domenica 2 agosto 2026

Le cicale in 10 poesie di 10 poeti italiani del XX secolo

 Le cicale sono ancora qui, le sento cantare nei tanti e tanti giorni torridi di un'ennesima estate insopportabile… Ma certo non è insopportabile il canto di questi insetti discreti, che si mimetizzano grazie alla loro colorazione criptica unita ad una sorprendente capacità di rimanere immobili; è così che riescono a confondersi perfettamente con la corteccia degli alberi sui quali amano posarsi. Noi non possiamo vederle ma sentiamo il caratteristico rumore che emettono, e quando cantano le cicale vuol dire che sta facendo particolarmente caldo. Ultimamente mi succede spesso di sentirle anche durante la notte: indizio evidente dell'aumento delle temperature medie estive che si sta verificando da almeno un ventennio. Finché durerà il caldo, esse ci saranno, e ci faranno compagnia col loro inconfondibile canto. Poi l'estate passerà, e di loro non rimarrà più nulla fino al prossimo anno, quando un'altra afosa estate dominerà di nuovo la scena. Soltanto allora torneranno a farsi sentire.



LE CICALE IN 10 POESIE DI 10 POETI ITALIANI DEL XX SECOLO



ALLA CICALA

di Arnaldo Beccaria (1904-1972)


L'aria dilati oltre gli orizzonti

col canto tuo dolcissimo, che luce

aggiunge al fuoco bianco della luce.

Per le vallate

sconfinate dell'afa,

una, sempre te stessa, e innumerevole,

d'albero in albero, di fronda in fronda,

il mio orecchio t'insegue ove ti celi

nella mia ubiquità canicolare.

La vocale tua rete,

rada, avvolge ora il mondo,

e nel tuo puro altissimo delirio

io mi raggiungo ed un istante attingo

d'eternità.


(da "Sull'orlo del cratere", Mondadori, Milano 1966, p. 164)





CICALA

di Giuseppe Cesetti (1902-1990)


Cicala che tu fai la ninna nanna

Il cavalier s'avanza sonnecchiando

Cicala che tu fai da gran tettoia

Ai campi gialli della mia maremma.


La strada è bianca e tutta polverosa

Un albero secco fra il tufo tutto rosa

Vi sta sostando una mamma generosa

Che porta in testa un fascio di crescione

E l'ha raccolto dove c'è un ruscello

Sotto una quercia che faceva d'ombrello

Dove vanno abbeverarsi le cornacchie

Dei campi gialli della mia maremma.


Or la vecchietta fa ritorno a casa

Per quella strada bianca e polverosa

Col volto stanco d'un'antica sposa

Che porta da mangiare ai bimbi suoi

E la cicala con la sua canzone

Fissa precisa quale è la stagione

Il sole brilla e fa cantar la vecchia

Dicono i bimbi della mia maremma.


Mentre cicala tu muori cantando

La terra mia se ne va gemendo

Ed il mio cuore fa ritorno spesso

Tra i campi gialli della mia maremma.


                                                  Tuscania, 1931


[da "Tutte le poesie (1926-1986)", Edizioni di San Marco, Bologna 1988, p. 17]

 




SENTO L'AVVÌO DELLE CICALE

di Giuseppe Cosmi (1913-1937)


Sento l'avvìo delle cicale

nel mattino nuvoloso,

quasi un richiamo di pioggia.

La cicala, nel verde folto

del frassino, distilla, dall'amara

scorza, l'essenza strana

per le bevande dell'estate.


         Mattina del 10 Luglio 1935-XIII


(da "Liriche", Amazon Italia Logistica, Torrazza Piemonte 2023, p. 47)





CICALA AMICA

di Donata Doni (Santina Maccarone, 1913-1972)


Cicala amica canora

delle mie estati.

Cicala inno al sole, al verde, alla vita.

Intoni il canto dell'estate piena

col tuo grido felice.

