domenica 28 giugno 2026

Giovinetto, su campo di trifoglio

 Giovinetto, su campo di trifoglio

m’abbandonai, la faccia in su, disteso,

tenendo il fiato per udir sospeso

il crescere dell’alte erbe in rigoglio.


E abbracciando la terra dissi: «Voglio

stringerti tutta!» Poi risi; ma teso

tenea l’orecchio a udir se avesse inteso;

e dentro il cor gonfiavasi d’orgoglio.


Stavo giù zitto contro terra e fermo,

aggrappandomi a tutto, con l’amore

con che alla madre il piccolo s’afferra;


quando, sentendo batter nell’infermo 

petto qual maglio il mio misero cuore, 

pensai fosse il tuo gran cuore, o terra.







COMMENTO

Giovinetto, su campo di trifoglio è l'ultima delle 22 poesie presenti in Resine: raccolta d'esordio di Camillo Sbarbaro (Santa Margherita Ligure 1888 - Savona 1967) pubblicata dall'editore Caimo di Genova nel 1911. Io l'ho trascritta da una nuova edizione del volumetto, uscita grazie alla Scheiwiller di Milano nel 1988; qui si può leggere alla pagina 116 (vedi foto). La medesima poesia fu riproposta da Sbarbaro sulla rivista Riviera Ligure del novembre 1913, come seconda di Terra (la prima coincide con la penultima poesia di Resine). Per chi ha completa conoscenza della poesia sbarbariana, leggendo questi versi gli risulterà facile notare una certa attinenza con un'altra poesia: Il mio cuore si gonfia per te, Terra, presente nella raccolta più celebre del poeta ligure: Pianissimo (1914). In entrambi i componimenti, c'è una sorta di personificazione della terra, a cui l'uomo si rivolge direttamente per dichiarargli senza mezzi termini un amore appassionato; in entrambe le poesie il cuore del poeta si gonfia, perché fisicamente attratto dal pianeta "vivente". Ma in questa poesia affiora un ricordo ben preciso: il poeta era ancora un "giovinetto" quando, improvvisamente, si manifestò per la prima volta questo intenso amore verso la terra,; allora il ragazzo si distese su un campo di trifoglio e istintivamente cercò di abbracciare il terreno, così come un innamorato stringe a sé la ragazza che ama. La sua speranza era che quel piccolo lembo di terra (che ingenuamente vedeva come il corpo dell'intero pianeta) potesse recepire il suo smisurato amore, e fosse in grado di ricambiarlo anche con un piccolo segnale, come il similare battito a mille del cuore.

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