martedì 2 giugno 2026

Una poesia e una canzone per il 2 giugno

 In occasione dell'ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica Italiana, ho deciso di pubblicare un post con i testi di una poesia e di una canzone. La poesia è di Vittorio Sereni, e fu scritta proprio in occasione dello storico referendum che sancì la nascita della Repubblica in Italia; fu pubblicata nella raccolta Gli strumenti umani, quasi venti anni dopo tale memorabile evento. La storia è il titolo di una canzone di Francesco De Gregori; apparve come 1° traccia di un disco a 33 giri del 1985 intitolato Scacchi e tarocchi, ed è ancor oggi considerata tra le migliori composizioni musicali del cantautore romano. Il testo vuole evidenziare l'importanza di ognuno di noi nel determinare la storia delle nazioni e delle comunità mondiali: siamo noi che, tramite il voto, decidiamo il futuro di una regione, di una nazione e perfino di un continente; siamo stati noi che, in un passato tremendo, abbiamo deciso di opporci ai tiranni, e a decretare la fine delle loro dittature, anche a costo di perdere la vita.

Ritengo sia sacrosanto festeggiare il giorno di oggi, perché rappresenta il punto più alto mai raggiunto dalla nostra nazione che, nel 2 giugno del 1946, diede la possibilità a tutti gli italiani (le donne votavano per la prima volta dalla nascita della nazione italiana) di scegliere tra due forme di governo atte a organizzare il potere statale: la Repubblica o la Monarchia. Come tutti sappiamo, i risultati proclamarono la vittoria della Repubblica e la conseguente messa in esilio della famiglia dei Savoia, ovvero dei monarchi che fino a quel giorno avevano detenuto un potere esecutivo centrale e ampie prerogative di controllo su quello legislativo, in virtù dello Statuto Albertino, la carta costituzionale concessa nel 1848 da Carlo Alberto di Savoia e mantenuta fino a quel fatidico giorno. Sappiamo anche il motivo per cui gli italiani preferirono la Repubblica: determinante fu il comportamento passivo del re Vittorio Emanuele III in occasione della Marcia su Roma, avvenuta nell'ottobre del 1922, che segnò l'avvento del regime fascista in Italia. Ne conseguì un ventennio disgraziato, che comportò la fine di qualunque tipo di libertà, e culminò con l'entrata in guerra del nostro paese, alleatosi con la Germania nazista e con il Giappone contro la Francia, la Gran Bretagna e l'Unione Sovietica. Come finì tale conflitto lo sappiamo. Ebbene, come dicevo, è importantissimo festeggiare oggi la nascita della Repubblica Italiana nel suo ottantesimo anniversario, soprattutto se si pensa alla attuale situazione internazionale, contraddistinta da sciagurate politiche espansionistiche, da tiranni che dichiarano guerre senza un preciso perché, con conseguenti perdite umane - in particolare tra i civili - che non hanno alcun senso logico. Ritengo sia preoccupante anche l'attuale panorama europeo, dove ogni volta vi siano delle elezioni politiche, si constata l'avanzamento lento ma inesorabile di partiti d'estrema destra (in Germana, nel Regno Unito, nei paesi scandinavi ecc.); i paesi democratici europei e mondiali appaiono quindi in seria crisi. Tutto ciò non ha nulla di positivo, se si pensa a cosa portò in passato la nascita degli stati totalitari. Ho ascoltato diverse volte in Tv delle interviste ad autorevoli sociologi, politologi, storici e filosofi, che per la quasi totalità notavano dei cambiamenti drastici nel modo di pensare delle popolazioni di oggi: la democrazia spesso non è più considerata come qualcosa di fondamentale per governare un paese, anzi, sono in molti a pensare che sia una forma di potere superata; se ci fosse qualcosa di meglio, in giro, accetterei questo discorso, ma ciò che si paventa per il futuro, è una involuzione delle società, e un triste ritorno delle dittature. Il panorama quindi appare deprimente, ma spero di sbagliarmi: sono sempre state le generazioni più giovani a fare la storia, saranno loro quindi a decidere; non vi sono dubbi sul fatto che quest'ultime abbiano potuto usufruire e tutt'ora usufruiscono di strumenti di studio e d'informazione molto più ampi e validi rispetto alle precedenti, e che quindi non si lascino abbindolare da coloro che inneggiano alla tirannia come unica risoluzione ai tanti problemi che affliggono il mondo di oggi. Questo spero, che la democrazia stia solamente attraversando un periodo di crisi profonda, destinato comunque a terminare, e che il mondo prima o poi riprenda la strada tracciata dai vecchi saggi che hanno fatto la migliore storia recente, governando i maggiori paesi europei e mondiali per almeno ottant'anni, basandosi su regole che hanno come fondamento la democrazia, la libertà, la giustizia e la pace. Se non fosse così sarebbero guai per tutti. Buona Festa della Repubblica Italiana.



UNA POESIA E UNA CANZONE PER IL 2 GIUGNO



LA REPUBBLICA

di Vittorio Sereni (1913-1983)


                                                                                   giugno ‘46

Svetta ancora allo svolto la vecchia pianta

e improvvisa brulica al vento.

Lampi di caldo, presagi,

parvenze forse s’incarnano nell’intima bruma.

Ma nessuno

                   ne sa niente.


(da "Gli strumenti umani", quarta ristampa, Einaudi, Torino 1995, p. 8)





LA STORIA

di Francesco De Gregori


La storia siamo noi, nessuno si senta offeso;

Siamo noi questo prato di aghi sotto al cielo.

La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso.

La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare,

questo rumore che rompe il silenzio,

questo silenzio così duro da masticare.

E poi ti dicono: “Tutti sono uguali, 

Tutti rubano nella stessa maniera”

Ma è solo un modo per convincerti

A restare chiuso dentro casa quando viene la sera;

Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone

La storia entra dentro le stanze, le brucia,

la storia dà torto e dà ragione.

La storia siamo noi

Siamo noi che scriviamo le lettere

Siamo noi che abbiamo tutto da vincere e tutto da perdere.

E poi la gente (Perché è la gente che fa la storia)

Quando si tratta di scegliere e di andare,

Te la ritrovi tutta con gli occhi aperti

Che sanno benissimo cosa fare:

Quelli che hanno letto milioni di libri

E quelli che non sanno nemmeno parlare;

Ed è per questo che la storia dà i brividi,

Perché nessuno la può fermare.

La storia siamo noi, siamo noi padri e figli,

Siamo noi, bella ciao, che partiamo

La storia non ha nascondigli, la storia non passa la mano.

La storia siamo noi, 

Siamo noi questo piatto di grano.