domenica 7 aprile 2019

Nell'orto


Sotto la torre cadente, nitido
splendeva l'orto al sole;
tra l'erbe e l'umili piante domestiche
olezzavano all'ombra le viole,

nell'aria mite fresche olezzavano
dentro ai cespugli ascose;
rovi e stellate pervinche cerule
faceano siepe alle crescenti rose.

E la mia giovine madre, nel vespero
versava su gli steli
l'acqua, e benigni su lei versavano
la bionda luce del tramonto i cieli.

Acri del tenue fior di basilico
si diffondean gli aromi,
con lieve crepito qua e là sbocciavano
i bottoncini dei non nati pomi;

pendean le ciocche delle robinie
gravi di miele, e scosse
dal vespertino soffio di zeffiro
lucean precoci le ciliege rosse;

ad ora ad ora gli ultimi petali
sul capo dell'amata
innaffiatrice lenti cadevano
come fiocchi di neve immacolata.

Mia madre è morta... da un pezzo. Crebbero
gli arbusti in tronchi enormi.
Madre, da tanto tempo si chiusero
gli occhi tuoi buoni e nella tomba dormi.

Ed io ti vedo sempre, nel vespero,
chinata su gli steli
Versar nell'orto l'acqua, e a te versano,
madre, la luce del tramonto i cieli.



Questa poesia di Costantino Nigra (Villa Castelnuovo 1928 - Rapallo 1907) mi sta particolarmente a cuore, perché, in alcuni tratti, mi ricorda la mia mamma scomparsa da quasi tre anni. L'autore, è superfluo che io lo descriva, poiché è un celebre personaggio della nostra storia, in particolare di quella dell'Ottocento. Certamente Nigra è meno conosciuto come poeta; non scrisse molte poesie, e tutti i suoi versi sono stati raccolti in un libriccino pubblicato da Zanichelli nel 1961 (da questo ho estratto la poesia qui presente). Le cose migliori del diplomatico piemontese si possono rintracciare negli Idilli, usciti per la prima volta in un volumetto, nel 1893; anche Nell'orto fa parte di quest'ultimi. Le otto quartine parlano, con evidente nostalgia e con tangibile malinconia, del periodo in cui il poeta viveva insieme alla giovane madre, la quale amava dedicare un po' del suo tempo alle piante ed ai fiori, coltivando un orto situato al di sotto di una torre cadente, nei pressi della casa di residenza. Nigra descrive alcune delle piante presenti nell'orto: viole, pervinche, rovi, rose, fiori di basilico, robinie ecc. Quando, diversi anni or sono, anche mia madre si dedicava alla cura del nostro giardino, tutte queste piante, a parte le rose, non c'erano; ma ricordo le bellissime ortensie, i tagete, i ciclamini, le pansé, i gerani... Lei, come la madre di Nigra, le curava con amore, non facendogli mai mancare l'acqua e, se necessario, intervenendo con maestria per non farle soffrire. Ora, come il poeta, io me la immagino viva e ancor giovane, annaffiare le sue piante ed i suoi fiori in un tramonto estivo, mentre l'estrema luce del sole la illumina e la rende meravigliosa. 

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