sabato 20 luglio 2019

La luna in 10 poesie di 10 poeti italiani del XIX secolo


E nel giorno in cui si festeggiano i primi cinquant'anni dallo sbarco dell'uomo sul suolo lunare, mi sembra cosa opportuna pubblicare una serie di poesie dedicate al satellite più importante per tutti noi, esseri umani che abitiamo il pianeta Terra. Comincio dai poeti italiani del secolo XIX, che certamente non s'immaginavano minimamente un futuro allunaggio, e guardando la luna avevano nella mente tutt'altri pensieri rispetto a quelli dei poeti del XX e del XXI secolo. Tra le dieci poesie che propongo, spicca Alla luna di Giacomo Leopardi, per bellezza, intensità e disperazione; il poeta marchigiano dedicò al satellite terrestre altri versi indimenticabili, che è inutile io ricordi e che rimangono tra le pagine più grandiose della poesia mondiale di tutti i tempi. Famose anche le tre quartine di Gabriele D'Annunzio, che spesso sono state inserite nelle antologie scolastiche vecchie e nuove. Forse più di qualcuno si rammenta anche della Ballata alla luna scritta dallo scapigliato Emilio Praga, che evidenzia alcune caratteristiche tipiche di uno dei movimenti letterari più importanti e più rivoluzionari dell'Ottocento. Stupenda è Quiete lunare, di Arturo Graf, che parla di luoghi enigmatici e atmosfere insolite, ovvero di un mondo suggestivo e fantastico che si può osservare soltanto in una notte di plenilunio. Ci sono poi altre poesie che non hanno avuto grande risalto, pur possedendo delle qualità notevoli; per confermare questa mia opinione si possono leggere i versi qui presenti di Alfio Belluso, Maria Alinda Bonacci Brunamonti, Agostino Cagnoli, Augusto Caroselli, Luigi Carrer e Giacinto Ricci Signorini; mi pare anche questo un modo per ricordare e magari rivalutare dei poeti troppo presto dimenticati.




LUNA INVERNALE
di Alfio Belluso (1855-1904)

Fra gli alberi nudi e silenti
Che sporgon su' muri dell'orto,
Sospirano gelidi i venti.
Il disco manchevole e smorto
La luna fra nuvole e veli
Nasconde nell'alto de' cieli.

Trascorre la notte invernale
Fra sibili arcani e singulti...
Nell'umide tenebre, quale
Mistero di spasimi occulti
E inganno di sogni dubbiosi
Affanna e lusinga i riposi?

S'addensan, si squarcian nel cielo
Le nubi cacciate dal vento,
E passa tra 'l pallido velo
La luna: un immane lamento
Par s'oda da lungi venire...
Lamento d'un grande martìre.

(da "Cerere", Giannotta, Catania 1899)




ALLA LUNA
di Maria Alinda Bonacci Brunamonti (1841-1903)

Di te nel verso mio cantar m'è grato,
Alma Selene, che d'argenteo lume
Il viso infiori, e dall'Olimpo reggi
La notturna quiete e le parvenze
De'bruni sogni. A te, che il firmamento
Col vigile e lucente occhio rischiari,
S'inchinano le stelle, allor che il bianco
Carro conduci ed i nivei cavalli
Elevantisi su dalla marina.

Quando ai stanchi mortali in ogni parte
Sonno e pace la tarda ora concede,
Solinga peregrina, il tuo viaggio
Compi silenziosa e sulle cime
Delle selve, dei colli e pei sentieri,
Delle case sui tetti e sovra l'acque
De laghi posi il tuo candido raggio.

Trema il cauto ladron della tua vista,
Cui tutto l'universo si rivela:
Ma con lene armonia canterellando
Per tutto il corso delle notti estive
Sul ramoso arboscel, di te si loda
L'usignoletto. Disiata sempre
Al viator sei tu, quando t'innalzi
Dall'onde cristalline: ai Numi cara
Non men che alla infelice umana prole,
Alma Selene dall'argenteo riso,
Veneranda, bellissima, lucente.

(da "Versi", Le Monnier, Firenze 1875)




ALLA LUNA
di Agostino Cagnoli (1810-1846)

Tarda è la notte; alcuna
 Voce non odo; il vento
 Tace, e tu, stanca Luna,
 Tieni il confn del ciel.
  Onde partirsi, e teco
    Volgere ad altro lito,
    Ogni astro impallidito
    Par che si metta un vel.
Ferma un istante; questa
 Ultima luce oh quanto
 Torna soave e mesta
 A sventurato amor!
  Mestizia alla sventura
   Sai che si fa dolcezza:
   Ferma, e la tua tristezza
   Tutta mi versa in cor.
Tu non m’ascolti: omai
 Tramonti, e dir mi sembri
 Co’ moribondi rai
 Ch’io pur tramonterò.
  Ah! qual tu adesso, in breve
   Tramonterà mia stella:
   Tu sorgerai più bella,
   Io più non sorgerò.

(da "Poesie", Calderini, Reggio 1844)




ALLA LUNA
di Augusto Caroselli (Roma 1853 - ivi 1899)

Io vo' lodarti, o Luna
Però che lingua alcuna
Di poeta non tace
I pregi tuoi. Mi piace
Lo spuntar che tu fai
D'oltre i colli; né mai
La sera ne radduce
Questa candida luce,
Ch'io non prenda diletto
Nel cangiarsi d'aspetto
I boschi e l'ampie valli:
Pe' rischiarati calli
La gente s'accompagna,
E la bella campagna
Suona di risa e canti;
Trionfano gli amanti,
Ché il tuo raggio discreto
Non tradisce il segreto,
Ma d'un vago languore
Pinge ogni atto d'amore.
Poca, breve è la gioia;
Il dolore e la noia
Signoreggiano intera
La vita, e sola vera
Dolcezza è nell'oblio:
Luna pietosa, il mio
Letto ne spargi e schiara
Placidi sogni; cara
T'avrò; né lode alcuna
Fia che ti mandi, o Luna.

