domenica 9 agosto 2026

I sogni nella poesia italiana decadente e simbolista

 Ecco un tema portante, la cui importanza risulta più che evidente non solo nell’area dei poeti simbolisti e decadenti: dai sogni – che siano scaturiti dal sonno o dalla veglia non importa molto – sono nate opere d’arte sublimi. Volendo ora analizzare le poesie elencate di seguito a questo preambolo, l’idea preponderante nei versi dei poeti italiani decadenti e simbolisti è quella di vivere in funzione dei propri sogni, o, come ben chiarisce la poesia di Aldo Fumagalli, all’ombra dei propri sogni; i poeti insomma sono esseri speciali, capaci di creare, immaginare, vedere mondi fantastici grazie alla loro straordinaria fantasia. Si nota in più di una poesia la personificazione del sogno, che, come qualunque essere vivente, vive e muore (Camerana lo vede nella bara; Garoglio lo osserva “gagliardo” al limite della giovinezza; la Guglielminetti ascolta le parole dei sogni che, di notte, gli dormono accanto ecc.). Ci sono poi i sogni “raccontati” da poeti come Gnoli, Campana e Corazzini:il primo sogna di perdersi e di perdere tutto ciò che ha, perfino la propria ombra; il secondo di ritrovarsi in una stazione, in procinto di partire; il terzo invece di giungere in una città non ben definita, che si trova nel mezzo di un bosco. Spesso, all’interno dei sogni, si registrano degli eventi misteriosi, come nella poesia di Graf, che ricorda di aver sentito un melodioso canto di ragazza innamorata proveniente da un luogo non identificabile (qualcosa di simile si ritrova anche nella poesia di Varlado). Altro elemento che si riscontra in alcune poesie è quello della luce (contrapposto all’ombra di cui ho parlato precedentemente), che viene a rappresentare qualcosa di ultraterreno, una sorta di paradiso luminescente visibile solamente nei sogni e fortemente desiderato da poeti come Lipparini, Romagnoli e Zena. Frequente è anche, nei sogni di determinati poeti (Marcellusi, Marchese, Orvieto e Roccatagliata Ceccardi), la presenza di donne particolarmente affascinanti, irraggiungibili, così idealizzate da rimanere assai delusi quando, una figura femminile reale che in teoria potrebbe corrispondere a quella sognata, ben presto si rivela tutt’altra cosa. Vi sono infine delle liriche in cui i sogni posseggono requisiti contrastanti: in alcune sono molto attinenti alla vaghezza e all’indeterminatezza (Marrone, Moscardelli, Salvatori, Sella, Tarchiani); in altre più vicini alla semplicità e all’innocenza (il carrettiere, protagonista di una poesia di Giovanni Pascoli, sogna il suono delle cornamuse in un’atmosfera tipicamente natalizia).

 

 

Poesie sull’argomento

 

Mario Adobati: "Sogno d'oltremare" in "I cipressi e le sorgenti" (1919).

Gustavo Botta: "Nel sogno" in "Alcuni scritti" (1952).

Gustavo Brigante-Colonna: "Gli ulivi e le ginestre" in "Gli ulivi e le ginestre" (1912).

Giovanni Camerana: "Il sogno è morto..." in "Poesie" (1968).

Dino Campana: "Sogno di prigione" in "Canti Orfici" (1914).

Enrico Cavacchioli: "L'orologio" in "Le ranocchie turchine" (1909).

Sergio Corazzini: "L'ultimo sogno" in "Libro per la sera della domenica" (1906).

Gabriele D'Annunzio: "I poeti" in "Poema paradisiaco" (1893).

Aldo Fumagalli: "A l'ombra d'un sogno" in "Arcate" (1913).

Diego Garoglio: "La luna e il sogno" in "Sul bel fiume d'Arno" (1912).

Domenico Gnoli: "Il sogno" in "I canti del Palatino. Nuove solitudini" (1923).

Arturo Graf: "Sogno" in "Medusa" (1990).

