domenica 21 giugno 2026

Il silenzio nella poesia italiana decadente e simbolista

Come si può evincere leggendo tutti i testi dell’elenco sottostante, il silenzio, nei versi dei poeti decadenti, simbolisti e crepuscolari, può avere svariati riferimenti e può nascere da situazioni diverse, divenendo a seconda dei casi qualcosa di positivo o meno. Ora brevemente cercherò di esporre, prendendo in considerazione la maggior parte dei versi qui suggeriti, la contestualità in cui il silenzio trova uno spazio ben definito, oppure diviene indiscusso protagonista della scena. La poesia di Cazzamini Mussi è ambientata in una cupa notte, dove il silenzio fa da intermezzo tra il lieto rumore di una voce “tinnula e canora” che intona una nenia, e un misterioso pianto. Nei versi di Guglielmo Felice Damiani lo scenario è rappresentato da una riva desolata, perennemente battuta dalle onde del mare; qui il poeta è attratto da una presenza femminile non bene identificata: è la donna sognata o la Morte? I quesiti dell’uomo rivolti alla misteriosa figura non si risolvono, perché essa rimane sempre e testardamente silente. Nelle liriche di D’Annunzio il silenzio fa da sfondo a luoghi e paesaggi dominati dalla presenza della morte. Silenzio e buio fitto dominano la scena nella poesia Scoccano l’ore di Augusto Ferrero; soltanto il rumore dell’orologio – paragonato addirittura ad una divinità – fa sì che il poeta si riprenda da uno stato di terrore profondo dovuto ai due elementi predominanti sopra citati. Similmente, la poesia di Diego Garoglio indica il battito del cuore umano quale unico rassicurante rumore che rompe un arcano e tremendo silenzio diffuso nell’aria. Nei versi di Luisa Giaconi c’è un esplicito invito al silenzio, rivolto ad un interlocutore non ben precisato: il motivo risiede nel fatto – parafrasando i suoi versi – che «La parola è nulla, / il Sogno è tutto». La poesia di Cosimo Giorgieri Contri parla, in un contesto primaverile, dei passati amori nati, vissuti e morti in quella precisa città (Pisa), ormai del tutto obliati e di conseguenza avvolti dal silenzio delle vie cittadine, che lo inducono ad immaginare una serie infinita di “Primavere del silenzio”, fatte di languidi amanti che in lontani anni si aggiravano nei luoghi dove il poeta ora cammina, nostalgicamente attratto da quei perduti amori. E quale luogo può essere circondato dal silenzio se non un monastero? I versi di Corrado Govoni descrivono appunto le “ore innocenti” vissute all’interno del luogo religioso, in cui si notano appena piccoli segni di vita: dei vasi con i fiori e una anziana suora che si scalda al sole. In un paesaggio incantato, il silenzio viene definito “formidabile” da Arturo Graf, che chiaramente fa capire il personale fastidio di qualsivoglia presenza umana all’interno di una natura incontaminata e bellissima. Nell’altra poesia dello stesso autore, che porta il medesimo titolo ma che fu scritta una quindicina di anni dopo, il poeta è sopraffatto dallo stupore dovuto ad un silenzio ancora una volta “formidabile”, che, nel solito contesto naturale particolarmente affascinante, gli fa chiedere se sia ancora tra gli umani, o se stia già nell’aldilà. Sono le vergini le protagoniste del sonetto di Amalia Guglielminetti; le giovani donne – dice la poetessa – si cingono del loro silenzio che è simile ad un velario; i loro solitari cuori costruiscono a poco a poco intorno a loro un grave sudario fatto di silenzio, che le assopisce e quindi le addormenta. Nelle tre quartine di Colpo d’ala, di Enzo Marcellusi, il silenzio piomba improvviso all’interno del cimitero dove si trova il poeta, immobilizzandolo a causa del terrore provato, quasi fosse davanti a sé l’immagine della morte; poi un rumore – probabilmente causato dalle ali di un uccello – lo aiuta ad uscire da una situazione altamente preoccupante. Nel notturno silenzio è una poesia di Arturo Onofri che sembra porre le basi per la sua futura fase poetica (quella, per intenderci, della Terrestrità del sole): malgrado il silenzio sia diffuso nella notte, il poeta riesce magicamente a percepire dei rumori inavvertibili per l’udito degli esseri umani, come il vago bisbiglio della nebbia o il tenue sorriso dei rami delle acacie: l’uomo diviene tutt’uno con la natura che lo circonda, perché dotato di poteri sovrannaturali. Nella poesia di Nino Oxilia, il silenzio insistito di un uomo particolarmente attratto da una bellissima donna che si trova davanti a lui e che prova a sedurlo, è una scelta meditata e ostinata: l’uomo non ritiene utile né opportuno usare delle parole, interloquire con la donna amata, preferisce battere un tempo musicale con le mani, seguendo una personalissima filosofia che vede nel ritmo della musica e nella composizione di versi l’essenza di una vita priva di inutili, superflue parole. Nella breve poesia di Aldo Palazzeschi un pappagallo si ostina a rimanere muto malgrado gli insistenti inviti ad emettere suoni da parte di chi lo vede ogni giorno (la enigmatica gente delle prime raccolte palazzeschiane), quasi a voler porre, col suo irrinunciabile silenzio, un muro invalicabile tra sé e l’umanità. La lirica di Yosto Randaccio è, in sostanza, un invito al silenzio e all’osservazione, perché senza le parole il mondo appare migliore, differente da come si presenta nella deprimente realtà. Un mondo lontano dal reale è anche raccontato nei versi di Guido Ruberti, dove una fitta nevicata copre il paesaggio e lo sommerge insieme ad un fitto silenzio: la solitudine, la stanchezza, il sopore e quindi una dilagante sensazione di morte dominano un paesaggio tutto bianco, che di vitale ha ben poco (si nota la sola presenza di uno sparuto corvo “timido e tremante” che vola incerto in mezzo alla neve. 