(da "I poeti della Scuola romana dell'Ottocento", Cappelli, Bologna 1962)




A CHE RISPLENDI, O LUNA?
di Luigi Carrer (1801-1850)

A chi risplendi, o luna? In chiuse stanze,
Cui lungo di doppieri ordin rischiara,
D'allegra gioventù fervon le danze
E più d'un alma a delirar impara.

Ma donna di pudiche alme sembianze,
Mentre passa le notti in veglia amara,
Rianda i corsi tempi e le speranze,
Quando la vita a lei parve sì cara.

Vanne di quell'afflitta alla dimora,
O luna, e d'un gentil raggio ricrea
La cameretta ov'ella siede e plora.

Sovvienti quando meco ella movea
Per ermi calli? Oh come dolce allora
Su quella fronte il tuo raggio battea!

(da "Poesie edite ed inedite", Tasso, Venezia 1845)




O FALCE DI LUNA CALANTE
di Gabriele D'Annunzio (1863-1938)

O falce di luna calante
che brilli su l'acque deserte,
o falce d'argento, qual messe di sogni
ondeggia al tuo mite chiarore qua giù!

Aneliti brevi di foglie,
sospiri di fiori dal bosco
esalano al mare: non canto non grido
non suono pe 'l vasto silenzio va.

Oppresso d'amor, di piacere,
il popol de' vivi s'addorme...
O falce calante, qual messe di sogni
ondeggia al tuo mite chiarore qua giù!

(da "Canto novo. Intermezzo", Treves, Milano 1896)




QUIETE LUNARE
di Arturo Graf (1848-1913)

Nel gemmeo seren del firmamento
La luna tersa, radïosa, brilla,
E gli ermi campi innonda e la tranquilla
Immensità del suo lume d’argento.

Fronda non trema, e non trafiata il vento,
Muto fra l’erbe il picciol rio sfavilla;
Un usignuolo innamorato trilla
Sopra una rama il suo dolce lamento.

In fondo al ciel due nuvolette stanche
Vanno insieme alïando, e d’un leggero
Sogno in balia mutan l’aeree forme.

Laggiù laggiù, con le sue croci bianche,
Co’ suoi negri cipressi il cimitero
Nella quiete luminosa dorme.

(da "Medusa", Loescher, Torino 1890)




ALLA LUNA
di Giacomo Leopardi (1798-1837)

O graziosa luna, io mi rammento
Che, or volge l'anno, sovra questo colle
Io venia pien d'angoscia a rimirarti:
E tu pendevi allor su quella selva
Siccome or fai, che tutta la rischiari.
Ma nebuloso e tremulo dal pianto
Che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci
Il tuo volto apparia, che travagliosa
Era mia vita: ed è, né cangia stile,
O mia diletta luna. E pur mi giova
La ricordanza, e il noverar l'etate
Del mio dolore. Oh come grato occorre
Nel tempo giovanil, quando ancor lungo
La speme e breve ha la memoria il corso,
Il rimembrar delle passate cose,
Ancor che triste, e che l'affanno duri!

(da "Canti", Hoepli, Milano 1900)




BALLATA ALLA LUNA
di Emilio Praga (1839-1875)

O notturno splendore,
o vergine divina!
Tu che commuovi, sorridendo, il core
dell'uomo e dell'oceano,
solitaria dei cieli,
adoro la tua luce, amo i tuoi veli!

Te fra le viti e i gelsi
del mio suolo natio,
fanciullo io vidi e ad astro mio ti scelsi;
fosse felice o in lagrime,
da quel giorno, o mia Dea,
quest'anima sperando, a te volgea!

Come sei bella, o luna,
quando il viso ti specchi
nel mite tremolio della laguna;
come bella, fra i pallidi
scogli della montagna,
quando sul ghiaccio il tuo raggio si bagna!

Ma chi dirà, divina,
di che fulgor ti vesti,
se tu sorgi infocata alla marina?
Il pelago scatenasi,
e placido e giocondo
il tuo disco s'innalza e irradia il mondo!

Ed io ti amai sul piano,
ti amai, luna, sui monti,
e nel cupo fragor dell'oceàno...
ma non mi tocchi l'anima
quando, dimessa e stanca,
seguiti il sole in camiciuola bianca!

O vergine d'amore,
se tua beltà lo vince,
non indugia a pregar nostro Signore,
che, quando il sol ci illumina,
ti tenga in paradiso,
perch'io solo di notte amo il tuo viso!

(da "Poesie", Treves, Milano 1922)




O LUNA, CHE CON FALCE...
di Giacinto Ricci Signorini (1861-1893)

O luna, che con falce ampia d'argento
I dolci sogni mieti,
E li mandi col vento
Nell'isola incantata a' tuoi poeti:

Tu che, benigna, nella tua contrada
Spiri i lenti sussurri,
E stilli la rugiada
Che si versa sui gran calici azzurri;

O tu, potente, che coi maliardi
Occhi, per ogni via,
La nostra terra guardi,
Sai dove dorme la fanciulla mia?

Ella dorme laggiù: in quella stanza
Lascia cadere, o luna,
Un sogno di speranza
Che le inghirlandi la sua testa bruna.

(da "Rime", Vignuzzi, Cesena 1888)




John Atkinson Grimshaw, "A Moonlit Evening"
(da questa pagina web)

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