mercoledì 9 dicembre 2020

Gli amici

 

Questa poesia è stata scritta da Giorgio Vigolo (Roma 1894 - ivi 1983) e fa parte del volume I fantasmi di pietra, pubblicato dalla Mondadori di Milano nel 1977. Più precisamente è la sessantottesima e terzultima poesia di detto libro, e si trova a pagina 87. È la triste constatazione, da parte del poeta, di essere stato tradito da coloro che si definivano o che lui stesso pensava fossero amici. L'occasione che dimostra il tradimento, reale o simbolica che sia, è una promessa non mantenuta: Vigolo ha visto questi falsi amici allontanarsi da lui non prima di averlo rassicurato sul fatto che sarebbero tornati presto, e lo avrebbero portato con loro. Il poeta ha atteso ore ed ore con la speranza di vederne tornare almeno uno, ma nulla è avvenuto. La parte finale della poesia è ancora più amara, ed esprime in modo chiaro una fortissima sensazione di solitudine che prova il protagonista di questa spiacevole vicenda, il quale ha la netta impressione di essere già morto, perché ormai nessuno si ricorda più della sua presenza, della sua esistenza stessa: si sente come se tutti gli esseri umani si siano definitivamente dimenticati di lui, lasciandolo così nella più completa desolazione interiore.

 



 

   Gli amici mi avevano detto:

Aspettaci qui, torneremo a prenderti.

E io solo ad aspettare

un'ora, due ore.

Si fa notte: gli amici

si sono scordati: non vengono più.

 

  Stai lì solo,

terribilmente solo.

Ecco cosa vuol dire essere morti;

si scordano di passare a riprenderti.


 

  

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