Amalia Guglielminetti: "I sogni" in "Le Seduzioni" (1909).

Giuseppe Lipparini: "La scala d'oro" in "Le foglie dell'alloro. Poesie (1898-1913)" (1916).

Enzo Marcellusi: "Un altro sogno" in "I canti violetti" (1912).

Nicola Marchese: "Ballata della notte, 4" in "Le Liriche" (1911).

Tito Marrone: "Le apparenze d'un giorno" in "Le rime del commiato" (1901).

Nicola Moscardelli: "Il sogno" in "Abbeveratoio" (1915).

Angiolo Orvieto: "La sognata" e "La risvegliatrice" in "La Sposa Mistica. Il Velo di Maya" (1898).

Giovanni Pascoli: "Fides" e "Carrettiere" in "Myricae" (1900).

Ceccardo Roccatagliata Ceccardi: "Sogno di una notte di luna" in «Svegliarino», luglio 1897.

Ettore Romagnoli: "Sogno di vespro" in "Miti e fantasie" (1910).

Umberto Saffiotti: "Il Sogno" in "Le Fontane" (1902).

Fausto Salvatori, "Ali di sogni" in "In ombra d'amore" (1929).

Emanuele Sella: "L'Artefice ed il Sogno" in "Monteluce" (1909).

Alberto Tarchiani: "Dalle torri del silenzio" in "Piccolo libro inutile" (1906).

Carlo Vallini: "Il sogno" in "Un giorno" (1907).

Alessandro Varaldo: "Ne la culla de l'amaca" in "Marine liguri" (1898).

Remigio Zena: "Ebbene è un sogno se tu vuoi..." in "Le Pellegrine" (1894).

 



Testi

 

 

 SOGNO DI UNA NOTTE DI LUNA

di Ceccardo Roccatagliata Ceccardi (1871-1919)

 

                                                                                      A l'Amata

Una notte di luna estiva al piano,

tra l'ombra d'oro da le siepi erranti

per i silenzî lucidi del grano,

come in Sogno si smarrîr gli Amanti.

 

E il mar li attrasse, e per cammin d'arcano

albore colmo, li afferrò, tremanti,

a coglier grappi d'astri da un lontano

arbore celestino luccicanti.

 

Un sogno, un pescatore, ed una bruna

rete… Ed or l'erba di amanti folta

ondeggia a un cippo che tra pini brilla.

 

E come in ala d'angelo raccolta

sul nido, Amor là sogna una tranquilla

illusion per un error di luna.

 

    28 giugno 1897

 

[da "Colloqui d'ombre. Tutte le poesie (1891-1919)", De Ferrari, Genova 2005, p. 323]

 

 

 

 

 IL SOGNO

di Umberto Saffiotti

 

Tu eri morta:

e le fontane tacevano:

parlavano li alberi desolati e parlavano

di te, sirena mia, - e tu eri morta.

Io guardavo li alberi e le fontane

ed esse tacevano come in angoscia.

Io pregai la bianca dea sognante ne l'ombra

perché le acque tornassero e le fontane vivessero:

poi che così le fontane eran come morte.

Sorrise la dea e aprì il gesto ampio de le braccia

armoniosamente

sì che li alberi desolati ne tremarono

e li zampilli sussultarono: le fontane

maravigliarono quando un gorgoglio da l'ombra

risonò di

acque.

Irruppero le acque e le fontane vissero

e li alberi si chinarono su la dea sognante

a nascondere il gesto ampio del mistero.

Tu - da l'ombra - apparisti

e mi cingesti di un lungo sguardo.

...Chi mai ne l'ombra ti farà rivivere,

quando morrai? il gesto chi mai vedrà

di una dea marmorea che sogni?...

Solo le fontane, solo le fontane...

 

(da "Dal simbolismo al deco", Einaudi, Torino 1981, Tomo primo, p. 166)

 

Gaetano Previati, "Il Sogno"
(da questa pagina Web)


 

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