Sentii parlare di Roberto Roversi (Bologna 1923 - ivi 2012) ancor prima di appassionarmi alla poesia; in quel periodo avevo un'altra passione: la cosiddetta "canzone d'autore", e in particolare mi piacevano i dischi dei cantautori italiani più attivi e conosciuti nel ventennio compreso - all'incirca - tra il 1960 e il 1980. L'opportunità di venire a conoscenza di Roversi "paroliere", arrivò grazie ad un messaggio pubblicitario (non ricordo più quale) spesso trasmesso in quel periodo temporale, in cui veniva riproposto un frammento di una canzone di Lucio Dalla, scritta dal cantautore bolognese insieme a Roberto Roversi (s'intitolava Il motore del 2000). A seguito del successo che ebbe questo spot pubblicitario, uscì un disco che riproponeva alcune canzoni dei tre long playing di Dalla usciti tra il 1973 e il 1976, che videro una stretta collaborazione tra i due artisti felsinei: Roversi scriveva i testi e Dalla le musiche delle canzoni. Per me fu un'autentica scoperta, e rimasi particolarmente ben impressionato soprattutto dai primi due dischi, che oggi come allora considero dei veri e propri capolavori della musica pop italiana. Negli anni successivi, al tempo in cui già avevo cominciato a collezionare libri di versi, riuscii a leggere poche poesie di Roversi, presenti su alcune antologie in quel periodo acquistabili nelle librerie di Roma. Le sue raccolte, come i lettori più preparati sanno, non erano più in commercio dal 1965 (in quell'anno uscì la seconda edizione di Dopo Campoformio), per decisione dello stesso poeta, che da quel momento, in polemica con il mondo dell'editoria, preferì ciclostilare in proprio i suoi libri e donarli sia agli amici che ai conoscenti più stretti. Soltanto dopo il 2000 è ricominciato a circolare qualche volume poetico di Roversi¹, anche se a mio avviso, sarebbe giunto il momento di pubblicarne l'intera sua opera in versi.
Malgrado la laurea in filosofia, la passione per la poesia fu, per Roversi, preponderante su tutte le altre; ne sono testimonianza i numerosissimi versi che scrisse a partire dalla primissima gioventù (pubblicò la sua prima raccolta quando aveva appena diciannove anni). Determinante fu, per lui, la conoscenza di intellettuali e poeti italiani come Francesco Leonetti e Pier Paolo Pasolini; con loro fondò, nel 1959, una delle riviste più importanti del Novecento italiano: «Officina»; successivamente fondò e diresse un'altra rivista: «Rendiconti».
La poesia di Roversi, a partire dalla metà degli anni '60 del XX secolo, cominciò a percorrere una linea che mai più abbandonerà; in aperta polemica e in contrasto, sia con l'ideologia che dominava nei paesi occidentali, sia con la derivante società consumistica travolgente e distruttrice di qualsiasi valore, il poeta bolognese continuò a scrivere e pubblicare versi su riviste e in raccolte (quest'ultime, come ho già detto, furono diverse volte ciclostilate a proprie spese e distribuite gratuitamente soltanto agli amici), che mostrano una presa di posizione ben definita e incrollabile. Da una apocalisse paventata dal poeta a causa di una disumanità sempre più tangibile, riescono a salvarsi soltanto in pochi: persone che non hanno mai smesso di sperare in una società "diversa", dove prevalgano la solidarietà e la fratellanza. Aggiungo che, a mio avviso, sarebbero da rileggere e rivalutare anche le poesie "intimiste" di Roversi - non sono molte in verità - in cui si parla solo e soltanto di sentimenti e di emozioni personali; parlo in particolar modo della prima raccolta intitolata semplicemente Poesie, e di altri versi sparsi e spersi in svariate riviste, a partire dalla metà del Novecento fino ai prima anni del XXI secolo. È stato sempre molto difficoltoso, per me, reperire le opere poetiche di Roberto Roversi; per fortuna oggi è possibile leggere tutte le poesie dello scrittore bolognese sul sito www.robertoroversi.it; da quest'ultimo ho tratto i testi che riporto dopo l'elenco dei suoi volumi di versi.
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| Roberto Roversi |
Opere poetiche
"Poesie", Landi, Bologna 1942.
"Rime", Landi, Bologna 1943.
"Poesie per l'amatore di stampe", Sciascia, Caltanissetta 1954.
"Dopo Campoformio", Feltrinelli, Milano 1962 (2° ed. Einaudi, Torino 1965)
"Descrizioni in atto", Bologna 1969 (2° ed. Coop. Modem, Bologna 1990)
"Trentuno poesie di Ulisse dentro al cavallo di legno", Ribichini, Castelplanio 1981.
"L'Italia sepolta sotto la neve", Il girasole, Valverde 1989 (2° ed. AER edizioni, Bologna 2010).
"Il Libro Paradiso", Lacaita, Manduria 1993.
"25 poesie autografe", La Città del Sole, Torino 1996.
"La partita di calcio", Pironti, Napoli 2001.
"Tre poesie e alcune prose", Sossella, Roma 2008.
"Per impervi sentieri", Bohumil, Bologna 2008.
Testi
OH FOSSI INFINITAMENTE LONTANO
Oh fossi infinitamente lontano,
oltre le foreste e i monti
più ancora dei boschi e dei prati felici,
e la morte non fosse che un vano pensiero
e non ruggisse la vita come un grande fiume!
Ma ora nei prati discende la sera
e tutto reclina e posa:
la fresca luce dilegua lontana
e profonda quiete avvolge la terra.
È il tempo doloroso degli affanni,
dei disperati pensieri, quando i morti
ritornano ai vivi con i volti
bagnati dalle tenebre
(e le fanciulle hanno i capelli
biondi di grano sul pallino viso).
Oh fossi allora lontano
più ancora dei mari e dei boschi,
in altre terre, dove le voci ignote
nel silenzio dei monti si smarrissero!
(dal sito http://www.robertoroversi.it/)
PERIFERIA
È un deserto con croci dune
pietre annerite,
con logore bandiere ai davanzali.
Un fiume iroso
scorre, sporco di nebbia e nubi;
sulla riva carri capovolti, mucchi
di sassi, di terriccio, ferri
arrugginiti, topi.
Fra l’erba
esili bambini senza voce
hanno il cielo negli occhi
e l’arcobaleno d’aprile
(così a volte il cuore
splende per una grande speranza).
Oh temporali di primavera!
Un fiume vecchio come il tempo,
le case bianche, enormi;
la miseria rode queste strade;
il vento scuote i tendoni delle osterie,
trascina la carta per i viottoli.
In una pozza
tre ragazzi varano una barca;
ha lo stendardo nero, da pirata.
(dal sito http://www.robertoroversi.it/)
Da TRENTUNO POESIE DI ULISSE DENTRO AL CAVALLO DI LEGNO
28.
C’era
un uomo con tre agnelli.
C’era una donna con tre ciambelle.
C’era un uomo con tre coltelli.
C’era una vecchia con tre pani.
C’era una ragazza in compagnia dei nani.
C’era un sogno da poco sognato
con dentro l’ombra di un impiccato
raccolto in un ombrello rovesciato.
C’è anche lassù nella luna
dentro lo scafandro
qualcuno che balla volando.
È affranto ma non può ritornare.
(dal sito http://www.robertoroversi.it/)
NOTE
1) Il primo libro di versi che riuscii a trovare in una libreria fu La partita di calcio, Pironti, Napoli 2001.

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