Il sole viene spesso descritto alla stessa stregua di un dio che domina sulla Terra, che osserva da lontano gli esseri viventi – uomini, animali e piante – con distacco. Non è portatore di negatività, al contrario i suoi raggi trasmettono dei benefici, sia nelle menti che nei corpi di chi ne viene colpito. C’è chi lo desidera ardentemente e lo attende; chi lo evoca, chi lo adora. La situazione cambia soltanto durante la stagione estiva, quando la stella più vicina al nostro pianeta rende, a causa dell’eccessivo calore che emana, quasi invivibile il territorio su cui si esercita il suo dominio. Ci sono poi i versi di chi ha una opinione differente, come i suicidi che, dall’al di là, pur lodando il sole per la sua bellezza, esprimono un palese rancore per la sua totale indifferenza all’insopportabile dolore che li spinse a togliersi la vita. E c’è chi addirittura maledice il sole, per una serie di motivi che, per lo più, sono attinenti alla spietatezza dell’astro, che illumina inesorabilmente le miserie e le sofferenze umane di ogni tipo. Ma c’è chi avverte l’assenza del sole, come se fosse già spento; la dimostrazione di tale latitanza è data dalla totale mancanza di amore tra gli esseri umani e dalla scomparsa dei fiori; Madre Natura è fallita, e il sole si è definitivamente eclissato.
Poesie sull’argomento
Enrico Cavacchioli:
"La vittoria del sole" in "Le ranocchie turchine" (1909).
Guelfo Civinini:
"Sestina del sole e del fiume" in "L'urna" (1900).
Adolfo De Bosis:
"L'antico sole si affaccia..." in "Amori ac silentio e Le rime
sparse" (1914).
Luigi Donati:
"Il Sole" in "Le ballate d'amore e di dolore" (1897).
Luigi Fallacara:
"Il sole" in "Illuminazioni" (1925).
Lionello Fiumi:
"Solleone" in "Polline" (1914).
Domenico Gnoli:
"Eri bello, o sole!" in "Fra terra e astri" (1903).
Corrado Govoni:
"Sole di marzo" in "Le Fiale" (1903).
Corrado Govoni
"ll sole" e "Il pallido sole" in "Gli aborti"
(1907).
Arturo Graf:
"Ultimo sole" in "Medusa" (1990).
Arturo Graf:
"Sole morto" in "Le Rime della Selva" (1906).
Tito Marrone:
"Sole d'inverno" in "Liriche" (1904).
Pietro Mastri:
"Colloquio col sole" in "Lo specchio e la falce" (1907).
Aldo Palazzeschi:
"La figlia del Sole" in "I cavalli bianchi" (1905).
Emanuele Sella:
"Dimmelo dunque dove è andato il sole?" in "Il giardino delle
stelle" (1907).
Emanuele Sella:
"Resurrectio luminis" in "L'Ospite della Sera" (1922).
Domenico Tumiati:
"Raggio invernale" in "Musica antica per chitarra" (1897).
Carlo Vallini:
"O meraviglia che non ha parole" in "La rinunzia" (1907).
Carlo Vallini:
"Horo" in "Un giorno e altre poesie" (1967).
Testi
SOLE MORTO
di Arturo Graf
(1848-1913)
— Dietro le nuvole è
il sole
Che rutila in
sempiterno. —
Un sol che rutila?
Fole!
Dietro le nuvole?
Scherno!
C’era, nol nego. (Oh,
nel muto
Core rigurgito vano!)
C’era... e in quel
tempo lontano
Io debbo averlo
veduto.
Ché nell’attonita
mente,
E nel deserto del
core,
Me n’è rimasto un
bagliore
Come di giorno
morente;
Come d’un labile
giorno,
Immensamente remoto,
Che dileguò
nell’ignoto
E non farà più
ritorno.
Il sole c’era una
volta;
Ma poi, non vedi? s’è
spento
Come una fiaccola al
vento,
E la sua faccia è
sepolta.
L’ombre sommersero i
cieli,
Il gelo avvinse gli
amori,
L’anime dolci dei
fiori
Languirono sugli
steli.
Non te ne sei dunque
accorto?
Madre Natura è
fallita,
E il sol che dava la
vita,
Il povero sole è
morto.
(da "Le Rime
della Selva", Treves, Milano 1906, pp. 114-115)
RESURRECTIO LUMINIS
di Emanuele Sella
(1879-1946)
Divino sole, a quella
pace eterna,
donde scende la
grazia che m’inspira,
tu mi rapisci, poi
che a te m’attira
la bella fiamma ch’il
mio amor governa.
Sboccia alla gioia
del tuo bacio, o Sole,
come candida rosa in
solitudine,
l’Anima e sete ha di
beatitudine,
schiusa dal soffio
delle tue parole.
Com’un serto di gigli
luminosi
– accesi dalla
mistica carezza
Del Re dei Cieli – o
tu, luce ed ebbrezza,
su me discendi e su
di me ti posi.
(da “L’Ospite della
Sera”, Sonzogno, Milano 1922, p. 122)

Edvard Munch, "The Sun"
(da questa pagina Web)
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