Cronache della Civiltà Elleno-Latina è il titolo di una rivista quindicinale fondata a Roma, nell'aprile del 1902, da Angelo De Gubernatis, come organo ufficiale della Società Internazionale Elleno-Latina. Le pubblicazioni si protrassero fino al 1907, promuovendo ideali di pace, democrazia e unione culturale tra le nazioni di orizzonte classico europeo. Fu particolarmente attiva nella promozione del pacifismo, in contrasto con il militarismo dell'epoca. Negli intenti dei collaboratori della rivista romana c'era anche la diffusione di un forte legame tra i popoli di radice latina e greca. Pur privilegiando l'italiano, adottò un formato plurilingue, con articoli e testi in francese, spagnolo, latino e rumeno. Principalmente pubblicò saggi di letteratura, storia e critica d'arte , ma un piccolo spazio fu concesso anche alla poesia; tra i poeti che collaborarono a Cronache della Civiltà Elleno-Latina si ricordano i nomi di Balduino Bocci, Vittoria Aganoor, Rachele Botti Binda, Tito Marrone, Vittorio Amedeo Arullani, Vittore Vittori, Nella Doria Cambon, Yosto Randaccio, Luigi Siciliani e lo stesso De Gubernatis. Ecco, infine, due liriche comparse per la prima volta nelle pagine di questa rivista d'inizio Novecento.
ATTIMI DIVINI
di Yosto Randaccio
A Fiumicino, in aprile.
Che senso di cose lontane
nel cielo, stamane!
Il cielo è perlato;
il Tevere immoto,
senza ànsito di correntia!
Che ascolto?
Non ò più coscienza
de l'anima mia: sono attratto.
Nel mondo non s'ode più nulla.
Silenzio profondo infinito:
ogni senso vivente è sopito:
è stupefatto.
È questo l'aprile ch'io sogno!
Lo presentivo nel male.
Questa infinita tristezza
che trema per ogni mia vena,
questa corrente d'oblio,
che scende da vette lontane,
quest' ombre di fascinamento
che vengono forse da lei,
quest'ora fatale,
la vidi nel cuore!
Un'urna ne l'abbandono,
un rivo che scende senza suono,
un mare senza maretta,
una bocca senza parola,
possono esprimere, forse,
questa stupefazione,
questo solenne sopore,
questo infinito ristagno, questo morire
d'ogni senso di vita,
nel cuore del mondo!
(da «Cronache della Civiltà Elleno-Latina», Fasc. VIII, Anno III, 20 luglio 1904)
Sopra il titolo della poesia si legge: Dai "Poemetti della Convalescenza"; in fondo alla pagina c'è anche una nota al riguardo, che recita: Volume di prossima pubblicazione. In effetti la raccolta uscì col titolo preannunciato nel 1909.
LA PIOGGIA D'ESTATE
di Tito Marrone
Che resta di ieri?
Che c'è dell'afa passata,
della caldura d'agosto,
in questa mattinata
d'argento?
Sappiamo più nulla dei nostri pensieri
trascorsi?
Quanti anni son corsi
in un momento?
Il cuore mi batte più rapido.
Un velo mi cade dagli occhi
che bagnano l'ultime stille
di pioggia,
più rare.
Che pace ci viene
da le colline tranquille,
dopo quest'orgia
del cielo!
Amica, ma come serene
mi sembrano le tue pupille
sotto quel leggero velo
verdemare!
Ah, vedi, l'azzurro si desta:
nell'anima ho come una festa
di cose novelle;
una luminaria di stelle!
E il vento che agita l'ale
freschissime, e t'alza
i riccioli sopra la fronte,
e sbalza
lontano le nubi e la noia,
è nostro fratello di gioia!
Sorridigli, al vento!
Sorridigli. Siamo
tornati più giovani: siamo
tornati fanciulli.
Cogliamo le margheritine,
le piccole trine
del prato:
gettiamole al vento, che odori!
Facciamogli un velo
di fiori!
Noi siamo tornati fanciulli.
C'è scesa nel cuore malato
tutta la grazia del cielo.
(da «Cronache della Civiltà Elleno-Latina», Fasc. XI-XIV, 20 Agosto - 20 Settembre 1904)
Versi di Tito Marrone (pseudonimo di Sebastiano Amedeo Marrone; Trapani, 9 marzo 1882 – Roma, 24 giugno 1967) che rivisitano una celebre poesia di Gabriele D'Annunzio: La pioggia nel pineto, in ottica "crepuscolare". In calce a questi versi, tra parentesi, si legge "Dai Poemi". La pioggia d'estate non fu mai pubblicata in alcun volume di Marrone che, proprio nel 1904, diede alle stampe la raccolta Liriche.

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