domenica 20 gennaio 2019

Poeti dimenticati: Enrico Cavacchioli


Nacque a Pozzallo nel 1885 e morì a Milano nel 1954. Dalla Sicilia, si trasferì giovanissimo a Milano, dove ben presto s'inserì nella vita culturale meneghina, scrivendo anche versi e articoli di giornale. Conobbe quindi F. T. Marinetti, che lo fece esordire sulla sua prestigiosa rivista: Poesia. In questo periodo il Cavacchioli aderì al futurismo, dal quale però, dopo il 1914, si allontanò progressivamente; anche la poesia, da allora, non fu più il suo interesse principale, poiché divenne il teatro; Cavacchioli infatti, è maggiormente conosciuto per alcune commedie grottesche e amare uscite, per la maggior parte, tra il 1920 ed il 1930. La sua opera poetica si può ben definire innovativa e d'avanguardia: fu infatti un seguace delle nuove correnti letterarie che caratterizzarono la letteratura italiana primo-novecentesca. Come poeta futurista si distinse per il mantenimento delle regole principali della scrittura (a parte il verso libero), non seguendo mai Marinetti e soci nelle loro, altamente sperimentali, Parole in libertà.




Opere poetiche

"Pia de' Tolomei", Belforte & C., Livorno 1903.
"L'incubo velato", Edizioni di Poesia, Milano 1906.
"Le ranocchie turchine", Edizioni di Poesia, Milano 1908, 1909².
"Cavalcando il sole", Edizioni futuriste di Poesia, Milano 1914.




Presenze in antologie

"Le più belle pagine dei poeti d'oggi", 2° edizione, a cura di Olindo Giacobbe, Carabba, Lanciano 1928 (vol. 2, pp. 20-28).
"Poeti simbolisti e liberty in Italia", a cura di Glauco Viazzi e Vanni Scheiwiller, Scheiwiller, Milano 1967-1972 (vol. 1, pp. 44-47; vol. 3, pp. 59-60).
"Poesia italiana del Novecento", a cura di Edoardo Sanguineti, Einaudi, Torino 1969 (volume secondo, pp. 579-603).
"I poeti del Futurismo 1909-1944" a cura di Glauco Viazzi, Longanesi & C., Milano 1978 (pp. 129-146).
"Dal simbolismo al déco", a cura di Glauco Viazzi, Einaudi, Torino 1981 (Tomo secondo, pp. 461-467).
"Poesia italiana del Novecento", a cura di Elio Pecora, Newton Compton, Roma 1990 (pp. 56-60).
"I futuristi", a cura di Francesco Grisi, Newton Compton, Roma 1990 (pp. 276-280).
"Marinetti e i futuristi", a cura di Luciano De Maria, Garzanti 1994 (pp. 439-456).
"Antologia della poesia italiana. 3: Ottocento-Novecento", a cura di Cesare Segre e Carlo Ossola, Einaudi, Torino 1999 (pp. 821-824).




Testi

LA PORTA DEL LUPANARE

Malinconiche nostalgie di serenate, che salgono
i viottoli della città come il profumo del caprifoglio:
a fiotti scampanella il richiamo fresco dei gelsomini
che zampillano da una inferriata spinosa,
e l'ululato di un cane vagabondo accompagna la chitarra.

Conosco le creature che vorrebbero morire
in una sosta del canto, quando si cercano gli accordi.
Dalle finestre aperte,
ascoltano palpitare la propria insonnia

come se avessero il cuore vivo nel palmo della mano,
e quando il canto lontano
oscilla come il nido sul ramo frustato dal vento,
si che la voce sembra cambiarsi in un singhiozzo,
s'abbatton con la bocca sul guancial troppo bianco!

Che cosa vorrebbero dire le labbra troppo rosse
in quel profumo di tisi che sale dai giardini assonnati,
tra il chiocco1io delle vasche esauste e moribonde?
La chitarrata naviga il cielo come un oceano.
e s'inghirlanda delle ultime stelle d'Agosto.
Che cosa vorrebbero udire da quelle bocche nascoste
che valican le nubi cantando nella luna
e si posano a tratti come tortore stanche,
le creature smarrite nel desiderio della morte?

Anche la chitarrata muore, lontana e nostalgica
come esalando un suo respiro pudico,
fra case bianche ed orti interminabili.
E mentre voi, creature che vorreste morire
nel singulto mordente degli accordi strappati,
vi abbandonate a un triste singhiozzar taciturno,
i suonatori sghignazzano, nascosti nella porta
del lupanare: che veglia nel vicolo notturno.

(da "Cavalcando il sole")

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