO
ALLA CICALA
di Arnaldo Beccaria (1904-1972)
L'aria dilati oltre gli orizzonti
col canto tuo dolcissimo, che luce
aggiunge al fuoco bianco della luce.
Per le vallate
sconfinate dell'afa,
una, sempre te stessa, e innumerevole,
d'albero in albero, di fronda in fronda,
il mio orecchio t'insegue ove ti celi
nella mia ubiquità canicolare.
La vocale tua rete,
rada, avvolge ora il mondo,
e nel tuo puro altissimo delirio
io mi raggiungo ed un istante attingo
d'eternità.
(da "Sull'orlo del cratere", Mondadori, Milano 1966, p. 164)
CICALA
di Giuseppe Cesetti (1902-1990)
Cicala che tu fai la ninna nanna
Il cavalier s'avanza sonnecchiando
Cicala che tu fai da gran tettoia
Ai campi gialli della mia maremma.
La strada è bianca e tutta polverosa
Un albero secco fra il tufo tutto rosa
Vi sta sostando una mamma generosa
Che porta in testa un fascio di crescione
E l'ha raccolto dove c'è un ruscello
Sotto una quercia che faceva d'ombrello
Dove vanno abbeverarsi le cornacchie
Dei campi gialli della mia maremma.
Or la vecchietta fa ritorno a casa
Per quella strada bianca e polverosa
Col volto stanco d'un'antica sposa
Che porta da mangiare ai bimbi suoi
E la cicala con la sua canzone
Fissa precisa quale è la stagione
Il sole brilla e fa cantar la vecchia
Dicono i bimbi della mia maremma.
Mentre cicala tu muori cantando
La terra mia se ne va gemendo
Ed il mio cuore fa ritorno spesso
Tra i campi gialli della mia maremma.
Tuscania, 1931
[da "Tutte le poesie (1926-1986)", Edizioni di San Marco, Bologna 1988, p. 17]
SENTO L'AVVÌO DELLE CICALE
di Giuseppe Cosmi (1913-1937)
Sento l'avvìo delle cicale
nel mattino nuvoloso,
quasi un richiamo di pioggia.
La cicala, nel verde folto
del frassino, distilla, dall'amara
scorza, l'essenza strana
per le bevande dell'estate.
Mattina del 10 Luglio 1935-XIII
(da "Liriche", Amazon Italia Logistica, Torrazza Piemonte 2023, p. 47)
CICALA AMICA
di Donata Doni (Santina Maccarone, 1913-1972)
Cicala amica canora
delle mie estati.
Cicala inno al sole, al verde, alla vita.
Intoni il canto dell'estate piena
col tuo grido felice.
È una monodia assolata
è la realtà delle spighe
falciate, degli ozi meridiani
delle fughe verso i campi,
i monti, il mare.
Dovunque ti troviamo.
Se canti tra il verde dei pini
infondi un tremito ai rami,
ravvisi l'ebrietà del sole,
della quiete, dell'inerzia.
Cicala amica, inutilmente
calunniata dai moralisti.
Ti prediligo perché mi somigli.
Roma, Villa Giuseppina, 8 luglio 1972
(da "Il fiore della gaggìa", Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1973, p. 168)
LA CICALA
di Achille Leto (1870-1963)
Quando più 'l sol meridiano bolle
su le campagne solitarie e 'l mare,
io la cicala su dal piano al colle
odo cantare.
E canta canta, sazia di rugiade,
ebra di sole, fin dalla mattina;
e canta canta tra le grandi biade,
essa piccina.
E più riempie di sé tutt'intorno
la terra, il cielo; e perché canti, ignora.
Così, sorella cicalina! E 'l giorno
bruci più ancora.
(da "Le Metope", Tip. Spinnato, Palermo 1907, p. 35)
CICALA
di Daria Menicanti (1914-1995)
Dentro il fesso di un tronco la cicala
ho ritrovato vuota, una velina
spoglia ravvoltolata. Quel vociare
tutto quel gran lodarsi l’estate
che lei che le compagne facevano,
noi prima di riaverlo
un’intera invernata dovrà
con la sua pace fredda passare
(da "Il concerto del grillo", Mimesis, Milano-Udine 2013, p. 459)
DELIRIO MERIDIANO
di Arturo Onofri (1885-1928)
Nel solleone le cicale in coro
cantano ebbre tra gli olmi a gran distesa,
e stupore di sole a piombo pesa
nel silenzio dell’arido pianoro
come l’angoscia d’un’immane attesa.
Ma sulla polve bianca una vecchietta
giace nell’ombra, e con gli occhiuzzi grami
(mentre maciulla un tozzo che la sfami)
sbigottisce a un ramarro ch’assaetta
la strada ardente sotto i radi rami.
Sei, cicalìo, come un tremar di stelle
in cielo d’alba, e scende, come suole,
fresca rugiada all’anima, cui duole
l’eterno arsore del suo sogno imbelle.
Ora, agli occhi accecati, è buio il sole.
(da "Liriche", Ricciardi, Napoli 1914, pp. 59-60)
POESIA PER UNA CICALA
di Leonardo Sinisgalli (1908-1981)
Io non so cantare lo zelo
Della formica immortale.
Più vicino alla mia sorte
È lo stridore della cicala
Che trema fino alla morte.
Nel tempo mio diletto
Mi confidavo a quell'ira
Insistente che mi assopiva
Con la cicala nel petto.
Ora nello sfacelo
Della mia giornata mi resta
Un po' di polvere in pugno,
Ma tanto vale la tua spoglia
Che ancora risento quel melo
Stormire e nell'aria di giugno
La tua allegria funesta
Nascere dietro una foglia.
(da "Tutte le poesie", Mondadori, Milano 2020, pp. 43-44)
CICALA
di Geppo Tedeschi (1907-1993)
Nascosta,
tra la chioma
de l'estate,
suona ai viandanti
in marcia,
alle pianure,
ai rivi,
alle casette dirupate.
È quasi mezzogiorno.
Sonno mago
toglie, a una vecchia,
dalla mano,
l'ago.
(da "Antologia poetica dal futurismo ad oggi", Cartia Editore, Roma 1975, p. 133)
CICALA
di Mario Visconti (1920-1995)
La cicala, monotona sirena
sul verde mal di mare dell'estate,
è l'oblio della vita e dell'amore.
Altre cure verranno, ma il presente
colora di speranza ogni abbandono
e di felicità l'antica pena.
Così passando a poco a poco muore
il tempo, e l'infinito si scatena.
(da "Poesie", Mondadori, Milano 1953, p. 88)
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