Su, vecchio cuore, vieni a vedere
come muoiono le foglie
in questo tardo autunno.
Preparati al tuo volo
senza ritorno.
Stagione di raccoglimento. Il vento
è la morte, destino duro.
Insegui i tuoi sogni vani,
foglie che vanno.
Carezza qualche illusione
farfalla sull'ultimo fiore.
Smarrito cerca qualcuno che ti comprenda.
Stormir gracile di rame d'intorno.
Una voce desolata d'uccello.
E viene la notte. A frotte
calano le foglie sul sentiero
più fitte.
E nessuno bada a te. Nessuno.
A te che vai, china la testa, sognando
il viso lontano
lontano più della luna
di una che un giorno
ti stava vicino
perduta, per sempre perduta in cammino.
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| Sandro Baganzani in un disegno di Mario Paolo Pajetta |
COMMENTO
Lontano più della luna è il titolo dell'ottava poesia presente nella sezione Secondo Tempo della raccolta A bocca chiusa di Sandro Baganzani (Verona, 8 febbraio 1889 – ivi, 28 gennaio 1950), pubblicata dalle Edizioni Delfino di Rovereto nel 1944. In questi versi il poeta si rivolge al suo "vecchio cuore", esortandolo ad osservare la caduta autunnale delle foglie, facilitata dalla presenza del vento, che simbolicamente viene identificato con la morte. Simboli sono anche le foglie cadenti, che rappresentano i "sogni vani" del poeta; le ultime illusioni sono invece le rare farfalle che si posano su qualche sparuto fiore. Il poeta è un uomo anziano che si aggira intorno ad un luogo conosciuto (forse un bosco), e si ritrova solo e smarrito, circondato da immagini di desolazione. L'arrivo della notte comporta un ulteriore avvicinamento al baratro dell'esistenza, mentre intorno le foglie si accumulano sul terreno, e l'uomo avverte ancor di più la solitudine e l'indifferenza che lo circonda. Ultima, grama consolazione per lui è il ricordo del volto di una donna - probabilmente la compagna - che ora non c'è più (è, come recita il titolo, più lontana della luna).
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