E quando nel giro del ballo oscuro che ci rimorchia
dimenticate ombre nostalgiche a fingere la vita,
spirito della notte ci riavrai, dopo le ultime risa,
i baci sulle guance, gli augurii, gli addii sulla porta;
e là dalla soglia a scroscio rompendo un vento crudele
dissiperà le fioche ed esili voci come capelli
incanutiti, nel vuoto portico di tra i cancelli
cieco soffiando sulle deboli fiamme delle candele:
forse torneremo in un muto patto d’intorno a questa
tavola, sotto la lampada, commensali distratti;
fermi, le labbra sigillate, seduti di contro ai ritratti
pallidi dei nostri morti, ad una eterna festa.
COMMENTO
Cena di Pasqua è il titolo di una poesia di Giorgio Bassani (Bologna 1916 - Roma 2000), che fu pubblicata per la prima volta sulla rivista Mercurio del dicembre 1944. Successivamente fu inserita nella raccolta poetica d'esordio dello scrittore bolognese: Storie dei poveri amanti e altri versi, Astrolabio, Roma 1945; compare inoltre in L'alba ai vetri. Poesie 1942-1950, Einaudi, Torino 1963 e nel recente volume intitolato Poesie complete, Feltrinelli, Milano 2021. Il testo che ho trascritto è quello leggibile in Mercurio. Nella foto c'è invece la versione quasi perfettamente uguale, rintracciabile nella sezione Primi versi di L'alba ai vetri (p. 29). Pur non essendo presente alcuna data in calce alla poesia, è notizia quasi certa che Cena di Pasqua fu scritta nel 1942. Questa ed altre informazioni che ora aggiungerò le ho ricavate dalla citata edizione del 2021, più precisamente dal capitolo Nota al testo. Apparato genetico e commento di Anna Dolfi¹, che è anche la curatrice dell'intero volume. Bassani, durante un'intervista con Domenico Porzio, dichiarò che Cena di Pasqua è strettamente correlata con un capitolo del romanzo più famoso dello scrittore felsineo: Il giardino dei Finzi-Contini, in cui si parla di una cena pasquale; la poesia stessa ne fu addirittura la fonte d'ispirazione. Il 1942 fu un anno fortemente drammatico per tutta l'Europa: da due anni era scoppiata la Seconda Guerra Mondiale, e l'Italia vi partecipava come alleato della Germania nazista. Già nel 1938 erano iniziate anche nel nostro paese le persecuzioni antiebraiche, con l'emanazione delle leggi razziali fasciste. Negli anni seguenti si assistette all'espulsione di ebrei da scuole, impieghi pubblici e privati, e al sequestro dei loro beni. Nell 1943 si perpetrò l'occupazione dell'Italia da parte dei nazisti, con conseguenti deportazioni di massa verso i campi di sterminio di tutti gli ebrei reperibili nella penisola. C'è quindi, in virtù di questi fatti storici - alcuni dei quali si erano già verificati quando la poesia fu scritta - una premonizione funesta da parte di Bassani, che poteva intuire quale sarebbe stato il suo futuro e quello dei suoi cari; era consapevole anche che quella cena avrebbe coinciso con l'ultima riunione della sua famiglia al completo. A proposito del clima d'imminente tragedia che si respirava in quei momenti, ecco un frammento della Parte III, Capitolo VII de Il giardino dei Finzi-Contini che ben descrive i commensali come persone del tutto inconsapevoli della tragica sorte che nel giro di un anno o poco più li avrebbe direttamente riguardati:
Io guardavo mio padre e mia madre, entrambi in pochi mesi molto invecchiati. Guardavo Fanny, che aveva ormai quindici anni, ma come se un arcano timore ne avesse arrestato lo sviluppo non ne dimostrava più di dodici. Guardavo in giro ad uno ad uno zii e cugini, gran parte dei quali di lì a qualche anno sarebbero stati inghiottiti dai forni crematori tedeschi, e certo non lo immaginavano che sarebbero finiti così, né io stesso lo immaginavo, ma ciò nondimeno già allora, quella sera, anche se li vedevo tanto insignificanti nei loro poveri visi sormontati dai cappellucci borghesi o incorniciati dalle borghesi permanenti, anche se li sapevo tanto ottusi di mente, tanto disadatti a valutare la reale portata dell'oggi e a leggere nel domani, già allora mi apparivano avvolti della stessa aura di misteriosa fatalità statuaria che li avvolge adesso, nella memoria.²
Da ricordare infine che la Pasqua ebraica si festeggia con una cena (Seder di Pesach³) e non coincide con la data di quella cristiana.
NOTE
1) Alcune notizie che ho riportato le ho attinte dalle pagine 453-455 del volume: Giorgio Bassani, Poesie complete, a cura di Anna Dolfi, Feltrinelli, Milano 2021.
2) Dalla pagina 150 del volume: Giorgio Bassani, Il giardino dei Finzi-Contini, Nuova Stampa Mondadori, Cles 1997.
3) La Pasqua ebraica (Pesach) celebra la liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù in Egitto e la sua nascita come nazione libera sotto la guida di Mosè. Ricorda l'Esodo, simboleggiando il passaggio dalla schiavitù alla libertà, e celebra la protezione divina durante la decima piaga, quando gli angeli "passarono oltre" le case ebraiche.

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