domenica 20 settembre 2026

Riviste: "Cronache della Civiltà Elleno-Latina"

 Cronache della Civiltà Elleno-Latina è il titolo di una rivista quindicinale fondata a Roma, nell'aprile del 1902, da Angelo De Gubernatis, come organo ufficiale della Società Internazionale Elleno-Latina. Le pubblicazioni si protrassero fino al 1907, promuovendo ideali di pace, democrazia e unione culturale tra le nazioni di orizzonte classico europeo. Fu particolarmente attiva nella promozione del pacifismo, in contrasto con il militarismo dell'epoca. Negli intenti dei collaboratori della rivista romana c'era anche la diffusione di un forte legame tra i popoli di radice latina e greca. Pur privilegiando l'italiano, adottò un formato plurilingue, con articoli e testi in francese, spagnolo, latino e rumeno. Principalmente pubblicò saggi di letteratura, storia e critica d'arte , ma un piccolo spazio fu concesso anche alla poesia; tra i poeti che collaborarono a Cronache della Civiltà Elleno-Latina si ricordano i nomi di Balduino Bocci, Vittoria Aganoor, Rachele Botti Binda, Tito Marrone, Vittorio Amedeo Arullani, Vittore Vittori, Nella Doria Cambon, Yosto Randaccio, Luigi Siciliani e lo stesso De Gubernatis. Ecco, infine, due liriche comparse per la prima volta nelle pagine di questa rivista d'inizio Novecento.





ATTIMI DIVINI

di Yosto Randaccio

                               

                                              A Fiumicino, in aprile.

Che senso di cose lontane

nel cielo, stamane!


Il cielo è perlato;

il Tevere immoto,

senza ànsito di correntia!

Che ascolto?

Non ò più coscienza

de l'anima mia: sono attratto.

Nel mondo non s'ode più nulla.

Silenzio profondo infinito:

ogni senso vivente è sopito:

è stupefatto.


È questo l'aprile ch'io sogno!

Lo presentivo nel male.

Questa infinita tristezza

che trema per ogni mia vena,

questa corrente d'oblio,

che scende da vette lontane,

quest' ombre di fascinamento

che vengono forse da lei,

quest'ora fatale,

la vidi nel cuore!


Un'urna ne l'abbandono,

un rivo che scende senza suono,

un mare senza maretta,

una bocca senza parola,

possono esprimere, forse,

questa stupefazione,

questo solenne sopore,

questo infinito ristagno, questo morire

d'ogni senso di vita,

nel cuore del mondo!


(da «Cronache della Civiltà Elleno-Latina», Fasc. VIII, Anno III, 20 luglio 1904)


Sopra il titolo della poesia si legge: Dai "Poemetti della Convalescenza"; in fondo alla pagina c'è anche una nota al riguardo, che recita: Volume di prossima pubblicazione. In effetti la raccolta uscì col titolo preannunciato nel 1909.





LA PIOGGIA D'ESTATE

di Tito Marrone


Che resta di ieri?

Che c'è dell'afa passata,

della caldura d'agosto,

in questa mattinata

d'argento?

Sappiamo più nulla dei nostri pensieri

trascorsi?

Quanti anni son corsi

in un momento?


Il cuore mi batte più rapido.

Un velo mi cade dagli occhi

che bagnano l'ultime stille

di pioggia,

più rare.

Che pace ci viene

da le colline tranquille,

dopo quest'orgia

del cielo!

Amica, ma come serene

mi sembrano le tue pupille

sotto quel leggero velo

verdemare!


Ah, vedi, l'azzurro si desta:

nell'anima ho come una festa

di cose novelle;

una luminaria di stelle!

E il vento che agita l'ale

freschissime, e t'alza

i riccioli sopra la fronte,

e sbalza

lontano le nubi e la noia,

è nostro fratello di gioia!


Sorridigli, al vento!

Sorridigli. Siamo

tornati più giovani: siamo

tornati fanciulli.

Cogliamo le margheritine,

le piccole trine

del prato:

gettiamole al vento, che odori!

Facciamogli un velo

di fiori!

Noi siamo tornati fanciulli.

C'è scesa nel cuore malato

tutta la grazia del cielo.


(da «Cronache della Civiltà Elleno-Latina», Fasc. XI-XIV, 20 Agosto - 20 Settembre 1904)



Versi di Tito Marrone (pseudonimo di Sebastiano Amedeo Marrone; Trapani, 9 marzo 1882 – Roma, 24 giugno 1967) che rivisitano una celebre poesia di Gabriele D'Annunzio: La pioggia nel pineto, in ottica "crepuscolare". In calce a questi versi, tra parentesi, si legge "Dai Poemi". La pioggia d'estate non fu mai pubblicata in alcun volume di Marrone che, proprio nel 1904, diede alle stampe la raccolta Liriche

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