 

 

 

Poesie sull’argomento

 

Gustavo Brigante-Colonna: "Nel silenzio i sogni spenti" in "Gli ulivi e le ginestre" (1912).

Francesco Cazzamini Mussi: "Abbozzo" in "I Canti dell'adolescenza (1904-1907)" (1908).

Giovanni Alfredo Cesareo: "Il Silenzio" in "Le consolatrici" (1905).

Ettore Cozzani: "Il silenzio" in "Poemetti notturni" (1920).

Guglielmo Felice Damiani: "Fuori del tempo e della storia" in "Lira spezzata" (1912).

Gabriele D'Annunzio: "Il meriggio" in "Elegie romane" (1892).

Gabriele D'Annunzio: "Sopra un «Adagio» (di Johannes Brahms)" in "Poema paradisiaco" (1893).

Augusto Ferrero: "Scoccano l'ore" in "Nostalgie d'amore" (1893).

Diego Garoglio: "Silenzio" in "Sul bel fiume d'Arno" (1912).

Luisa Giaconi: "Silenzio" in "Tebaide" (1912).

Cosimo Giorgieri Contri: "Primavera del silenzio" in "Primavere del desiderio e dell'oblio" (1903).

Corrado Govoni: "Ore innocenti" in "Armonia in grigio et in silenzio" (1903).

Arturo Graf: "Silenzio" in "Medusa" (1890).

Arturo Graf: "Silenzio" in "Le Rime della Selva" (1906).

Amalia Guglielminetti: "Il silenzio" in "Le vergini folli" (1907).

Enzo Marcellusi: "Colpo d'ala" in "Intensità" (1920).

Arturo Onofri: "Nel notturno silenzio" in "Liriche" (1914).

Nino Oxilia: "Ma non le dissi nulla..." in "Gli orti" (1918).

Aldo Palazzeschi: "Il pappagallo" in "I cavalli bianchi" (1905).

Enrico Panzacchi: "Per amica silentia" in "Poesie" (1908).

Yosto Randaccio: "Atonia" in "Poemetti della convalescenza" (1909).

Guido Ruberti: "Silenzio" in "Le fiaccole" (1905).

Umberto Saffiotti: "I Silenzi" in "Le Fontane" (1902).

 

 

 

Testi

 

FUORI DEL TEMPO E DELLA STORIA

di Guglielmo Felice Damiani

 

Così, su questa desolata riva

Che il mar perennemente aspro flagella,

io venni incontro a un’anima sorella

che per il tristo mondo un dì smarriva.

 

E credo che dall’ombre ininterrotte

E dai vasti silenzi ella sia giunta,

poi che la voce sua parmi compunta

e negli occhi ha l’orror di quella notte…

 

Ella venne, o la Morte? – E il dubbio forte

Nel cuor mi trema e nel pensier martella:

chi mi può ricercar qui se non Ella?

Chi posso trovar qui se non la Morte?

 

Parla, tenera amica, o che tu sia

L’amor perduto che nel sen mi duole,

o colei che verrà senza parole

a coricarsi nella tomba mia;

 

parla e sorridi! – Fuori de’ viventi

è bello ragionar di ciò che sparve

e amar ciò che non fu, dietro alle larve

di cui ridon talor le savie genti!

 

Del tempo ormai qui l’avanzar s’è rotto,

e della storia il circolo s’è chiuso:

tornano i numi; palpita diffuso

l’eterno, l’infinito e l’incorrotto…

 

Ma perché non m’ascolti, anima?... fisa

Cerchi su l’acque il fumido orizzonte

E silenziosa cacci dalla fronte

Non so che triste al cuor nube improvvisa;

 

ed io negli occhi tuoi scorgo una nave

che laggiù passa, e insieme coi respiri

del mar profondo e vasto odo i sospiri

del tuo silenzio appassionato e grave.

 

(da "Lira spezzata", Zanichelli, Bologna MCMXII, vol. I, pp. 245-247)


 

 

 

COLPO D'ALA

di Enzo Marcellusi

 

Silentium - L'improvviso

silenzio, quando il pensiero

s'arresta nel cimitero

e da Niente è conquiso.

 

Immobile, come stessi

a tu per tu con la morte,

guardavo: contro le porte,

rigidi e foschi i cipressi.

 

Un attimo, - eterno, solo...!

Con un grido, la chimera

del mio cuore irruppe a volo

nel cielo di primavera.

 

[da "Poesie (1909-1923)", Carabba, Lanciano  2008, p. 327]



Arnold Böcklin, "Silence of the Forest"
(da questo sito Web)


 

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