domenica 4 ottobre 2026

Il sole nella poesia italiana decadente e simbolista

 Il sole viene spesso descritto alla stessa stregua di un dio che domina sulla Terra, che osserva da lontano gli esseri viventi – uomini, animali e piante – con distacco. Non è portatore di negatività, al contrario i suoi raggi trasmettono dei benefici, sia nelle menti che nei corpi di chi ne viene colpito. C’è chi lo desidera ardentemente e lo attende; chi lo evoca, chi lo adora. La situazione cambia soltanto durante la stagione estiva, quando la stella più vicina al nostro pianeta rende, a causa dell’eccessivo calore che emana, quasi invivibile il territorio su cui si esercita il suo dominio. Ci sono poi i versi di chi ha una opinione differente, come i suicidi che, dall’al di là, pur lodando il sole per la sua bellezza, esprimono un palese rancore per la sua totale indifferenza all’insopportabile dolore che li spinse a togliersi la vita. E c’è chi addirittura maledice il sole, per una serie di motivi che, per lo più, sono attinenti alla spietatezza dell’astro, che illumina inesorabilmente le miserie e le sofferenze umane di ogni tipo. Ma c’è chi avverte l’assenza del sole, come se fosse già spento; la dimostrazione di tale latitanza è data dalla totale mancanza di amore tra gli esseri umani e dalla scomparsa dei fiori; Madre Natura è fallita, e il sole si è definitivamente eclissato.

 

 

Poesie sull’argomento

 

Enrico Cavacchioli: "La vittoria del sole" in "Le ranocchie turchine" (1909).

Guelfo Civinini: "Sestina del sole e del fiume" in "L'urna" (1900).

Adolfo De Bosis: "L'antico sole si affaccia..." in "Amori ac silentio e Le rime sparse" (1914).

Luigi Donati: "Il Sole" in "Le ballate d'amore e di dolore" (1897).

Luigi Fallacara: "Il sole" in "Illuminazioni" (1925).

Lionello Fiumi: "Solleone" in "Polline" (1914).

Domenico Gnoli: "Eri bello, o sole!" in "Fra terra e astri" (1903).

Corrado Govoni: "Sole di marzo" in "Le Fiale" (1903).

Corrado Govoni "ll sole" e "Il pallido sole" in "Gli aborti" (1907).

Arturo Graf: "Ultimo sole" in "Medusa" (1990).

Arturo Graf: "Sole morto" in "Le Rime della Selva" (1906).

Tito Marrone: "Sole d'inverno" in "Liriche" (1904).

Pietro Mastri: "Colloquio col sole" in "Lo specchio e la falce" (1907).

Aldo Palazzeschi: "La figlia del Sole" in "I cavalli bianchi" (1905).

Emanuele Sella: "Dimmelo dunque dove è andato il sole?" in "Il giardino delle stelle" (1907).

Emanuele Sella: "Resurrectio luminis" in "L'Ospite della Sera" (1922).

Domenico Tumiati: "Raggio invernale" in "Musica antica per chitarra" (1897).

Carlo Vallini: "O meraviglia che non ha parole" in "La rinunzia" (1907).

Carlo Vallini: "Horo" in "Un giorno e altre poesie" (1967).

 

 

 

Testi

 

SOLE MORTO

di Arturo Graf (1848-1913)

 

— Dietro le nuvole è il sole

Che rutila in sempiterno. —

Un sol che rutila? Fole!

Dietro le nuvole? Scherno!

 

C’era, nol nego. (Oh, nel muto

Core rigurgito vano!)

C’era... e in quel tempo lontano

Io debbo averlo veduto.

 

Ché nell’attonita mente,

E nel deserto del core,

Me n’è rimasto un bagliore

Come di giorno morente;

 

Come d’un labile giorno,

Immensamente remoto,

Che dileguò nell’ignoto

E non farà più ritorno.

 

Il sole c’era una volta;

Ma poi, non vedi? s’è spento

Come una fiaccola al vento,

E la sua faccia è sepolta.

 

L’ombre sommersero i cieli,

Il gelo avvinse gli amori,

L’anime dolci dei fiori

Languirono sugli steli.

 

Non te ne sei dunque accorto?

Madre Natura è fallita,

E il sol che dava la vita,

Il povero sole è morto.

 

(da "Le Rime della Selva", Treves, Milano 1906, pp. 114-115)

 

 

 

 

RESURRECTIO LUMINIS

di Emanuele Sella (1879-1946)

 

Divino sole, a quella pace eterna,

donde scende la grazia che m’inspira,

tu mi rapisci, poi che a te m’attira

la bella fiamma ch’il mio amor governa.

 

Sboccia alla gioia del tuo bacio, o Sole,

come candida rosa in solitudine,

l’Anima e sete ha di beatitudine,

schiusa dal soffio delle tue parole.

 

Com’un serto di gigli luminosi

– accesi dalla mistica carezza

Del Re dei Cieli – o tu, luce ed ebbrezza,

su me discendi e su di me ti posi.

 

(da “L’Ospite della Sera”, Sonzogno, Milano 1922, p. 122)

 

 

Edvard Munch, "The Sun"
(da questa pagina Web)