È una monodia assolata

è la realtà delle spighe

falciate, degli ozi meridiani

delle fughe verso i campi,

i monti, il mare.

Dovunque ti troviamo.

Se canti tra il verde dei pini

infondi un tremito ai rami,

ravvisi l'ebrietà del sole,

della quiete, dell'inerzia.

Cicala amica, inutilmente

calunniata dai moralisti.

Ti prediligo perché mi somigli.


                     Roma, Villa Giuseppina, 8 luglio 1972


(da "Il fiore della gaggìa", Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1973, p. 168)





LA CICALA

di Achille Leto (1870-1963)


Quando più 'l sol meridiano bolle

su le campagne solitarie e 'l mare,

io la cicala su dal piano al colle

     odo cantare.


E canta canta, sazia di rugiade,

ebra di sole, fin dalla mattina;

e canta canta tra le grandi biade,

     essa piccina.


E più riempie di sé tutt'intorno

la terra, il cielo; e perché canti, ignora.

Così, sorella cicalina! E 'l giorno

     bruci più ancora.


(da "Le Metope", Tip. Spinnato, Palermo 1907, p. 35)





CICALA

di Daria Menicanti (1914-1995)


Dentro il fesso di un tronco la cicala

ho ritrovato vuota, una velina

spoglia ravvoltolata. Quel vociare

tutto quel gran lodarsi l’estate

che lei che le compagne facevano,

noi prima di riaverlo

un’intera invernata dovrà

con la sua pace fredda passare


(da "Il concerto del grillo", Mimesis, Milano-Udine 2013, p. 459)





DELIRIO MERIDIANO

di Arturo Onofri (1885-1928)


Nel solleone le cicale in coro

cantano ebbre tra gli olmi a gran distesa,

e stupore di sole a piombo pesa

nel silenzio dell’arido pianoro

come l’angoscia d’un’immane attesa.


Ma sulla polve bianca una vecchietta 

giace nell’ombra, e con gli occhiuzzi grami 

(mentre maciulla un tozzo che la sfami) 

sbigottisce a un ramarro ch’assaetta 

la strada ardente sotto i radi rami.


Sei, cicalìo, come un tremar di stelle 

in cielo d’alba, e scende, come suole, 

fresca rugiada all’anima, cui duole 

l’eterno arsore del suo sogno imbelle. 

Ora, agli occhi accecati, è buio il sole.


(da "Liriche", Ricciardi, Napoli 1914, pp. 59-60)





POESIA PER UNA CICALA

di Leonardo Sinisgalli (1908-1981)


Io non so cantare lo zelo

Della formica immortale.

Più vicino alla mia sorte

È lo stridore della cicala

Che trema fino alla morte.

Nel tempo mio diletto

Mi confidavo a quell'ira

Insistente che mi assopiva

Con la cicala nel petto.

Ora nello sfacelo

Della mia giornata mi resta

Un po' di polvere in pugno,

Ma tanto vale la tua spoglia

Che ancora risento quel melo

Stormire e nell'aria di giugno

La tua allegria funesta

Nascere dietro una foglia.


(da "Tutte le poesie", Mondadori, Milano 2020, pp. 43-44)





CICALA

di Geppo Tedeschi (1907-1993)


Nascosta,

tra la chioma

de l'estate,

suona ai viandanti

in marcia,

alle pianure,

ai rivi,

alle casette dirupate.

È quasi mezzogiorno.

Sonno mago

toglie, a una vecchia,

dalla mano,

l'ago.


(da "Antologia poetica dal futurismo ad oggi", Cartia Editore, Roma 1975, p. 133) 





CICALA

di Mario Visconti (1920-1995)


La cicala, monotona sirena

sul verde mal di mare dell'estate,

è l'oblio della vita e dell'amore.

Altre cure verranno, ma il presente

colora di speranza ogni abbandono

e di felicità l'antica pena.

Così passando a poco a poco muore

il tempo, e l'infinito si scatena.


(da "Poesie", Mondadori, Milano 1953, p. 88)





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